lunedì 29 novembre 2010
venerdì 26 novembre 2010
Saremo in piazza con le lavoratrici e i lavoratori di AMIU E ATM
La Federazione della Sinistra (PRC e PdCI) di Alessandria aderisce e sostiene lo sciopero dei lavoratori AMIU ed ATM.La messa a gara di queste due importanti servizi pubblici (raccolta rifiuti e trasporto pubblico) da parte del Comune, oltre a mettere a rischio numerosi posti di lavoro, rientra in un ben più articolato smantellamento di quel patrimonio comune di tutti i cittadini di questa città. Quindi lunedì saremo anche noi in piazza con le lavoratrici e i lavoratori in lotta per difendere il lavoro e per difendere quel “bene comune” rappresentato dalle aziende municipali alessandrine.
La Federazione della Sinistra di Alessandria – Il Circolo del Partito della Rifondazione Comunista di Alessandria.
Il risultato delle primarie a Milano deve fare riflettere.
Nonostante la mia convinzione che le primarie non facciano parte della nostra tradizione politica, prendendo atto del risultato delle primarie di Milano per individuare il candidato Sindaco per il centro sinistra, non posso che manifestare soddisfazione per l'individuazione del compagno Pisapia per il ruolo di candidato Sindaco per il Comune di Milano.
La scelta del candidato sostenuto da Sinistra Ecologia Libertà e dalla Federazione della Sinistra-(Rifondazione Comunista-Comunisti Italiani-Socialismo 2000-Lavoro e solidarietà), contrapposto agli altri candidati sostenuti dai più forti ed egemoni Democratici ed affini, dimostra che il popolo della Sinistra, e degli scontenti, è pronto a rimettersi in gioco senza partire dalla palla “al centro”.
Pur rispettando chi dignitosamente si ritiene “centrista”, c'è da dire che il centro è ormai affollato da personaggi che arrivano da destra e da sinistra, e forse bisogna anche tornare a collocarsi coraggiosamente da qualche altra parte.
Le varie reti televisive, e la maggior parte degli organi di stampa, dovrebbero smettere di considerare “tabù” la parola Comunismo, questa parola vuol dire giustizia sociale e divisione equa delle risorse planetarie, concetti condivisi anche con chi di questi ne ha fatto una religione.
Comunismo non vuol dire gulag e Stalin , come Cristianesimo non vuol dire roghi di eretici e di presunte streghe, inquisizione o la più recente ghigliottina per Giacobini e Patrioti Italiani nella Roma capitale dello Stato Pontificio.
Anche in questa occasione delle primarie Milanesi abbiamo riscontrato che alla figura di Pisapia veniva associata la sola Sinistra Ecologia Libertà, ma non la parte di sostegno “Comunista”.
Nella nostra discussione politica locale sarebbe il caso di fare qualche seria valutazione di merito sull'individuazione, oltre che di personaggi, anche di obiettivi.
Nell'iniziativa presa dai nostrani giovani militanti dei partiti “rappresentati in parlamento”, prendendo a riferimento tra loro quelli di presupposta collocazione di centro sinistra (PD- IDV), non sono certo partiti con il piede giusto.
Cercare punti di convergenza con giovani padani e giovani pidiellini, ma su di cosa?
Volete valutare cosa c'è di buono nella riforma scolastica del ministro Gelmini?
Chiedetelo alle decine di migliaia di giovani andati in piazza insieme ai loro docenti, che certo non fanno incontri di “vertice” come i vostri.
La vostra miopia, o presunzione, non vi fa neppure riscontrare che la maggior parte dei giovani non è allineata ne con partiti parlamentari, ne con quelli extra parlamentari, ma opera in realtà di collettivi autonomi, così da sempre .
Cercate con loro il confronto, se ve lo concedono.
Massimo Orero: Segretario circolo di Alessandria PRC- FdS
La scelta del candidato sostenuto da Sinistra Ecologia Libertà e dalla Federazione della Sinistra-(Rifondazione Comunista-Comunisti Italiani-Socialismo 2000-Lavoro e solidarietà), contrapposto agli altri candidati sostenuti dai più forti ed egemoni Democratici ed affini, dimostra che il popolo della Sinistra, e degli scontenti, è pronto a rimettersi in gioco senza partire dalla palla “al centro”.
Pur rispettando chi dignitosamente si ritiene “centrista”, c'è da dire che il centro è ormai affollato da personaggi che arrivano da destra e da sinistra, e forse bisogna anche tornare a collocarsi coraggiosamente da qualche altra parte.
Le varie reti televisive, e la maggior parte degli organi di stampa, dovrebbero smettere di considerare “tabù” la parola Comunismo, questa parola vuol dire giustizia sociale e divisione equa delle risorse planetarie, concetti condivisi anche con chi di questi ne ha fatto una religione.
Comunismo non vuol dire gulag e Stalin , come Cristianesimo non vuol dire roghi di eretici e di presunte streghe, inquisizione o la più recente ghigliottina per Giacobini e Patrioti Italiani nella Roma capitale dello Stato Pontificio.
Anche in questa occasione delle primarie Milanesi abbiamo riscontrato che alla figura di Pisapia veniva associata la sola Sinistra Ecologia Libertà, ma non la parte di sostegno “Comunista”.
Nella nostra discussione politica locale sarebbe il caso di fare qualche seria valutazione di merito sull'individuazione, oltre che di personaggi, anche di obiettivi.
Nell'iniziativa presa dai nostrani giovani militanti dei partiti “rappresentati in parlamento”, prendendo a riferimento tra loro quelli di presupposta collocazione di centro sinistra (PD- IDV), non sono certo partiti con il piede giusto.
Cercare punti di convergenza con giovani padani e giovani pidiellini, ma su di cosa?
Volete valutare cosa c'è di buono nella riforma scolastica del ministro Gelmini?
Chiedetelo alle decine di migliaia di giovani andati in piazza insieme ai loro docenti, che certo non fanno incontri di “vertice” come i vostri.
La vostra miopia, o presunzione, non vi fa neppure riscontrare che la maggior parte dei giovani non è allineata ne con partiti parlamentari, ne con quelli extra parlamentari, ma opera in realtà di collettivi autonomi, così da sempre .
Cercate con loro il confronto, se ve lo concedono.
Massimo Orero: Segretario circolo di Alessandria PRC- FdS
martedì 23 novembre 2010
UN DIBATTITO FINTO ED OMOLOGATO
Un dibattito finto ed omologato è quello che fra poco investirà i poveri studenti di alcuni istituti superiori della provincia di Alessandria. Infatti apprendiamo dai giornali che stanno per essere avviati una serie di incontri tra i ragazzi del triennio di molte scuole superiori e i rappresentati della giovanili dei cinque partiti presenti, ad oggi, nel parlamento. Il titolo di questi incontri è "Confronto, Libertà, Partecipazione" e sinceramente facciamo fatica a capire sia dove sia il confronto, visto che è lasciata libertà di parola solo alle forze omologate presenti in parlamento, sia dove sia la partecipazione.Un dibattito tutto accentrato sulle istituzioni senza nessun spiraglio verso la società reale, come se il fare politica si limiti ad essere quel teatrino politicante che vediamo ogni giorno in televisione. Noi crediamo che il fare politica sia ben altro, sia essere al fianco dei lavoratori e degli studenti nelle lotte e nelle vertenze, sia sporcarsi le mani ogni giorno e non l'essere solo i portaborse di qualche parlamentare o consigliere regionale, nella speranza poi di succedergli al trono.
Curioso risulta leggere che attraverso questo dibattito si voglia dimostrare come si possa non cadere in contraddizione nonostante le differenze politiche, insomma se la politica non è contraddizione, scontro dialettico, con idee e visioni differenti della società, si riduce ad essere solo mera amministrazione del potere.
Forse noi non sempre riusciamo ad essere quello che vorremo essere, ma in città e provincia sono presenti anche tante associazioni, movimenti (e perché no centri sociali) in cui militano tanti giovani che avrebbero sicuramente diritto di parola e potrebbero dire agli studenti cosa significa realmente fare Politica. Dunque tenetevi pure il vostro finto ed inutile dibattito a cui invitiamo i ragazzi a non partecipare ed approfittare del tempo a disposizione magari per leggere Gramsci.
Le/I Giovani Comuniste/i di Alessandria – Partito della Rifondazione Comunista (PRC-FdS)
Curioso risulta leggere che attraverso questo dibattito si voglia dimostrare come si possa non cadere in contraddizione nonostante le differenze politiche, insomma se la politica non è contraddizione, scontro dialettico, con idee e visioni differenti della società, si riduce ad essere solo mera amministrazione del potere.
Forse noi non sempre riusciamo ad essere quello che vorremo essere, ma in città e provincia sono presenti anche tante associazioni, movimenti (e perché no centri sociali) in cui militano tanti giovani che avrebbero sicuramente diritto di parola e potrebbero dire agli studenti cosa significa realmente fare Politica. Dunque tenetevi pure il vostro finto ed inutile dibattito a cui invitiamo i ragazzi a non partecipare ed approfittare del tempo a disposizione magari per leggere Gramsci.
Le/I Giovani Comuniste/i di Alessandria – Partito della Rifondazione Comunista (PRC-FdS)
martedì 16 novembre 2010
PER DARE UN SERVIZIO DECENTE I PREZZI RADDOPPIANO e intanto l’Assessore regionale scheda i pendolari che si organizzano in Comitati.
Ieri abbiamo avuto la grande notizia: sulle rotaie delle FFSS viaggieranno treni privati nella tratta Torino-Milano, gestiti dalla società Arenawais.Tutti i telegiornali, locali e nazionali hanno dato grande risalto all’evento, con interviste entusiastiche di passeggeri “esploratori” che rilevavano la similitudine fra quel treno e un aereo. Questo conferma quanto temevamo, i treni anziché fare concorrenza alle auto dalle quali siamo invasi, cercano di fare concorrenza agli aerei, come ci hanno più volte raccontato con la Freccia rossa. Del resto il prezzo del biglietto fa davvero ricordare quello di un aereo, anche se è stato poco menzionato, 17 euro da Torino Lingotto a Milano Porta Garibaldi. Poiché si tratta di stazioni periferiche andranno, per la maggioranza dei viaggiatori, aggiunti i 2 biglietti per trasporto cittadino. In tutto 19 euro, quasi esattamente il raddoppio dell’attuale prezzo sui treni di Trenitalia, che è di 9,55 euro. Non abbiamo alcun dubbio che sia più comodo viaggiare su quei treni che su quelli dell’AD Moretti, visto l’attuale stato di abbandono, ma a quale prezzo?!
Naturalmente si fa finta di ignorare che tutte le infrastrutture ferroviarie, a partire dai binari sono pagate e mantenute con le tasse dei cittadini ed in particolare di quei tanti pendolari che vi viaggiano sopra, visto che a pagarle sono per l’85% i lavoratori. Derubati due volte: la prima, pagando un servizio pubblico, attraverso la fiscalità, che fa sempre più schifo; la seconda, per ottenere un servizio decente, riempiendo le tasche di Montezemolo and Company.
A questo si aggiunge la solerzia con cui l’Assessora (o preferirà essere chiamata Assessore Bonino) ha stabilito che per far parte di un qualsiasi Comitato di pendolari che voglia rivendicare qualcosa dovrà costituirsi presso un notaio e fornire il nome di tutti gli aderenti. Schedati come allo stadio?
Sarà ora di dire a questi signori e signore che siamo stufi di essere sfruttati e maltrattati? Noi pensiamo di Sì.
Gianni Naggi: Responsabile Ambiente e Beni Comuni del PRC Piemonte
Naturalmente si fa finta di ignorare che tutte le infrastrutture ferroviarie, a partire dai binari sono pagate e mantenute con le tasse dei cittadini ed in particolare di quei tanti pendolari che vi viaggiano sopra, visto che a pagarle sono per l’85% i lavoratori. Derubati due volte: la prima, pagando un servizio pubblico, attraverso la fiscalità, che fa sempre più schifo; la seconda, per ottenere un servizio decente, riempiendo le tasche di Montezemolo and Company.
A questo si aggiunge la solerzia con cui l’Assessora (o preferirà essere chiamata Assessore Bonino) ha stabilito che per far parte di un qualsiasi Comitato di pendolari che voglia rivendicare qualcosa dovrà costituirsi presso un notaio e fornire il nome di tutti gli aderenti. Schedati come allo stadio?
Sarà ora di dire a questi signori e signore che siamo stufi di essere sfruttati e maltrattati? Noi pensiamo di Sì.
Gianni Naggi: Responsabile Ambiente e Beni Comuni del PRC Piemonte
lunedì 15 novembre 2010
VIVA PREOCCUPAZIONE PER IL DESTINO DI ATM
La situazione di ATM Alessandria è arrivata a questa grave crisi finanziaria, a causa di una gestione disastrosa, alla quale non si è posto rimedio per tempo, nonostante le sollecitazioni espresse soprattutto da parte della Cgil. Si pensi all’aumento incontrollato di spese varie (oneri diversi di gestione) che nel solo 2009 ha registrato la cifra record di oltre 500.000 euro per sponsorizzazioni, feste, pubblicità ecc.Anche se il Bilancio chiude formalmente in pareggio, in realtà, le difficoltà strutturali rischiano nei prossimi anni di portare al collasso finanziario la nostra azienda di trasporto pubblico comunale: dal Bilancio 2009 i debiti ammontano a oltre 25 milioni di euro.
Su questo punto si registra una prima contraddizione: non si comprende il perché nella Provincia di Alessandria debba persistere la separazione tra servizio urbano ed extraurbano. In genere il servizio extraurbano (quello che trasporta quotidianamente studenti e lavoratori pendolari) genera utili in grado di equilibrare le difficoltà del servizio urbano comuni a tutte le aziende di trasporto pubblico locale.
Tranne nel caso Milano, e delle altre metropoli, in genere, per le aziende di trasporto pubblico il settore più remunerativo è il servizio extraurbano che, noi crediamo, dovrebbe essere accorpato nella medesima azienda pubblica di ATM.
La giunta di centro destra, a fronte delle difficoltà finanziarie di ATM, ha pensato di prendere la palla al balzo e continuare nella sua opera di distruzione delle aziende pubbliche municipali (vedi il caso di Amiu per i rifiuti).
La proposta della Giunta Comunale di centro destra, sarebbe quella di aggregare ATM Alessandria ad altri operatori del settore, come ATM Milano, per poter affrontare le future gare.
Su questo aspetto va, da subito, smontata una evidente forzatura: quella del presunto obbligo di assegnare il servizio di trasporto pubblico mediante gara. Anche se il decreto Ronchi ha cercato in tutti i modi di forzare verso la privatizzazione dei servizi pubblici, a partire dall’acqua, non ha potuto imporre questa sciagurata scelta in quanto a livello europeo è perfettamente ammesso la gestione pubblica dei servizi. Si tratta del cosiddetto “modello in house” che prevede la possibilità per una società interamente pubblica di gestire i servizi locali senza nessun obbligo di privatizzazioni o di ricorso al mercato.
Secondo: riteniamo importante segnalare i rischi a cui andrebbe incontro ATM Alessandria a seguito di una aggregazione con Milano, visto che in Italia esistono già esempi (molto preoccupanti) in proposito.
Innanzitutto non si tratterebbe di una aggregazione vista la disparità delle forze in gioco: ATM Milano è un colosso del settore che nel 2009 ha realizzato un utile netto di 4,5 milioni di euro (5,5 nel 2008). Ogni anno investe dai 200 ai 300 milioni di euro per acquisto di mezzi di trasporto, intervento sugli impianti, attivazione di nuovi servizi. Nella sola Milano gestisce 74 km di metro e 1.096 km di rete in superficie (autobus e tram).
Gestisce la metropolitana di Copenaghen e sul piano internazionale punta ad un rafforzamento
Ma soprattutto ATM Milano sta realizzando una aggressiva campagna di espansione anche in Italia: ha acquisito quote di controllo nelle società di trasporto di Monza, Como e Mantova.
Su quest’ultimo caso, quello di Mantova, disponiamo di informazioni che ci fanno rabbrividire al solo pensiero che anche Alessandria possa fare la stessa fine.
Anche Apam Mantova è stata portata, da scelte scellerate, sull’orlo del disastro finanziario, è stata indebolita a tal punto da presentare l’aggregazione con ATM Milano come l’unica possibilità per salvare l’azienda.
ATM Milano ha acquistato il 45% di Apam Mantova ma attraverso il Patto Parasociale ha imposto le sue regole: il diritto a nominare due membri su 5 del Consiglio di Amministrazione e, soprattutto, il diritto di nominare l’Amministratore Delegato.
Sempre nel Patto Parasociale venivano definiti i poteri dell’Amministratore Delegato garantendo a questa figura di diventare il vero e proprio plenipotenziario dell’azienda.
E così è stato; ATM Milano ha imposto un proprio dirigente come Amministratore Delegato che, da subito, ha fatto capire quali erano le intenzioni di Milano: ridurre il personale e i servizi.
Nel Piano Industriale 2009 – 2011 sono stati quantificati gli esuberi in circa 18 unità lavorative:cioè 18 posti di lavoro in meno, con il timore che questa “cura dimagrante” possa proseguire anche nei prossimi anni. Questo obiettivo è stato indicato attraverso il blocco del turn – over (cioè chi va in pensione non viene sostituito) e il mancato rinnovo dei contratti a termine.
Inoltre, dietro ai termini manageral-aziandalistici di “ottimizzazione” ecc, si nascondeva una realtà amara per i cittadini mantovani: la riduzione dei servizi con il taglio di diverse corse sulle linee considerate meno remunerative nell’ottica aziendalista, dimenticando la valenza sociale del servizio di trasporto pubblico locale.
Non vogliamo che i lavoratori alessandrini e i cittadini che fruiscono del servizio di trasporto pubblico debbano finire nelle stesse condizioni di Mantova, per questo chiediamo una diversa soluzione per ATM Alessandria rispettosa dei diritti dei lavoratori e dei cittadini utenti.
CIRCOLO DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA - FdS ALESSANDRIA
Su questo punto si registra una prima contraddizione: non si comprende il perché nella Provincia di Alessandria debba persistere la separazione tra servizio urbano ed extraurbano. In genere il servizio extraurbano (quello che trasporta quotidianamente studenti e lavoratori pendolari) genera utili in grado di equilibrare le difficoltà del servizio urbano comuni a tutte le aziende di trasporto pubblico locale.
Tranne nel caso Milano, e delle altre metropoli, in genere, per le aziende di trasporto pubblico il settore più remunerativo è il servizio extraurbano che, noi crediamo, dovrebbe essere accorpato nella medesima azienda pubblica di ATM.
La giunta di centro destra, a fronte delle difficoltà finanziarie di ATM, ha pensato di prendere la palla al balzo e continuare nella sua opera di distruzione delle aziende pubbliche municipali (vedi il caso di Amiu per i rifiuti).
La proposta della Giunta Comunale di centro destra, sarebbe quella di aggregare ATM Alessandria ad altri operatori del settore, come ATM Milano, per poter affrontare le future gare.
Su questo aspetto va, da subito, smontata una evidente forzatura: quella del presunto obbligo di assegnare il servizio di trasporto pubblico mediante gara. Anche se il decreto Ronchi ha cercato in tutti i modi di forzare verso la privatizzazione dei servizi pubblici, a partire dall’acqua, non ha potuto imporre questa sciagurata scelta in quanto a livello europeo è perfettamente ammesso la gestione pubblica dei servizi. Si tratta del cosiddetto “modello in house” che prevede la possibilità per una società interamente pubblica di gestire i servizi locali senza nessun obbligo di privatizzazioni o di ricorso al mercato.
Secondo: riteniamo importante segnalare i rischi a cui andrebbe incontro ATM Alessandria a seguito di una aggregazione con Milano, visto che in Italia esistono già esempi (molto preoccupanti) in proposito.
Innanzitutto non si tratterebbe di una aggregazione vista la disparità delle forze in gioco: ATM Milano è un colosso del settore che nel 2009 ha realizzato un utile netto di 4,5 milioni di euro (5,5 nel 2008). Ogni anno investe dai 200 ai 300 milioni di euro per acquisto di mezzi di trasporto, intervento sugli impianti, attivazione di nuovi servizi. Nella sola Milano gestisce 74 km di metro e 1.096 km di rete in superficie (autobus e tram).
Gestisce la metropolitana di Copenaghen e sul piano internazionale punta ad un rafforzamento
Ma soprattutto ATM Milano sta realizzando una aggressiva campagna di espansione anche in Italia: ha acquisito quote di controllo nelle società di trasporto di Monza, Como e Mantova.
Su quest’ultimo caso, quello di Mantova, disponiamo di informazioni che ci fanno rabbrividire al solo pensiero che anche Alessandria possa fare la stessa fine.
Anche Apam Mantova è stata portata, da scelte scellerate, sull’orlo del disastro finanziario, è stata indebolita a tal punto da presentare l’aggregazione con ATM Milano come l’unica possibilità per salvare l’azienda.
ATM Milano ha acquistato il 45% di Apam Mantova ma attraverso il Patto Parasociale ha imposto le sue regole: il diritto a nominare due membri su 5 del Consiglio di Amministrazione e, soprattutto, il diritto di nominare l’Amministratore Delegato.
Sempre nel Patto Parasociale venivano definiti i poteri dell’Amministratore Delegato garantendo a questa figura di diventare il vero e proprio plenipotenziario dell’azienda.
E così è stato; ATM Milano ha imposto un proprio dirigente come Amministratore Delegato che, da subito, ha fatto capire quali erano le intenzioni di Milano: ridurre il personale e i servizi.
Nel Piano Industriale 2009 – 2011 sono stati quantificati gli esuberi in circa 18 unità lavorative:cioè 18 posti di lavoro in meno, con il timore che questa “cura dimagrante” possa proseguire anche nei prossimi anni. Questo obiettivo è stato indicato attraverso il blocco del turn – over (cioè chi va in pensione non viene sostituito) e il mancato rinnovo dei contratti a termine.
Inoltre, dietro ai termini manageral-aziandalistici di “ottimizzazione” ecc, si nascondeva una realtà amara per i cittadini mantovani: la riduzione dei servizi con il taglio di diverse corse sulle linee considerate meno remunerative nell’ottica aziendalista, dimenticando la valenza sociale del servizio di trasporto pubblico locale.
Non vogliamo che i lavoratori alessandrini e i cittadini che fruiscono del servizio di trasporto pubblico debbano finire nelle stesse condizioni di Mantova, per questo chiediamo una diversa soluzione per ATM Alessandria rispettosa dei diritti dei lavoratori e dei cittadini utenti.
CIRCOLO DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA - FdS ALESSANDRIA
mercoledì 3 novembre 2010
ARTESIO (PRC-FdS): "COMMISSIONE LEO" SULL’EDISU, CHI VI PARTECIPA? – COTA SA CHE IL PIEMONTE IL PIEMONTE HA UN SALDO NEGATIVO SUI “FUORI SEDE”?
Nella Commissione Istruzione e Università l’Assessore Giordano per conto del Presidente Cota, che detiene la delega, ha presentato non le proposte di bilancio della Giunta regionale bensì ciò che riterrebbe auspicabile ottenere attraverso un riparto del famoso fondo indistinto a cui Cota si appella per giustificare tutte le sue promesse, dalle protesi, ai pannoloni, al diritto allo studio, ecc.Il capitolo di bilancio 2010 destinato all’Edisu è di 17 milioni; quelli ritenuti necessari da Giordano per confermare la spesa storica regionale nel 2011 sarebbero 18, quelli ideali sarebbero 25, anche perché i 7 milioni di trasferimento attesi dallo Stato sono, alle notizie odierne, improbabili a causa dei tagli del Ministro Gelmini.
La fase onirica del bilancio regionale è però condita dal sale del federalismo che, come il Presidente non ha mancato di ricordare in totale spregio alle leggi sul diritto allo studio, consentirebbe di salvaguardare gli studenti piemontesi, secondo la proclamata intenzione di concedere i benefici ai provenienti dalle altre regioni solo in regime di compensazione, o governativa (il che sembra improbabile data la Gelmini) o tramite accordi inter-regionali.
La novità sta nelle dichiarazioni del Consigliere Leo che ha annunciato alla Commissione di essere stato insignito insieme agli altri colleghi di maggioranza dal Presidente Cota del lavoro istruttorio sulla nuova regolamentazione. Ha poi dichiarato essere prossima l’ istituzione di un tavolo di lavoro cui avrebbero dato l’adesione i rettori degli atenei e non meglio definiti professori universitari. Stupisce l’originalità dei rapporti istituzionali in base alla quale le istituzioni- università non si rapportino all’istituzione-Regione, cioè al Presidente e all’esecutivo, bensì a una parte del governo regionale, cioè la maggioranza politica consiliare.
Stupisce che dopo le dichiarazioni pubbliche sul valore culturale ed economico insito nella capacità di attrazione delle università, tanto più prestigiose quanto più capaci di richiamare studenti provenienti da altre regioni e dall’estero, le stesse università si adattino a misurare la praticabilità del regionalismo universitario.
Stupisce inoltre che nessuno, né tra i consiglieri di maggioranza né tra i professori universitari reclutati al tavolo, abbia ancora presentato un’analisi sui flussi di mobilità: nonostante la valentia dei nostri atenei, si potrebbe anche scoprire che, per ragioni logistiche o per la capacità attrattiva di altre sedi, il Piemonte si troverebbe a rimborsare le risorse del diritto allo studio dei piemontesi “fuori sede” magari in dimensioni non così vantaggiose per il bilancio regionale. Ovviamente sempre stando al micragnoso ragionamento di Cota.
La fase onirica del bilancio regionale è però condita dal sale del federalismo che, come il Presidente non ha mancato di ricordare in totale spregio alle leggi sul diritto allo studio, consentirebbe di salvaguardare gli studenti piemontesi, secondo la proclamata intenzione di concedere i benefici ai provenienti dalle altre regioni solo in regime di compensazione, o governativa (il che sembra improbabile data la Gelmini) o tramite accordi inter-regionali.
La novità sta nelle dichiarazioni del Consigliere Leo che ha annunciato alla Commissione di essere stato insignito insieme agli altri colleghi di maggioranza dal Presidente Cota del lavoro istruttorio sulla nuova regolamentazione. Ha poi dichiarato essere prossima l’ istituzione di un tavolo di lavoro cui avrebbero dato l’adesione i rettori degli atenei e non meglio definiti professori universitari. Stupisce l’originalità dei rapporti istituzionali in base alla quale le istituzioni- università non si rapportino all’istituzione-Regione, cioè al Presidente e all’esecutivo, bensì a una parte del governo regionale, cioè la maggioranza politica consiliare.
Stupisce che dopo le dichiarazioni pubbliche sul valore culturale ed economico insito nella capacità di attrazione delle università, tanto più prestigiose quanto più capaci di richiamare studenti provenienti da altre regioni e dall’estero, le stesse università si adattino a misurare la praticabilità del regionalismo universitario.
Stupisce inoltre che nessuno, né tra i consiglieri di maggioranza né tra i professori universitari reclutati al tavolo, abbia ancora presentato un’analisi sui flussi di mobilità: nonostante la valentia dei nostri atenei, si potrebbe anche scoprire che, per ragioni logistiche o per la capacità attrattiva di altre sedi, il Piemonte si troverebbe a rimborsare le risorse del diritto allo studio dei piemontesi “fuori sede” magari in dimensioni non così vantaggiose per il bilancio regionale. Ovviamente sempre stando al micragnoso ragionamento di Cota.
Eleonora Artesio: consigliere Regionale PRC-FdS
lunedì 1 novembre 2010
CONGRESSO PROVINCIALE della FEDERAZIONE DELLA SINISTRA
Sabato 6 novembre la Federazione della Sinistra va a congresso nella nostra provincia, ad Alessandria, presso la sala “Caneva” della Camera del Lavoro di Alessandria di Via Cavour.
I partiti del PRC, del PdCI, Lavoro e Solidarietà e Socialismo 2000, si federano insieme per rilanciare l’ idea di una sinistra anticapitalista in questo paese.
L’asse centrale della discussione congressuale è il lavoro e la sua dignità così tanto violata in questi anni, e la necessità di costruire una forza politica capace di rappresentarlo e di farlo contare dentro gli orizzonti politici dell’ oggi.
Inoltre la Federazione della sinistra vuole unire la sinistra sulla ricerca di un nuovo modello di sviluppo per uscire dalla crisi del capitalismo attuale.
Le conclusioni del nostro congresso saranno tenute dal compagno Armando Petrini segretario del PRC Piemonte.
I partiti del PRC, del PdCI, Lavoro e Solidarietà e Socialismo 2000, si federano insieme per rilanciare l’ idea di una sinistra anticapitalista in questo paese.
L’asse centrale della discussione congressuale è il lavoro e la sua dignità così tanto violata in questi anni, e la necessità di costruire una forza politica capace di rappresentarlo e di farlo contare dentro gli orizzonti politici dell’ oggi.
Inoltre la Federazione della sinistra vuole unire la sinistra sulla ricerca di un nuovo modello di sviluppo per uscire dalla crisi del capitalismo attuale.
Le conclusioni del nostro congresso saranno tenute dal compagno Armando Petrini segretario del PRC Piemonte.
PROGRAMMA
- Costituzione congresso ore 9.00
- Inizio del Lavori ore 9.30
- Presentazione del Documento Politico Nazionale ore 10.00
- Saluti degli invitati ore 10.30
- Inizio dibattito ore 11.30
- Sospensione dei lavori per pausa pranzo ore 12.30
- Ripresa del dibattito ore 13.30
- Chiusura del dibattito ore 15.30
- Votazioni ore 15.40
- Votazioni Coordinamento Provinciale Provvisorio ore 16.30
- Conclusioni del congresso ore 17.00
venerdì 29 ottobre 2010
Boomerang Marchionne
Conosciamo questo modello comunicativo, è quello di Silvio Berlusconi. Da un lato c'è il "fare" e dall'altro c'è il "sabotare". Sindacalisti, giudici, intellettuali non compiacenti sono i sabotatori, coloro che impediscono che sia apprezzato il fare di chi comanda. Sergio Marchionne ha parlato allo stesso modo. La Fiat non guadagna nulla in Italia, ma solo all'estero.
Naturalmente ha dimenticato di dire che fuori dal nostro paese la Fiat ha impianti solo ove i salari sono assai più bassi e i finanziamenti pubblici proporzionalmente più alti. Ha dimenticato di dire che in quell'Europa occidentale, ove ci sono quei salari più alti che lui ha promesso agli operai italiani, non c'è alcun stabilimento della Fiat.
Marchionne ha annunciato il taglio di dieci minuti delle pause per i lavoratori di Melfi e Pomigliano, presentandolo come piccola cosa, un piccolo sacrificio peraltro retribuito. Ha così dimenticato di dire che questo taglio corrisponde alla riduzione del 25% delle pause. Ci provi a ridurre del 25% i profitti dei suoi azionisti e vedrà dove lo cacciano. Marchionne ha lamentato l'anarchia degli stabilimenti ove però la Fiom ha solo il 12,5% degli iscritti, senza spiegare perchè l'azienda non riesca a governare l'87,5% del proprio personale. Marchionne ha annunciato che l'Italia sarebbe al 118° posto su 139 per efficienza del lavoro. Senza spiegare, d'altra parte nessuno gliel'ha chiesto, da dove venga questa classifica, su quali basi sia costruita, quali siano i fattori che la compongono.
Marchionne ha smentito ogni intenzione di entrare in politica, con la solita ipocrisia degli amministratori delegati che danno giudizi politici, fanno operazioni politiche, e però sostengono che questo è solo mercato.
Marchionne ha lamentato che tre operai a Melfi hanno fermato 1.200 lavoratori, dimenticando che questa sua affermazione è stata condannata come antisindacale da un tribunale che ha disposto il reintegro di quei lavoratori. Sentenza che la Fiat non ha ancora rispettato. Marchionne, come Berlusconi, più fallisce più diventa prepotente, meno è in grado di spiegare più offende. E, come Berlusconi, vede la propria arroganza smontata dal semplice commento di un comico, in questo caso Luciana Littizzetto che alla fine della trasmissione si è più o meno chiesta: "Ma se è così bravo, com'è che chiude Termini Imerese?".
Marchionne ha passato un quarto d'ora in televisione senza spiegare nulla, ma non certo per riservatezza o rispetto delle relazioni sindacali, perchè questo è esattamente quello che fa anche al tavolo delle trattative. In Marchionne, come in Berlusconi, è sempre più difficile distinguere l'immagine dalla realtà, la propaganda dai fatti. E poi, esattamente come fa il Presidente del Consiglio, Marchionne si è lamentato di una campagna mediatica avversa. Qui c'è un'assoluta irriconoscenza verso un mondo culturale e politico che invece ha sempre supportato le sue imprese. Al punto di non chiedere neppure conto di fatterelli come la distribuzione di lauti dividendi agli azionisti e poderosi aumenti al top management, mentre agli operai veniva cancellato il premio di risultato. In realtà con il regime informativo che c'è oggi in Italia, se raccoglie cattiva pubblicità Marchionne deve prendersela unicamente con se stesso.
Alla fine bisogna ringraziare questa trasmissione. Dopo di essa le ragioni della Fiom sono ancora più chiare e valide agli occhi di tutti.
Naturalmente ha dimenticato di dire che fuori dal nostro paese la Fiat ha impianti solo ove i salari sono assai più bassi e i finanziamenti pubblici proporzionalmente più alti. Ha dimenticato di dire che in quell'Europa occidentale, ove ci sono quei salari più alti che lui ha promesso agli operai italiani, non c'è alcun stabilimento della Fiat.
Marchionne ha annunciato il taglio di dieci minuti delle pause per i lavoratori di Melfi e Pomigliano, presentandolo come piccola cosa, un piccolo sacrificio peraltro retribuito. Ha così dimenticato di dire che questo taglio corrisponde alla riduzione del 25% delle pause. Ci provi a ridurre del 25% i profitti dei suoi azionisti e vedrà dove lo cacciano. Marchionne ha lamentato l'anarchia degli stabilimenti ove però la Fiom ha solo il 12,5% degli iscritti, senza spiegare perchè l'azienda non riesca a governare l'87,5% del proprio personale. Marchionne ha annunciato che l'Italia sarebbe al 118° posto su 139 per efficienza del lavoro. Senza spiegare, d'altra parte nessuno gliel'ha chiesto, da dove venga questa classifica, su quali basi sia costruita, quali siano i fattori che la compongono.
Marchionne ha smentito ogni intenzione di entrare in politica, con la solita ipocrisia degli amministratori delegati che danno giudizi politici, fanno operazioni politiche, e però sostengono che questo è solo mercato.
Marchionne ha lamentato che tre operai a Melfi hanno fermato 1.200 lavoratori, dimenticando che questa sua affermazione è stata condannata come antisindacale da un tribunale che ha disposto il reintegro di quei lavoratori. Sentenza che la Fiat non ha ancora rispettato. Marchionne, come Berlusconi, più fallisce più diventa prepotente, meno è in grado di spiegare più offende. E, come Berlusconi, vede la propria arroganza smontata dal semplice commento di un comico, in questo caso Luciana Littizzetto che alla fine della trasmissione si è più o meno chiesta: "Ma se è così bravo, com'è che chiude Termini Imerese?".
Marchionne ha passato un quarto d'ora in televisione senza spiegare nulla, ma non certo per riservatezza o rispetto delle relazioni sindacali, perchè questo è esattamente quello che fa anche al tavolo delle trattative. In Marchionne, come in Berlusconi, è sempre più difficile distinguere l'immagine dalla realtà, la propaganda dai fatti. E poi, esattamente come fa il Presidente del Consiglio, Marchionne si è lamentato di una campagna mediatica avversa. Qui c'è un'assoluta irriconoscenza verso un mondo culturale e politico che invece ha sempre supportato le sue imprese. Al punto di non chiedere neppure conto di fatterelli come la distribuzione di lauti dividendi agli azionisti e poderosi aumenti al top management, mentre agli operai veniva cancellato il premio di risultato. In realtà con il regime informativo che c'è oggi in Italia, se raccoglie cattiva pubblicità Marchionne deve prendersela unicamente con se stesso.
Alla fine bisogna ringraziare questa trasmissione. Dopo di essa le ragioni della Fiom sono ancora più chiare e valide agli occhi di tutti.
Giorgio Cremaschi
Tratto da Liberazione del 26/10/2010
sabato 23 ottobre 2010
ATM DI ALESSANDRIA: UN BENE COMUNE SOTTRATTO AI CITTADINI
Lo spazio dei Beni Comuni e dei diritti di cittadinanza ad essi connessi, in questa citta' si sta rapidamente riducendo per fare posto ad una logica aziendalistica tesa al profitto che risulta incompatibile con l'elemento pubblico che dovrebbe caratterizzare i servizi di interesse generale garantiti dalla nostra Costituzione. Tra questi servizi, anche il trasporto pubblico locale del nostro territorio sta per essere messo in vendita o raggruppato con quello dei trasporti milanesi che nulla hanno a che fare con il nostro territorio e con i bisogni dei nostri cittadini, ma risponde ad un precisoisegno che vede nelle aziende pubbliche multiservizi, un piatto grasso per le personali rendite di posizione di personaggi che utilizzano la politica per il proprio interesse personale, impedendo ai cittadini di essere partecipi di un progetto locale.
Perteciperanno al dibattito:
Matteo Gaddi - PRC-FdS,
Monica Cerutti - cons. reg.,
SEL, Massimo Barbadoro - Ass.re Provinciale al Lavoro,
Daniele Coloris- Segr.FILT di Alessandria
Il dibattito è organizzato da:
Partito Della Rifondazione Comunista (FdS) di Alessandria,
Partito dei Comunisti Italiani (Fds) di Alessandria
Sinistra ecologia e libertà di Alessandria
Italia dei Valori di Alessandria

Per questo invitiamo tutti i cittadini di Alessandria, i lavoratori, le forze politiche e le associazioni ad incontrarsi:
GIOVEDì 28 OTTOBRE ALLE ORE 21
PRESSO LA CIRCOSCRIZIONE CENTRO IN VIA VENEZIA 7
GIOVEDì 28 OTTOBRE ALLE ORE 21
PRESSO LA CIRCOSCRIZIONE CENTRO IN VIA VENEZIA 7
per riflettere sulla possibilità di un progetto partecipato di lotta comune che metta al centro i bisogni dei cittadini del nostro territorio e che rilanci l'idea di un'etica del servizio pubblico.
Perteciperanno al dibattito:
Matteo Gaddi - PRC-FdS,
Monica Cerutti - cons. reg.,
SEL, Massimo Barbadoro - Ass.re Provinciale al Lavoro,
Daniele Coloris- Segr.FILT di Alessandria
Il dibattito è organizzato da:
Partito Della Rifondazione Comunista (FdS) di Alessandria,
Partito dei Comunisti Italiani (Fds) di Alessandria
Sinistra ecologia e libertà di Alessandria
Italia dei Valori di Alessandria

lunedì 18 ottobre 2010
Il teatro è l'unico edificio, od area pubblica, a rischio nel comune di Alessandria?
La presenza di amianto nell'area del teatro cittadino,fatto emerso dal pozzo delle disattenzioni in queste ultime settimane, pone un interrogativo:
Esiste un elenco di aree pubbliche a rischio sanitario od ambientale nel comune di Alessandria?
Se fino ad oggi una situazione come quella del teatro, luogo ampiamente frequentato dal pubblico oltre che dagli addetti ai lavori,non aveva dato adito a perplessità riguardo alla sicurezza ambientale, si può immaginare che preoccupazione possa insorgere per altre strutture.
Siamo sicuri che il teatro è un caso isolato e non vi siano altre situazioni?
Una cosa senza dubbio utile sarebbe verificare se esistono pericoli potenziali, o già palesemente manifestati ed accuratamente censurati.
Se il deficit di responsabilità è da parte di chi amministra non vi deve essere da parte dei lavoratori e dei loro rappresentanti sindacali, e per cui segnalino i casi, se esistono.
Auguro un buono e scrupoloso lavoro alle strutture della sanità e del controllo ambientale.
Esiste un elenco di aree pubbliche a rischio sanitario od ambientale nel comune di Alessandria?
Se fino ad oggi una situazione come quella del teatro, luogo ampiamente frequentato dal pubblico oltre che dagli addetti ai lavori,non aveva dato adito a perplessità riguardo alla sicurezza ambientale, si può immaginare che preoccupazione possa insorgere per altre strutture.
Siamo sicuri che il teatro è un caso isolato e non vi siano altre situazioni?
Una cosa senza dubbio utile sarebbe verificare se esistono pericoli potenziali, o già palesemente manifestati ed accuratamente censurati.
Se il deficit di responsabilità è da parte di chi amministra non vi deve essere da parte dei lavoratori e dei loro rappresentanti sindacali, e per cui segnalino i casi, se esistono.
Auguro un buono e scrupoloso lavoro alle strutture della sanità e del controllo ambientale.
Massimo Orero Circolo Partito della Rifondazione Comunista - F.d.S di Alessandria
martedì 12 ottobre 2010
Il 16 Ottobre tutti con la FIOM!
La FIOM il 16 ottobre a Roma scenderà in piazza per una importante manifestazione, cruciale per il destino dei lavoratori del nostro paese e per la difesa dei nostri diritti.
In questi mesi il Governo Berlusconi e Confindustria hanno portato avanti un attacco violento e sfrontato al lavoro e alla democrazia, la FIOM è rimasta uno dei pochi fronti di resistenza democratici allo sfondamento delle destre e del padronato.
Approfittando della crisi il capitalismo cerca di aumentare i suoi profitti, negando i diritti dei lavoratori, tagliando le risorse per la scuola, l’università e la sanità, privatizzando i beni pubblici come l’acqua. Imponendoci la precarietà non solo nel lavoro, ma come modello di vita. Tutto questo non lo possiamo permettere.
Per questo motivo il Partito delle Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra, aderisce e lavora alla costruzione di una ampia mobilitazione in sostegno della FIOM che rimane una delle parti più combattive del sindacato, nel momento in cui è massimo l’offensiva portata avanti al mondo del lavoro dal Governo e Confindustria.
La partecipazione alla manifestazione del 16 ottobre è una reale opposizione di classe agli interessi del Capitale nel nostro Paese in difesa della dignità del lavoro e dei lavoratori.
La nostra è una scelta di parte, coscienti di essere sempre e comunque dalla parte dei lavoratori, per la costruzione di una alternativa al Capitalismo e per un’uscita dalla crisi da esso prodotta.
L’invito è a mobilitarci tutti per una grande manifestazione che faccia capire a tutti che i lavoratori non accetteranno più che i propri diritti vengano messi in discussione.
Approfittando della crisi il capitalismo cerca di aumentare i suoi profitti, negando i diritti dei lavoratori, tagliando le risorse per la scuola, l’università e la sanità, privatizzando i beni pubblici come l’acqua. Imponendoci la precarietà non solo nel lavoro, ma come modello di vita. Tutto questo non lo possiamo permettere.
Per questo motivo il Partito delle Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra, aderisce e lavora alla costruzione di una ampia mobilitazione in sostegno della FIOM che rimane una delle parti più combattive del sindacato, nel momento in cui è massimo l’offensiva portata avanti al mondo del lavoro dal Governo e Confindustria.
La partecipazione alla manifestazione del 16 ottobre è una reale opposizione di classe agli interessi del Capitale nel nostro Paese in difesa della dignità del lavoro e dei lavoratori.
La nostra è una scelta di parte, coscienti di essere sempre e comunque dalla parte dei lavoratori, per la costruzione di una alternativa al Capitalismo e per un’uscita dalla crisi da esso prodotta.
L’invito è a mobilitarci tutti per una grande manifestazione che faccia capire a tutti che i lavoratori non accetteranno più che i propri diritti vengano messi in discussione.
La segreteria provinciale del Partito della Rifondazione Comunista di Alessandria (PRC-FdS)

lunedì 11 ottobre 2010
Una bomba senza spoletta all'interno della città
La parole scritte nel comunicato dei rappresentanti dei lavoratori della polizia penitenziaria, che prestano servizio presso il carcere di Piazza Don Soria, sono molto chiare e preoccupanti.Riempirsi la bocca con l’argomento della sicurezza è servito molto come propaganda elettorale per alcuni personaggi, sia a livello nazionale che locale, ma al di là delle parole non si è fatto nulla di concreto.
Militari da parata in alcune città (nessuna deterrenza sugli eventi criminali, se non per far traslocare alcuni traffici da un quartiere ad un altro), ronde di solerti cittadini a vigilare sul territorio (non si ha a disposizione nessun bilancio dell’operazione), ma quali investimenti finanziari per i corpi di polizia?
Come ci viene spiegato dagli agenti della polizia penitenziaria la situazione chi si presenta nel carcere cittadino è drammatica, da qualsiasi parte delle sbarre la si osservi, o meglio, la si subisca.
Agenti costretti di fatto al lavoro straordinario (non retribuito per mancanza di fondi) per coprire le carenza di organico, ore lavorate di straordinario non recuperabili in quanto il fatto che il personale è sotto organico non permette di effettuare questa operazione.Come ci viene spiegato dagli agenti della polizia penitenziaria la situazione chi si presenta nel carcere cittadino è drammatica, da qualsiasi parte delle sbarre la si osservi, o meglio, la si subisca.
Detenuti in situazioni di convivenza disastrose, lo spazio di vita quotidiano per ogni sei detenuti è di venti metri quadrati, riduzione drastica della attività sociali in carcere. A questo aggiungiamo il fatto che la concentrazione di persone di etnie diverse in un contesto simile può portare a situazione di conflittualità interna elevata.
In questi anni c’è chi si è voluto mettere una maschera di perbenismo ed intransigenza, inventandosi nuovi reati da perseguire, ciò ha portato ad un massiccio afflusso di nuove entrate nella strutture di detenzione.
Ad Alessandria è necessario e doveroso che tutte le forze politiche prendano atto della situazione denunciata dagli agenti della polizia penitenziaria e si facciano interpreti del loro disagio presso il Ministero di Giustizia, affinché intervenga rapidamente a disinnescare questa vera e propria “bomba” in Piazza Don Soria.
Il Circolo del Partito della Rifondazione Comunista di Alessandria (PRC-FdS)
Il Circolo del Partito dei Comunisti Italiani di Alessandria (PdCI-FdS)
giovedì 7 ottobre 2010
Noi, con la Fiom, contro l’eversione del capitale
Fra meno di due settimane, sabato 16 ottobre, la Fiom chiamerà a raccolta, in quella che già si annuncia come un’imponente manifestazione di popolo, tutte le forze sociali che nella necessità di respingere l’attacco furibondo alle conquiste e ai diritti dei lavoratori vedono la via maestra per impedire che si compia la più devastante rottura democratica dell’era repubblicana.Occorre dire che di un simile rischio vi è, anche a sinistra, solo parziale consapevolezza. O meglio, dello smottamento democratico si coglie l’aspetto più immediatamente politico e morale: la degenerazione corruttiva della coalizione di governo, il potere dispotico, personale, del capo del governo che travolge l’intera architettura costituzionale, l’oltraggio sistematico alla legalità, il disprezzo ostentato per ogni procedura democratica e l’assalto liquidatorio ai poteri indipendenti che rifiutano di sottomettersi all’esecutivo. Si coglie meno, e nel Pd non si coglie affatto, quello che con chiarezza e semplicità esemplari Oscar Lafontaine, fondatore della Linke, ricordava in un recente dibattito svoltosi alla festa della Federazione della Sinistra, e cioè che domina nella sfera politica chi domina nei rapporti sociali. E che se questi sono caratterizzati dallo sfruttamento e dall’unilateralità del comando d’impresa, la politica non potrà autonomizzarsene ed anzi finirà per divenirne lo specchio fedele.
Ancora ieri, qualche giornale di area democratica titolava, in prima, «Eversore», epiteto impresso sul faccione torvo di Berlusconi. E a ragione. Dubito tuttavia che quella stessa grave espressione verrebbe usata per qualificare il comportamento di Marchionne. All’amministratore delegato della Fiat, capintesta della crociata contro il lavoro e a Confindustria, la cui parola è ormai ascoltata con la deferenza che si deve ad un organo istituzionale, non si rivolge lo stesso capo d’accusa.
Una volta era nozione di senso comune, maturata nella concreta esperienza di milioni di persone, che l’affermazione della democrazia dentro i luoghi di lavoro, le conquiste frutto del conflitto operaio, si riverberassero a 360 gradi sull’insieme della società, rendendola più giusta, più civile, più coesa. Difendendo gli interessi dei lavoratori - si diceva - si difendono gli interessi generali del Paese.Non vi era ombra di dubbio sul significato pregnante dell’articolo 1 della Costituzione, che coniuga non casualmente la democrazia con il lavoro, riconoscendo ai produttori associati una funzione quasi demiurgica per l’inveramento dei precetti della Carta. Oggi no. Il rovesciamento è stato diametrale. L’impresa e la regola ferrea, sebbene non scritta, che ne informa i comportamenti, quella della competitività, hanno occupato interamente il proscenio, unendo destra e sinistra moderata nel culto dell’ideologia neo-mercatista. Quella in ragione della quale si è accreditato Marchionne come l’interprete genuino della modernità ai tempi della globalizzazione e si è accettato che il posto di lavoro fosse messo in concorrenza con i diritti.
La fortuna della destra in tutta Europa e specialmente nel nostro Paese ha molte convergenti ragioni. Ma l’egemonia culturale del capitale, la “costituzionalizzazione“ del mercato è ciò che ne ha più di ogni altra cosa legittimato la funzione dirigente. L’impotenza di fronte alla crisi planetaria è la più plateale confessione di un disarmo culturale che ha sin qui impedito alla sinistra di candidarsi alla guida di una grande riforma economica e sociale. Una riforma che o passa attraverso un profondo mutamento dei rapporti di produzione, o ha la forza di riproporre la questione divelta del carattere sociale della proprietà, oppure è destinata ad insabbiarsi, perdere di vigore e rinculare nell’alveo del riformismo, trasformista e subalterno. La Fiom ha preso nelle proprie mani e proposto alla sinistra la precondizione di questo necessario salto di paradigma: l’affermazione dell’ irriducibilità del lavoro al capitale. Per questo viene ferocemente combattuta dal potere costituito e dal groviglio di interessi di cui esso è espressione. Per questo il successo dell’appuntamento del 16 ottobre, al quale offriremo tutto il nostro sostegno, rappresenterà molto più che la buona riuscita di una pur importante manifestazione.
Ancora ieri, qualche giornale di area democratica titolava, in prima, «Eversore», epiteto impresso sul faccione torvo di Berlusconi. E a ragione. Dubito tuttavia che quella stessa grave espressione verrebbe usata per qualificare il comportamento di Marchionne. All’amministratore delegato della Fiat, capintesta della crociata contro il lavoro e a Confindustria, la cui parola è ormai ascoltata con la deferenza che si deve ad un organo istituzionale, non si rivolge lo stesso capo d’accusa.
Una volta era nozione di senso comune, maturata nella concreta esperienza di milioni di persone, che l’affermazione della democrazia dentro i luoghi di lavoro, le conquiste frutto del conflitto operaio, si riverberassero a 360 gradi sull’insieme della società, rendendola più giusta, più civile, più coesa. Difendendo gli interessi dei lavoratori - si diceva - si difendono gli interessi generali del Paese.Non vi era ombra di dubbio sul significato pregnante dell’articolo 1 della Costituzione, che coniuga non casualmente la democrazia con il lavoro, riconoscendo ai produttori associati una funzione quasi demiurgica per l’inveramento dei precetti della Carta. Oggi no. Il rovesciamento è stato diametrale. L’impresa e la regola ferrea, sebbene non scritta, che ne informa i comportamenti, quella della competitività, hanno occupato interamente il proscenio, unendo destra e sinistra moderata nel culto dell’ideologia neo-mercatista. Quella in ragione della quale si è accreditato Marchionne come l’interprete genuino della modernità ai tempi della globalizzazione e si è accettato che il posto di lavoro fosse messo in concorrenza con i diritti.
La fortuna della destra in tutta Europa e specialmente nel nostro Paese ha molte convergenti ragioni. Ma l’egemonia culturale del capitale, la “costituzionalizzazione“ del mercato è ciò che ne ha più di ogni altra cosa legittimato la funzione dirigente. L’impotenza di fronte alla crisi planetaria è la più plateale confessione di un disarmo culturale che ha sin qui impedito alla sinistra di candidarsi alla guida di una grande riforma economica e sociale. Una riforma che o passa attraverso un profondo mutamento dei rapporti di produzione, o ha la forza di riproporre la questione divelta del carattere sociale della proprietà, oppure è destinata ad insabbiarsi, perdere di vigore e rinculare nell’alveo del riformismo, trasformista e subalterno. La Fiom ha preso nelle proprie mani e proposto alla sinistra la precondizione di questo necessario salto di paradigma: l’affermazione dell’ irriducibilità del lavoro al capitale. Per questo viene ferocemente combattuta dal potere costituito e dal groviglio di interessi di cui esso è espressione. Per questo il successo dell’appuntamento del 16 ottobre, al quale offriremo tutto il nostro sostegno, rappresenterà molto più che la buona riuscita di una pur importante manifestazione.
Dino Greco da Liberazione del 5/10/2010
martedì 28 settembre 2010
Su richiesta consiglio comunale aperto acqua
Gravissime le dichiarazioni del Sindaco, che ha risposto negativamente non solo alla nostra richiesta di un Consiglio Comunale Aperto sul tema Acqua Bene Comune (ripubblicizzazione, gestione e salubrità dell’acqua) ma ha affermato che mai questa amministrazione concederà un consiglio comunale aperto, su nessun tema.
Disprezzo assoluto del grande interesse mostrato dalla cittadinanza in proposito (1500 firme raccolte nel tortonese a sostegno dei tre referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua), e forse anche timore che vengano toccati argomenti scomodi, dalla gestione al rischio inquinamento in un territorio compromesso dal punto di vista ambientale come il nostro.
Bene, i cittadini se lo prenderanno quello spazio che spetta loro: parte la raccolta firme che obbligherà il Comune a convocare il consiglio aperto, siamo certi firmeranno in tanti, di fronte ad un atteggiamento arrogante e antidemocratico.
Disprezzo assoluto del grande interesse mostrato dalla cittadinanza in proposito (1500 firme raccolte nel tortonese a sostegno dei tre referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua), e forse anche timore che vengano toccati argomenti scomodi, dalla gestione al rischio inquinamento in un territorio compromesso dal punto di vista ambientale come il nostro.
Bene, i cittadini se lo prenderanno quello spazio che spetta loro: parte la raccolta firme che obbligherà il Comune a convocare il consiglio aperto, siamo certi firmeranno in tanti, di fronte ad un atteggiamento arrogante e antidemocratico.
Rifondazione Comunista Tortona
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