domenica 17 luglio 2011

COTA NON INTRODUCA I TICKET AI PIEMONTESI

La manovra che il Governo ha adottato incide pesantemente sull’intero sistema sanitario, sia per la riduzione dei trasferimenti alle Regioni sia per gli immediati oneri riversati sui cittadini attraverso la reintroduzione dei ticket sulle visite specialistiche e sui codici bianchi al Pronto Soccorso. Oneri che fino al 2010 venivano compensati con uno stanziamento finalizzato del ministero della Salute nell’accordo con la Conferenza delle Regioni.
L’iniquità del balzello da 10 euro è stata denunciata dal Presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, ma come è stile delle relazioni tra Stato ed autonomie viene riversata sulle Regioni la facoltà della decisione sui tempi di introduzione del ticket, ovvero dal prossimo anno oppure fin dalla validità del decreto (probabilmente la prossima settimana). Nel caso di un rinvio le mancate entrate dovranno essere ristorate da uno stanziamento corrispondente del bilancio regionale: per il Piemonte - ai dati pubblicati sul Sole24Ore - ammonterebbe a 29,03 milioni di euro per il periodo agosto/dicembre 2011.
Verificato il pubblico impegno del Presidente Cota sulla riduzione dei tempi di attesa per le visite specialistiche e per la diagnostica e constatato l’annuncio reso a mezzo stampa in data odierna sul fatto che nel primo semestre del 2011 la spesa sanitaria sarebbe “per la prima volta sotto controllo”, non sussisterebbero motivazioni ostative a impegnare la Regione Piemonte nell’attutire le ricadute sulla propria popolazione della manovra nazionale in ambito sanitario.
Ci attendiamo pertanto che la Giunta Regionale provveda a breve termine ad adottare la delibera di copertura delle mancate entrate dai ticket sulle visite specialistiche al fine di consentire ai piemontesi di accedere alle prestazioni secondo le precedenti modalità.

Eleonora Artesio - Consigliere regionale PRC-FDS

venerdì 15 luglio 2011

UNA LETTERA APERTA AI MILITANTI DEL PD CASALESE E AL COMITATO CASALESE PER I BENI COMUNI

Senti che bel vento. E' questo lo slogan che campeggiava sui manifesti affissi dal PD dopo l'affermazione dei quesiti referendari. Un giusto giubilo mi son detto, anche perché ho pensato, con la mia innata ingenuità, che la parola raccogliesse non solo l'occasione di una “botta” al governo Berlusconi, ma anche il portato, il sentire generalizzato di un elettorato sempre più critico verso gli assunti liberisti.
Da semplice militante ho partecipato a Casale ai molti banchetti del comitato referendario (ora giustamente trasformato in comitato per i beni comuni) e ho registrato con favore, benché fosse confluita solo nell'ultimo periodo, la presenza di militanti del PD: un promettente allargamento della coscienza e della lotta per il “comune”, mi son detto. Siccome ho l'inveterata abitudine di “dare al meglio” le posizioni di tutti, persino quelle degli avversari politici, oggi intendo porre qualche domanda a quei militanti a seguito di ciò che sta accadendo in queste ora durante la drammatica discussione largamente bipartisan della manovra finanziaria nazionale.
I fatti: alcuni potenti settori del PD di diversa connotazione interna stanno chiedendo e ottenendo dal Governo una forte accelerazione della politica delle privatizzazioni. A esser messe sul mercato non saranno solo ENI, ENEL o Finmeccanica, ma anche le municipalizzate, senza toccare l'acqua perché forse pare brutto. In relazione al patto di stabilità i Comuni che venderanno per primi saranno premiati, chi vorrà resistere sarà penalizzato. L'operazione è attuata, con ogni evidenza, attraverso la completa sparizione del risultato di uno dei due referendum sui servizi ed è dimentica del fatto che per una misura similare abbiamo già pagato una salata sanzione a Bruxelles.
La concitata discussione parlamentare di queste ore sta dunque mettendo a punto il preciso rovesciamento dello spirito referendario e non so se e in che modo si potranno manifestare reazioni sufficientemente consistenti per fermare questa ennesima deriva verso il sommamente ideologico adagio : la gestione dei servizi, del “comune” è resa efficiente solo dal privato.
Ecco allora le domande ai militanti del PD che hanno attraversato in qualche modo la stagione referendaria. Pensate che il tema del “comune”, di una proprietà altra tra privato e Stato, sia una strada da percorrere di fronte a un'economia che sempre di più vuole estrarre valore (rendita) dall'appropriazione e dalla mercificazione di sfere decisive per il singolo e per la vita associata? Pensate che la sperimentazione dei beni comuni possa aiutare la crescita della libertà politica intesa come reale possibilità del cittadino di partecipare e contare nelle decisioni che disegnano i processi sociali? Credete o no che la recente vittoria dei referendum sull'acqua non possa essere relegata a uno snodo simbolico e che invece debba essere produttrice di un allargamento della sfera del “comune” fuori dal mercato? Le decisioni che alcuni settori del vostro partito stanno sostenendo con l'accordo governativo sono tese a disporre “on the market” anche, per fare alcuni esempi lampanti, il trasporto pubblico locale, i rifiuti, le farmacie comunali. Non sono forse anche questi servizi assimilabili alla revisione possibile della teoria e della pratica dei beni comuni? Infine: non credete che disattendere sostanzialmente e platealmente il risultato referendario sia anche politicamente dannoso e controproducente? In questi ultimi e travagliati mesi abbiamo assistito (creduto di assistere ?) a una promettente riconversione su due fronti. Da una parte i movimenti hanno provato a immettere nella loro azione una certa dose di “politica”, connettendo i diversi temi (beni comuni, nucleare, ecc.) in un orizzonte antiliberista in maturazione. Dall'altra è parso che anche la politica, pure in un sistema bipolare con l'orticaria per i rivolgimenti sociali, avesse riconosciuto, “socializzandosi”, il valore del lavoro sociale senza pretendere di sequestrare totalmente la rappresentanza. Non credete che tradire lo spirito referendario significhi ora condannare al fallimento questa “doppia possibile rinascita”? Che devono pensare gli elettori che vedono il loro voto così calpestato? Perché consegnare nuova e sempre maggiore linfa all'antipolitica, a movimenti populistico estremisti o, peggio, a gruppi della destra estrema?
Uno degli elementi più potenti che alimentano la disaffezione alla politica da anni è la crescente distanza tra il dire e il fare. Se ancora oggi siamo disponibili a far vincere la cosiddetta responsabilità strumentale, è perché riteniamo giusto o comunque praticabile l'atteggiamento di chi, prima di decidere politicamente, tiene accuratamente separati fatti e valori. Che ne pensate, cari militanti casalesi del PD?
Naturalmente non è a me che dovete risposte. Forse qualcuna la dovreste sostanziare dentro un rapporto di massa o almeno dentro la rete di relazioni che il Comitato casalese per i beni comuni garantisce. Quel che è certo è che “il bel vento” è già finito e temo ci si debba attrezzare per contrastare una allucinata “bonaccia” degna dei migliori film di Herzog.

Alberto Deambrogio - Rifondazione Comunista–FdS

martedì 28 giugno 2011

Solidarietà alla Val Di Susa

Quella di Lunedì è stata una brutta giornata. Una brutta giornata per la democrazia in questo strano paese, dove per alcuni la democrazia passa attraverso i manganelli e i lacrimogeni delle forze dell’ordine. Ribadiamo qui l’inutilità di un’opera faraonica da 12 miliardi di euro, che servirà a pochi e servirà soprattutto a chi ha forti interessi finanziari-economici nella sua costruzione. Una collusione tra i grandi signori del cemento e del tondino e tra i partiti che da loro sono finanziati, spesso e volentieri in maniera del tutto bipartisan. Il Partito della Rifondazione Comunista è stata sempre contro questo immenso spreco di risorse pubbliche (tra l’altro in un periodo di forte crisi economica e sociale), contro la cementificazione della Valle e contro chi vuole far passare sulla testa delle gente scelte prese altrove. In Italia bisognerebbe investire nelle ferrovie, ma non attraverso la costruzione di nuove linee AV, dal momento che si tratta di linee per il solo trasporto di passeggeri a lunga percorrenza, con prezzi tutt’altro cha popolari e che non permettono il trasporto delle merci (tra l’altro che senso avrebbe trasportare delle merci a 300Km/h?) Bisognerebbe investire nel trasporto dei pendolari, che ogni giorno prendono treni in condizioni indecorose e sovraffollati, e nel trasporto di merci su rotaia, per togliere finalmente i camion dalle nostre strade.
La lotta dei No Tav quindi non è solo la lotta di pochi, ma la lotta di tutti contro le logiche affaristiche che girano intorno alla grandi opere e contro la devastazione dei territori. E’ ora di schierarsi, non è più tempo di posizioni ambigue da parte di tutte le forze di vera sinistra, noi siamo e saremo sempre No Tav e contro l’uso della forza e della violenza per reprimere le giuste proteste delle persone.
Siamo pronti a mobilitarci anche qual ora qualcuno pensi di attuare le stesse logiche per la realizzazione di opere analoghe sul nostro territorio.

La segreteria provinciale di Alessandria del Partito della Rifondazione Comunista

martedì 14 giugno 2011

SOLO LA PARTECIPAZIONE PUO' GARANTIRE I DIRITTI, SOLO LA PARTECIPAZIONE PUO' GARANTIRE IL NOSTRO TERRITORIO E I SUOI ABITANTI

Per il Partito della Rifondazione Comunista (Federazione della Sinistra) di Alessandria oggi è una giornata di gioia e speranza: migliaia di cittadini hanno partecipato insieme a noi a questa lunga maratona per i diritti, per la vita e il suo ambiente e per la legalità: la vittoria del referendum rimette in discussione completamente i disegni e le pratiche politiche di coloro che in nome del profitto e del libero mercato hanno ormai da diverso tempo cercato di mettere le mani sui servizi pubblici locali di cui l'acqua è forse l'esempio più eclatante ma non l'unico ad essere messo sotto attacco.
La vicenda cittadina del futuro degli asili nido e dei suoi lavoratori riporta immediatamente alla ribalta un problema enorme legato ai diritti dei bambini, alla qualità dei servizi a loro rivolti e alle loro famiglie e più in generale ad un sistema di accoglienza dei bisogni diffusi che ad Alessandria sembra non avere più casa.
La vertenza che si è aperta tra le lavoratrici dei servizi educativi e l’Amministrazione Comunale non può e non deve essere ricondotta ad una banale difesa corporativa, come qualcuno sta cercando di fare al solo scopo di denigrarla e ridurla a semplice ed ordinaria bega sindacale. La precarizzazione del personale avvenuta negli ultimi anni, accompagnata dal blocco del turn-over ed ad un progressivo processo di esternalizzazione,l'aumento delle tariffe, non può non incidere sul rapporto educatrice-utente e quindi sulla qualità complessiva del servizio. In questa vertenza c’è sicuramente la difesa sacrosanta dei livelli occupazionali, della dignità delle lavoratrici ma c’è anche e soprattutto l’obiettivo di riconquistare una qualità nei servizi educati per la prima infanzia, messa a dura prova da anni di insensate politiche comunali. Per questo l’unica responsabile di tutti gli eventuali disservizi collegabili alle azioni di lotta che il personale metterà in essere è e resta questa amministrazione comunale. Questa vertenza, tuttavia, non può e non deve riguardare solo le lavoratrici ma allargarsi a tutte le famiglie interessate al servizio, saldando il fronte di lotta in difesa di una qualità che deve essere considerata un bene fondamentale da tutelare e preservare. Per quanto ci riguarda continueremo, come abbiamo fatto in tutti questi anni, a manifestare la nostra solidarietà ed il nostro incondizionato sostegno a questa lotta che è ascrivibile all'interno di tutte le lotte per i servizi pubblici locali e proponiamo all'Amministrazione Comunale una soluzione che non disponga in alcun modo la terzializzazione del servizio e che ne rispetti la pubblicizzazione.

La nostra visione di governo futuro della città non potrà non mettere in discussione la tendenza a far dipendere sempre di più il finanziamento degli investimenti in infrastrutture e servizi pubblici da capitali privati in una logica strettamente finanziaria e speculativa
Abbiamo espresso da sempre forte contrarietà a quelle forse politiche che imponevano la messa sul mercato dei servizi pubblici locali essenziali per la vita delle comunità quali il Trasporto Pubblico Locale, il Gas, i Rifiuti, l’Elettricità.
Quindici e più anni di politiche di aziendalizzazione, liberalizzazione, privatizzazione dei servizi di pubblica utilità, hanno dimostrato nei fatti di non mantenere le promesse: è peggiorata la qualità dei servizi, è aumentata la precarizzazione del lavoro e sono aumentate le tariffe.

Tale fallimento manifesta che la qualità, l’universalità e l’efficienza dei servizi può essere garantita solo da un maggior controllo e partecipazione nella gestione dei servizi stessi da parte dei cittadini, questo deve essere fortemente riportato al centro della discussione e forte deve essere l’impegno di ogni amministrazione di sinistra
Una materia così essenziale per il benessere delle comunità locali richiederebbe una discussione pubblica sul tema dei beni comuni e dei servizi pubblici che coinvolga gli amministratori e la comunità locali, le organizzazioni dei lavoratori e la cittadinanza tutta, questo abbiamo tentato di fare nelle nostre discussioni pubbliche ma ancora più attenta e determinata deve essere l’attenzione posta in questo momento cruciale, solo la partecipazione diretta dei cittadini può aiutare a garantire trasparenza ed efficienza dei servizi e solo con l'aiuto di tutti i cittadini potremmo ridisegnare un modello di città dove la qualità della vita, la sicurezza sociale e il lavoro siano garantiti per tutti.

Circolo di Rifondazione Comunista di Alessandria (Federazione della Sinistra)
Giorgio Barberis (consigliere comunale indipendente del PRC)

venerdì 10 giugno 2011

12 e 13 giugno, ogni voto può essere quello decisivo

Ci hanno provato in ogni modo (e ancora non desistono) a neutralizzare i referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento. Il timore che attraverso la democrazia diretta si ponga un argine al mantra liberista di quest'epoca voracemente proprietaria e predatoria si è trasformato in vero e proprio panico dopo il clamoroso risultato delle elezioni amministrative. Il governo le ha tentate davvero tutte: prima con il rifiuto di accorpare il voto amministrativo con quello referendario, poi con l'occultamento della posta in gioco e l'oscuramento mediatico utili a favorire disinformazione e disinteresse, quindi con il varo di una legge truffa che mentre provava a scippare la consultazione sul nucleare nascondeva sotto il tappeto l'intenzione di rilanciarne l'opzione, una volta "passata la nottata".
L'ultima carta rimasta nelle mani di Berlusconi e soci è ora quella di favorire la diserzione delle urne, di impedire che si raggiunga il quorum del 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto, vanificando così la consultazione popolare, prevedibilmente scontata nel suo esito. Sì, perché fra tante soperchierie che oscurano la nostra democrazia ve n'è una che ora si manifesta con evidenza solare: per governare questo paese con una maggioranza parlamentare schiacciante basta che un partito (o una coalizione di partiti) consegua un voto in più dei partiti (o delle coalizioni di partiti) concorrenti; ma una maggioranza dei cittadini, potenzialmente prossima a quella assoluta, può invece essere espropriata del proprio potere abrogativo, ove l'invito alla diserzione delle urne, sommata alla parte di astensionismo cronicizzato, non consenta di raggiungere il quorum nelle consultazioni referendarie.

Si capisce come in una situazione caratterizzata da un debordante monopolio mediatico i giochi siano presto fatti. Allora, fra le riforme del mostruoso sistema elettorale vigente ve n'è anche una che riguarda l'istituto referendario. Una riforma che si potrebbe declinare così: si aumenti il numero delle firme necessarie per indire un referendum e se ne renda valido l'esito quale che sia il numero di cittadini che si recano alle urne. Insomma, si affermi una salutare pedagogia della partecipazione al posto di un'istigazione all'indifferente desistenza.
Tornando a noi, Berlusconi, il Pdl ed ora anche il caporione leghista speculano sul sonno della parte più distratta dei cittadini, quella che munge dalla tivù e solo da quella tutto ciò che sa del mondo che la circonda.
E non è chi non veda come i cruciali temi oggetto del voto popolare siano tuttora tenuti deliberatamente sotto traccia, mentre i Comitati che hanno avuto un ruolo di gran lunga preponderante nella raccolta delle firme necessarie per l'indizione dei referendum sono esclusi dai talk show, a cominciare da quelli messi in onda dalle cosiddette televisioni "libere", le stesse che hanno dato così limpida prova di sé nel corso della campagna elettorale appena conclusasi.
Ecco dunque che in questi giorni, sino all'ultima ora disponibile, devono moltiplicarsi le iniziative, deve svilupparsi la campagna per i 4 sì. Una campagna da condursi casa per casa, affinché si estenda la consapevolezza dell'importanza dell'appuntamento del 12 e 13 giugno. Perché ogni voto può essere quello decisivo. Il tasso di cambiamento reale incorporato nei quesiti sottoposti al voto popolare è alto come in rare altre occasioni. Acqua pubblica e rifiuto del nucleare non rappresentano mere opzioni chiuse nel perimetro del modo di produzione capitalistico, ma alludono ad un vero e proprio "salto di paradigma", contribuiscono a fondare la percezione che il processo di riduzione a merce, in primo luogo dei beni comuni, per definizione inalienabili in quanto indispensabili alla vita, deve essere fermato. E indicano alla politica la strada maestra da seguire.
Partendo da qui, dalla maturazione e dalla conquista di un nuovo senso comune, si può arrivare davvero lontano.

Dino Greco - Direttore di Liberazione

giovedì 9 giugno 2011

AMIANTO: LA LEGGE REGIONALE 30/2008 VA APPLICATA. BOTTA (PDL) PROPONE DIVERSIVI E COPRE L'IGNAVIA DELLA GIUNTA COTA.

La stagione politica attuale, per chi ha lottato e lotta contro l'amianto, è veramente deprimente. Il disinteresse e la stagnazione la connotano, basta guardare alle difficoltà in cui versano i finanziamenti nazionali per le bonifiche, nonché al sostanziale binario morto su cui è parcheggiata la legge regionale 30/2008.
In merito a quest'ultima è recentemente intervenuto a mezzo stampa il consigliere del PDL Marco Botta annunciando una sua interrogazione, in cui egli sottolinea, tra l'altro, la non approvazione del nuovo Piano Regionale Amianto, la mancata convocazione del Comitato strategico e tecnico scientifico del centro Regionale Amianto di Casale.
Naturalmente ognuno è libero di utilizzare lo stile di azione politica che crede, ma è per me del tutto evidente che chi è parte organica di una maggioranza dovrebbe essere in grado di produrre risposte più che porre interrogativi. Botta si è chiesto personalmente qual'è la ragione per cui una buona legge sull'amianto, da lui pure votata, gode di così scarsa considerazione da parte della Giunta a guida Cota? Pensa che le cose non funzionino per uno scherzo cinico e baro del destino, oppure perchè siamo di fronte all'ignavia di questa amministrazione regionale?
A queste domande Botta non sa o, meglio, non vuole rispondere e invece preferisce creare immediatamente un diversivo. Egli sostiene infatti che per far funzionare i due Comitati a capo del Centro Amianto occorrerebbe diminuirne il numero dei componenti e far entrare, evidentemente con ruolo operativo-decisionale, le fondazioni private. Insomma i Comitati non funzionano non perchè non vengono convocati da più di un anno da chi di dovere, ma perchè sono pletorici. Ancora: essi sono inefficienti e solo l'innesto dei privati potrà recuperare dinamismo.
Chiedo a Botta: quali sono i membri dei Comitati che andrebbero giubilati? Quando i Comitati sono nati insieme al Centro Amianto di Casale si pensò di coinvolgere il meglio dal punto di vista scientifico e tecnico per dare risposte puntuali e verificabili costantemente. Si pensò anche che fosse giusto coinvolgere al massimo, in ossequio al sempre più bistrattato principio di partecipazione democratica, chi per anni aveva maturato esperienza nel campo della lotta ambientale e sociale alla fibra killer. Sono questi i principi che si vogliono indirettamente mettere in discussione? Con quali motivazioni?
Forse la motivazione è squisitamente ideologica. Nel proporre l'ingresso nei Comitati delle fondazioni private Botta rende omaggio a un principio più volte smentito dai fatti, ma sempre riproposto come una sorta di verità di fede: il pubblico è costitutivamente inefficiente, il privato è l'unico in grado di recuperare e mantenere efficienza. Già oggi il Centro Amianto può intrattenere relazioni con le fondazioni private, che dal loro canto possono svolgere una funzione complementare. Questo Botta dovrebbe saperlo, invece insiste per smontare un pezzo importante dell'architettura della legge 30/2008 in nome di un mirabolante “nuovo inizio”. A lui, come Consigliere di maggioranza, andrebbe chiesto più impegno nei confronti della Giunta affinchè la legge sia applicata in tutte le sue parti. Di fronte alle esigenze della popolazione casalese e piemontese, alle attese per cui anche un vero e serio impegno risulta quasi sempre insufficiente e criticabile, non servono davvero diversivi ed effetti speciali. A Botta, infine, consiglierei sommessamente prudenza nel rivendicare più efficienza attraverso il privato. Gli ultimi accadimenti che hanno interessato la gestione sanitaria piemontese parlano chiaro. Senza voler imporre una generalizzazione, occorre però riflettere attentamente sul fatto che il bene comune ha bisogno semmai di un di più di partecipazione democratica piuttosto che l'appalto diretto alla “tecnica privata”.

Alberto Deambrogio Rifondazione Comunista – FdS

giovedì 12 maggio 2011

Inaccettabili gli applausi tributati all'Amministratore delegato della Thyssen

Sono inaccettabili gli applausi tributati dall’Assemblea di Bergamo di Confindustria nei confronti dell’Amministratore Delegato della Thyssen Krupp per la condanna subita a seguito del processo per la morte di sette operai nel rogo dello stabilimento torinese.
Nei confronti dell’amministratore delegato della Thyssen è stata contestata l’accusa di omicidio volontario con “dolo eventuale”: in poche parole significa che nelle condizioni in cui si trovava la fabbrica era altamente probabile che si potesse verificare un grave incidente. Nonostante ciò i responsabili dello stabilimento non avrebbero adottato tutte le misure necessarie per evitarlo.
La platea di Confindustria quindi, avrebbe fatto meglio a riflettere sull’elevatissimo numero di incidenti – purtroppo anche mortali – che ancora si verificano nei luoghi di lavoro.
Il loro applauso ha rappresentato uno schiaffo morale per i sette morti della Thyssen, per i loro famigliari e per i moltissimi lavoratori vittime, pressoché quotidianamente, di incidenti sul lavoro.
Agli applausi di Confindustria hanno fatto eco le parole di esponenti leghisti di primo piano come il Ministro Calderoli e il Governatore Cota.
Entrambi hanno preso posizione (giustamente) contro l’applauso di Confindustria alla Dirigenza Thyssen e, addirittura, Calderoli si è spinto oltre affermando che ha trovato quel comportamento fuori luogo in quanto “la sicurezza sul lavoro è un problema vero che interessa tutti i lavoratori”.
Bene. Se così stanno le cose, i leghisti dovrebbero spiegare ai lavoratori per quale motivo appena insediatisi al Governo con Berlusconi hanno messo mano al Testo Unico sulla Sicurezza per soddisfare le insistenti richieste di Confindustria per “alleggerirne” la portata in difesa dei lavoratori.
Cioè: il Governo Berlusconi – Bossi ha pesantemente modificato la legge in materia di sicurezza sul lavoro peggiorandola in molti punti. Riducendo le difese dei lavoratori e sgravando i datori di lavoro di responsabilità e oneri. Esattamente come chiedeva la Confindustria.
Il cosiddetto “decreto correttivo”, passato con l’approvazione degli ubbidienti leghisti, ha modificato il concetto di responsabilità in capo al padrone sgravandolo di notevoli obblighi in materia di sicurezza; ha vanificato ogni seria sorveglianza sanitaria (con buona pace della lotta a tumori e malattie professionali); ha previsto che il documento di valutazione dei rischi (duvri) debba essere redatto dal padrone (cioè da chi dovrebbe essere controllato !!); ha ridotto l’area su cui è necessario il duvri; ha peggiorato ne norme di sicurezza in materia di appalti (dove accadono moltissimi incidenti); ha sostanzialmente reso molto difficile la nomina dei rappresentanti per la sicurezza a livello territoriale togliendo le risorse per la nomina.
Come al solito la Lega Nord fa l’esatto contrario di quanto proclama – soltanto a parole – per la difesa dei lavoratori.
Come li chiamava questi personaggi Sciascia ne “Il giorno della civetta” ?

Matteo Gaddi : Responsabile Nord di Rifondazione Comunista Partito della Rifondazione Comunista-FDS di Alessandria

domenica 1 maggio 2011

Presentazione del Libro "Pomigliano non si piega"

Lunedì 2 Maggio alle 21.00
presso la Camera del Lavoro
Via Cavour 27 Alessandria

presentazione del Libro
"POMIGLIANO
NON SI PIEGA"

venerdì 15 aprile 2011

martedì 5 aprile 2011

Assemblea pubblica a Novi Ligure "Unità per Novi"

C’E’ BISOGNO DI SINISTRA

C’E’ BISOGNO DI UNITA’

“UNITA’ PER NOVI”


UN’ESPERIENZA AMMINISTRATIVA,
DIVENTA PROPOSTA POLITICA E
CULTURALE.

Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Sinistra Ecologia e Libertà insieme per costruire “la casa della Sinistra”

Assemblea Pubblica
Venerdì 8 Aprile 2011 alle ore 21,00
presso il FORAL di Novi Ligure

lunedì 28 marzo 2011

Sulla Guerra in Libia

La risoluzione dell’Onu che ha autorizzato l’intervento militare in Libia, lungi dall'andare incontro alle aspirazioni di libertà e democrazia del popolo libico, ha come unico obiettivo l'impadronirsi delle ingenti risorse energetiche libiche.
Nonostante sia chiarissimo l’intento imperialista e neocolonialista della cosiddetta comunità internazionale, ci chiediamo come mai si consenta all'Arabia Saudita di inviare truppe per sedare le proteste nel vicino Bahrein, mentre si lasci il decennale presidente-dittatore yemenita Saleh sparare da giorni sulla folla che ne chiede le dimissioni. Si arriva al paradosso che la "petrolmonarchia" del Qatar, anch'essa impegnata nel reprimere le proteste del Bahrein con il suo esercito, ha allo stesso tempo annunciato che invierà i suoi aerei per la democrazia in Libia.
E ci chiediamo, inoltre, come mai la stessa apprensione democratica non venga esercitata nei confronti del popolo palestinese che da oltre 40 anni è sotto le bombe e l'aggressione israeliana e nei confronti d'Israele che non rispetta più di una risoluzione dell'Onu.

La verità è che sin dall'inizio Usa, Francia e Inghilterra si sono opposti a qualsiasi altro metodo di risoluzione pacifica del conflitto libico. Infatti, mentre la situazione in Libia precipitava, solo alcuni paesi progressisti dell'America latina hanno avanzato una proposta di mediazione, di soluzione politica del conflitto capace di scongiurare la guerra civile e l'intervento esterno armato.
In questa situazione paradossale, grave e imbarazzante è la posizione del Governo italiano: senza che ancora vi sia chiarezza sulla modalità di partecipazione dell'Italia alla missione di guerra, il governo appare solo preoccupato di far dimenticare il vergognoso trattato di amicizia Italia-Libia, le modalità con cui si è accolto il dittatore Gheddafi e di non perdere terreno rispetto agli interessi spartitori sul dopo-Gheddafi che muovono la missione. E ancora più paradossale appare - accanto ai nuovi "patrioti umanitari" del Pd e di tutto l'arco costituzionale - la posizione di componenti della sinistra, che aprono all'intervento militare e alla no fly zone in nome di un "saggio" interventismo democratico.
Di fronte a questa tragica situazione, riteniamo necessaria la più ampia mobilitazione per chiedere l’immediata cessazione delle azioni militari e la convocazione di una conferenza internazionale per la risoluzione pacifica del conflitto libico con tutte le parti in causa.
Il Prc-Fds è contro la guerra sempre - senza se e senza ma - e sostiene le lotte di liberazione di questi popoli ora e sempre (anche quando i governi occidentali sono amici dei dittatori); si oppone con forza all'intervento militare e all'uso delle basi sul nostro territorio nel rispetto dello spirito dell'art. 11 della Costituzione.

«Invitiamo le forze democratiche e pacifiste a intraprendere iniziative di lotta e sensibilizzazione a partire anche dalla nostra città»

La Federazione Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista - FdS di Alessandria

venerdì 25 marzo 2011

Sull'ospedale di Tortona ci siamo astenuti, non abbiamo votato contro

Siamo assolutamente d'accordo sulla necessità di tutela del presidio ospedaliero, ma il contenuto della mozione consiste in dichiarazioni d'intenti generiche, senza impegni concreti, che non mettono affatto in discussione le linee politiche del Piano Sanitario Regionale, e che fanno peraltro a pugni con la realtà concreta del Piano di Rientro (atto ufficiale della Giunta Cota), già approvato in Regione ed operativo: Piano che si traduce, nei fatti, in tagli all'assistenza integrativa(-2,5 milioni di euro in provincia), dai pannoloni (singolare che il capogruppo Pdl presenti un'interpellanza in merito ai disagi degli anziani in coda per ore..la riorganizzazione è frutto del Piano di Rientro voluto dalla Giunta Cota e dal Pdl di cui egli stesso fa parte...!), alle protesi (-20 milioni di euro), alle forniture per diabetici...tagli anche sui farmaci oncologici ospedalieri di ultima generazione, rischio declassamento Dea e Pronto Soccorso( non è stato abolito, solo momentaneamente congelato) e diminuzione personale medico in Guardia Medica e sulle autoambulanze, tagli al personale... Per non parlare delle"cure intermedie": chi, dopo un problema acuto, non sia ancora indipendente, verrà trattenuto in una clinica o in una struttura convenzionata dove ,dal 10° giorno pagherà 15 euro al giorno e dal 40° la metà del costo dell'intera degenza..e chi non potrà permetterselo?!

La salute è un diritto di tutti, non deve esser legata al reddito. Il Piano di Rientro è già operativo e "attua lo scorporo degli ospedali dalla gestione diretta delle ASL"(DGR 51 del 29/12/2010), perciò non girino le destre per i territori dicendo che è ancora tutto da decidere e che la classificazione(di riferimento, di raccordo e di contiguità) verrà discussa coi Sindaci, operatori sanitari e cittadini. Questo non è un Piano socio-assistenziale, ma nasce dalla smania di riorganizzare i territori secondo un unico criterio, quello della spartizione dei poteri, come dimostrano le recenti nomine dei direttori generali/commissari.

Le conseguenze sono tagli ai servizi (non agli sprechi!), raddoppio delle liste di attesa per disabili e non autosufficienti, aggravio dei disagi per i malati cronici. Si dica chiaramente che ci si opporrà con qualsiasi mezzo all'attuazione del Piano di Rientro(concordato dalla Giunta Cota col Governo nazionale per ripianare il buco in bilancio 2004, prodotto dall'allora Governo Regionale di centrodestra!), che lo si rigetta.
Questo non è stato fatto, anzi un consigliere della Lega ha lodato il Piano regionale nel suo intervento...da parte del Pd locale, miopìa politica e l'ennesima stampella al Pdl in difficoltà, da parte del Pdl e della Lega, si tratta di un doppio gioco non accettabile: o si sta con Cota ed i tagli della sua Giunta, o con i cittadini e gli operatori sanitari a difesa dell'ospedale..la terza via non esiste, è solo un'operazione di facciata. E i cittadini se ne accorgeranno, molto presto.

Il Partito della Rifondazione Comunista di Tortona

domenica 20 marzo 2011

A la guerre, à la guerre!

La tregua? Ci fosse davvero, oppure no, poco importa: non si voleva sentire, non si voleva verificare. E non lo si è fatto. La cosiddetta comunità internazionale, l'Onu con la sua sbrigativa risoluzione, gli Stati Uniti alla ricerca di una leadership appannata, la coalizione anglofrancese che senza percezione del grottesco si definisce dei «volenterosi», avevano già deciso. Comunque. Sarà guerra, deve esserlo. La no fly zone, la missione mirata - «umanitaria», of course - per proteggere la popolazione civile è una foglia di fico che non può nascondere più nulla. L'obiettivo, ormai dichiarato, è quello di abbattere Gheddafi. La missione diplomatica internazionale, che ancora in queste ore potrebbe essere tentata, per allargare a forza e tenere vive possibilità di dialogo fra le forze in conflitto prima che la situazione divenga irreversibile, non è neppure una peregrina ipotesi. Non lo è mai stata. Pressapochismo delle classi dirigenti europee, velleità neocolonialiste, crudi interessi e cattiva coscienza fanno pendere la bilancia dalla parte di un intervento armato che non avrà, come è evidente, né freni militari, né confini politici.
Come scriveva ieri, su La Repubblica, Guido Rampoldi, «bombarderanno, bombarderemo, senza avere un disegno chiaro, una nitidia prospettiva di quel che sarà e di quel che vogliamo che sia».
Sospinta da sciagurato entusiasmo bipartisan, o da conclamato cinismo, l'Italia si accinge a partecipare di nuovo, da comprimaria, ad una guerra. E poiché l'irruzione delle armi accelera vorticosamente tutti i processi e libera anche le parole, ecco ridefinirsi in corsa l'obiettivo. «Guerra al tiranno, un intervento per giusta causa», titola Il Riformista. Per il Giornale, invece, la "giusta causa" è un'altra e il quotidiano della famiglia Berlusconi la rivela senza mezzi termini: l'Italia deve sparare perché le conviene. E' «una scelta necessaria per mantenere il nostro ruolo in Europa», ammonisce Alessandro Sallusti, che aggiunge: «non possiamo lasciare che Sarkozy e soci mettano mano da soli sulla Libia, sui nostri interessi economici e sulle nostre strategie politiche». Et voilà, ecco la verità squadernata con lugubre, spietata chiarezza. Insomma, il coinvolgimento dell'Italia nel conflitto serve per poi potersi sedere con qualche titolo di credito al tavolo (spartitorio) della pace. L'Unità, invece, in guerra ci va ma, beninteso, «col cuore gonfio» e Concita De Gregorio ci ricorda mestamente come «da sessantasei anni non siamo mai stati così vicini dall'essere un paese in guerra», dimenticando - potenza della rimozione - che la Costituzione ce la siamo gettata dietro le spalle già nella guerra del Golfo, in Iraq, in Afghanistan, e quando, una decina di anni fa, i nostri piloti parteciparono al bombardamento di una capitale europea, Belgrado, in un'impresa, anch'essa rigorosamente umanitaria, che Massimo D'Alema qualificò come una «straordinaria esperienza umana e professionale».
Eccoci dunque, di nuovo, tutti avvinti alla nobile causa della difesa dei diritti umani, pronti a raccogliere l'anelito alla libertà dei popoli oppressi. Dove conviene, è ovvio. Quando lo sguardo si allarga al mondo diventa subito strabico e intermittente e la passione per l'altrui libertà più elastica e volatile.
Si scopre allora che le satrapìe si possono combattere o sostenere, con ineffabile disinvoltura, alla bisogna, secondo il tempo e le circostanze; il massacro dei civili lo si può fermare oppure praticare in proprio, come «effetto collaterale» o «contingente necessità», o «male minore»; le risoluzioni dell'Onu, poi, sono come la pelle delle palle: si possono tirare da tutte le parti, si possono applicare con scrupolosa solerzia oppure ignorare del tutto, come ci ricorda la drammatica segregazione cui è costretto il popolo palestinese.
Non ci convincono, i mercanti di guerra, quando declinano ogni responsabilità politica e non tentano - qui ed ora - di imporre una soluzione pacifica che, si può esserne certi, non verrà dalle bombe. E provoca un senso di pena l'ipocrisia di quel mondo vagamente progressista, Pd in testa, che, praticando l'autofrode, ormai sostiene senza batter ciglio ogni avventura militare, fingendo che da lì passi la conquista della democrazia.

Dino Greco - Tratto da Liberazione.it

mercoledì 16 marzo 2011

La sicurezza, molti proclami, nessuna garanzia.

Il tema della sicurezza è senza ombra di dubbio sempre attuale per chi cerca un argomento da cavalcare. Il farsi paladino della sicurezza dei propri concittadini è sempre una garanzia d'immagine, vedere svolazzare sui tetti di Alessandria, sopra la nebbia e le polveri sottili, un improbabile Capitan Padania a fianco dell'Uomo Ragno, di Superman e di Batman, per qualcuno è una promessa da far credere realizzabile. La questione appare decisamente strana se si considera che chi denuncia la mancanza di sicurezza per le nostre strade è al governo locale e nazionale quasi ininterrottamente da circa un ventennio. Prendo atto quindi che la Lega Nord sta portando avanti una forma di autocritica sui risultati scarsi dei provvedimenti adottati, in materia di sicurezza, dai governi a cui fino ad oggi ha partecipato.
Una cosa altrettanto strana è come vengono mosse accuse di buonismo agli esponenti della sinistra estrema, strano, siamo sempre stati accusati di essere antidemocratici, guardiani dei Gulag, assassini spietati dalle facili esecuzioni sommarie con colpo alla nuca, stupratori, mangiatori di bambini, uccisori di preti, e via all'infinito...
Questa rivalutazione, in senso evangelico, sul giudizio delle nostre posizioni è davvero lusinghiera. I migranti sono imbarcati sulle carrette del mare dal capitalismo globalizzato, o meglio dagli effetti del suo fallimento. Noi non abbiamo partecipato alla beatificazione del nostro dirimpettaio, ne di altri come lui. La persona che compie un reato deve essere perseguita, se si tratta di straniero ciò non deve comportare aggravante , ne attenuante, il reato è fine a se stesso. Questa è un'analisi in senso logico della giustizia, senza cavalcare ipocritamente in senso populista ed elettorale l'argomento, non si chiama buonismo. La sicurezza ha anche altri aspetti, la sicurezza di avere un futuro, non troppo tormentato, con la garanzia di un lavoro decente. La sicurezza sul posto di lavoro stesso, in modo da non divenire un invalido od un defunto. La sicurezza del bene pubblico, l'etica nella pubblica amministrazione può garantirmi di non sprecare risorse, più utili per i servizi ai cittadini piuttosto che pagare inutili consulenze e rimborsi da capogiro, od andare a concretizzare idee fallimentari(per la comunità, non per qualcuno), come demolire un ponte al solo fine di giustificare un proprio errore progettuale del passato, come altro errore fu l'individuazione, da parte del sindaco Francesca Calvo, di piazza S. Maria di Castello come sito per le case ATC, oggi ne rileviamo le conseguenze. Alla disattenta Lega Nord cittadina faccio notare che il capogruppo del Partito della Rifondazione Comunista qualche mese fa aveva portato all'attenzione del consiglio comunale una protesta degli agenti della polizia penitenziaria del carcere di piazza Soria, per la situazione esplosiva dell'istituto a causa del sovraffollamento della struttura e della carenza di personale e risorse, come denunciato da un documento sindacale degli agenti. Un'amministrazione deve rendersi conto della bomba ad orologeria che si trova all'interno della città, ed è suo dovere farsene portavoce verso il governo centrale che deve provvedere al più presto. Per voi è senza dubbio più necessario lanciare proclami e nuotare nel mugugno di popolo, senza poi concretizzare nulla.
Saluti a pugno chiuso

Massimo Orero - Segretario Circolo PRC-FdS di Alessandria