martedì 11 dicembre 2012

Salvaguardare il Bene Pubblico


L'argomento che più hanno sentito le mie orecchie dai tempi delle primarie del centro-sinistra per le elezioni amministrative di Alessandria è stato quello che si andrà incontro a sacrifici, “lacrime e sangue” è stata la definizione più spesso usata durante le riunioni di coalizione prima e di maggioranza in seguito.
Indiscutibilmente la situazione non è facile e non lascia molto spazio di manovra, però non si deve scartare a prescindere ogni strada che possa portare ad esercitare una volontà politica di salvaguardia del Bene Pubblico. Decretare di vendere tutto ciò che resta del patrimonio pubblico, perchè così ci chiede l'esigenza della situazione, i Commissari, le leggi antisociali del governo Monti, o l'Europa, significa darsi degli alibi che possono mascherare una mancanza di progettualità, o di una volontà di non produrla. Vendere ciò che si ha in patrimonio per fare cassa è più semplice che progettare piani industriali per le Aziende partecipate o piani strategici per la città, anche minimali,che aiuterebbero in qualche modo ad uscire da questa situazione, e proiettarsi in un futuro, si spera non lontano, verso una nuova Città, libera da tutti i retaggi del passato fatto di trasversalità e collusioni .
Pensare di risolvere i problemi della macchina comunale e delle Aziende partecipate tagliando gli organici di queste è semplicistico ed eticamente ingiusto, chiedere ed imporre sacrifici ai cittadini ed ai lavoratori mentre girano per la città personaggi che hanno preso rimborsi da capogiro per gratificare professionalità e capacità inesistenti, chi ha affidato consulenze inutili ad amici e congiunti, chi si è magnificato con sfarzi e grandezze del tutto inopportune, ciò è ingiusto.
Se si chiedono sacrifici ai lavoratori, cioè andando a toccare il lavoro che è un diritto Costituzionale in questa Repubblica, bisogna garantirgli il diritto di avere giustizia, ed equità nella presa a carico del sacrificio. Sarebbe un buon segnale porre un tetto di retribuzione ai funzionari e manager pubblici, ciò conforterebbe sicuramente, per esempio un dipendente ASPAL od AMIU, a cui si chiede un sacrificio sui suoi 1000 -1200 euro al mese sapere che si sacrifica anche chi di euro ne percepisce 100.000, o più, all'anno.
L'attuale Maggioranza che guida il Comune di Alessandria ha un compito duro da svolgere, scelte difficili, un forte bisogno di coraggio, ma tutto ciò deve essere affrontato non ascoltando le sirene che fanno sbagliare rotta, ma bensì tenendo saldo il timone e seguire la bussola che gli abitanti ed i lavoratori di Alessandria gli hanno affidato con speranza qualche mese fa.
La Coalizione di Maggioranza non deve comportarsi come un Comitato di salute pubblica, anche perchè è facile in questo modo di operare spianare la strada ai comitati d'affari.

Saluti a pugno chiuso.

Massimo Orero: Segretario del Circolo “Oscar Romero” del Partito della Rifondazione Comunista di Alessandria

giovedì 6 dicembre 2012

LA NOSTRA POSIZIONE SUGLI ATTI ANTIPROSTITUZIONE ED ACCOTTONAGGIO

La Corte Costituzionale ha più volte ravvisato che atti come la delibera di giunta sul tema della prostituzione e dell’accattonaggio, realizzano un’indebita invasione dei poteri dei sindaci nel campo della legislazione primaria ed una complessiva mancanza dei presupposti di legge per poter procedere nel senso auspicato dal Sindaco.
Sono oramai a centinaia le ordinanze o gli atti che vorrebbero contrastare il fenomeno della prostituzione (sul tema del cosiddetto “accattonaggio molesto” si sappia che è già punito dal codice penale!) con nessun risultato sul fronte della lotta al racket e nemmeno quello di dare soddisfazione a quei cittadini che legittimamente vivono il disagio di dover convivere con questo questo fenomeno che avviene sul marciapiede di casa. I clienti non vengono intimoriti dalle sanzioni, a cui peraltro potrebbero far ricorso e anzi a causa delle ordinanze pretendono prestazioni ad un prezzo inferiore innescando ulteriori fenomeni di sfruttamento delle donne. Sul fronte poi dei controlli finalizzati alla repressio ne del racket ci sembra di capire che le scarse risorse di cui dispongono i lavoratori della PS non consentano di operare nelle direzione auspicabile. Ogni anno centinaia di prostitute senza nome vengono trovate uccise a volte dopo essere state torturate. Nessuno reclama il loro corpo, eppure sappiamo dai racconti di chi, attraverso le poche misure di protezione messe in atto da Province, Enti Locali ed Associazioni, è riuscita a riscattarsi: sono donne migranti schiave, a volte con dei con figli, ricattate e violentate dalla criminalità organizzata, spesso anche minorenni.
 Come organizzazione politica, non solo aderiamo all’appello della Comunità di San Benedetto circa l’opportunità dell’Amministrazione di confrontarsi prima di prendere decisioni che riguardano la vita delle persone, con quei soggetti che sul territorio già operano sul tema della tratta (il Cissaca, Caritas e la Provincia di Alessandria hanno aderito ad uno specifico progetto). Diversamente si cavalca il disagio dei cittadini senza comunque dare risposte concrete, mettendo l’Amministrazione nella condizione di essere comunque oggetto di critiche da parte dei cittadini.

Il Circolo PRC di Alessandria

martedì 4 dicembre 2012

1789 France: “Libertè – Egalitè – Fraternitè” 3-12-2012 Lyon: Sequestrato ogni diritto a dimostrare


E’ quanto avvenuto ieri in Francia, dal Frejus a Lyon. 12 pulman di cittadini: donne, uomini, giovani e anziani, sono stati sequestrati e impediti di dimostrare liberamente, a mani nude, il proprio dissenso.
Per 16 ore, molte centinaia di cittadini/e italiani/e sono stati bloccati, identificati, sequestrati e impediti di dimostrare il proprio dissenso al pseudo accordo Monti-Hollande. Per permettere ad alcune mezzi di “informazione hambedded di dire ai cittadini europei che “così va bene” e che “nessuno dissente” agli accordi per i banchieri e gli speculatori sulle opere inutili e dannose, come la Tav Lyon-Torino.
Migliaia di gendarmi robot hanno così ritardato e frenato il dissenso di molte centinaia di dimostranti, nei pulman, sulla piazza, dal confine al confine, blindando di fatto i pulman stessi manu militari.
Solo la freddezza e il senso di responsabilità di noi dimostranti, ha impedito che la situazione degenerasse, dando così appigli a chi avrebbe voluto parlare dei “mostri del dissenso NoTav” e alle altre “grandi opere” inutili, costose e dannose.
Questa è l’Europa dei banchieri e degli speculatori, NOI NON CI STIAMO.
Cambiare quest’Europa si può perché si deve e lo vogliamo.

Gianni Naggi, Resp. Reg. Ambiente e Beni Comuni PRC Piemonte

giovedì 29 novembre 2012

Sanità pubblica: è codice rosso! A rischio il diritto alla salute

Il ritornello è sempre lo stesso, ormai diventato simile alla musica di un disco rotto.Inizia sempre con il richiamo ad una crisi che ha colpito tutti, e rassicura sulla temporaneità dei provvedimenti paventati. Il direttore d'orchestra è ancora una volta tale Mario Monti, presidente del Consiglio italiano. Nel mirino dei suoi pensieri c'è questa volta il Servizio sanitario nazionale, la cui sostenibilità "potrebbe non essere garantita". Il rituale è sempre lo stesso; tessere le lodi, dispensareun'infarinata di nazionalismo, per finire con "una proposta che non si può rifiutare", come avrebbe detto Michael Corleone nel film “Il Padrino”. Ecco partire questa volta il missile sulla Sanità: "Andiamo fieri del nostro Servizio sanitario nazionale", ma occorre pensare a "nuove modalità di finanziamento per servizi e prestazioni.
La posta in palio è altissima. Bisogna individuare e rendere operativi modelli innovativi di finanziamento e organizzazione dei servizi e delle prestazioni sanitarie". Ma cosa vorrà dire questa volta il Premier? Non è difficile aspettarsi in tempi brevi un attacco frontale verso la sanità pubblica. La continuità con il governo Berlusconi si evidenzia sempre di più; con l'aggravante che il "tecnico liberista", sempre più somigliante al sicario che non torna mai indietro senza prima aver portato a termine il “contratto” affidatogli, ha ormai dimostrato di voler mettere in pratica i suoi propositi. Sicuramente un motivo in più per temere che diventi realtà quel sogno berlusconiano di un modello sanitario privato. Il buon Monti "ha imparato l'arte e l'ha messa da parte", dispensando pillole di rassicurazione sul fatto che il governo sia un prezioso alleato della "galassia" sanitaria italiana. Intervenuto in videoconferenza a Palermo, si rivolge al comparto medico parlando di sfida per l'innovazione, non mancando di precisare come "anche l'innovazione medico-scientifica, soprattutto nella fase dell'industrializzazione, debba partecipare attivamente alla sfida". Traduzione di: "abbiamo messo le mani nelle tasche di tutti, non pensate di defilarvi dal dare il vostro contributo!" Dal quartier generale di Palazzo Chigi parte subito la secca smentita, precisando che Monti "non ha messo in questione il finanziamento pubblico del sistema sanitario, bensì, riferendosi alla sostenibilità futura, ha posto l'interrogativo sull'opportunità di affiancare al finanziamento a carico della fiscalità generale forme di finanziamento integrativo". Troppo complicato e machiavellico questo modo di gettare l'esca da parte del premier! Udite udite, persino il PD rimane sorpreso e preoccupato, tanto da sottolineare quanto "le parole del presidente del Consiglio preoccupano e stupiscono. Non sono infatti le parole che il governo, attraverso il ministro della salute Balduzzi, ha ribadito in più di un'occasione in parlamento e in altre occasioni pubbliche". La nota viene ripresa dallo stesso responsabile sanità, ed ex sindaco di Pisa, Paolo Fontanelli, che non manca di puntualizzare come "il servizio pubblico è stato oggetto di tagli molto pesanti e la legge di stabilità è stata ancora una volta l'occasione per ridurre i fondi per il 2012 e poi per gli anni a venire. Di fronte a questa situazione, le parole di Monti fanno immaginare come sempre più concreto il rischio di smantellare il servizio sanitario pubblico". A questo proposito, conclude Fontanelli, "i fondi per far funzionare il Ssn in maniera corretta devono essere trovati". Il fermento adrenergico portato dalle primarie ha forse dato una scossa benefica (o strategica?) alla dirigenza targata PD, tanto che sulla questione non manca d'intervenire con decisione anche la presidente Rosy Bindi, già ministro della salute, affermando che "Dispiace che il Presidente Monti sia caduto in un luogo comune - una sanità finanziata con risorse pubbliche sarebbe meno sostenibile di una finanziata con risorse private – che non è degno della sua preparazione tecnica e della sua conoscenza del mondo. E’ dimostrato dai dati empirici e non da teoremi ideologici: i sistemi sanitari più costosi sono quelli basati su finanziamenti privati o misti, pubblico/privato". La Bindi non sbaglia affatto, specialmente quando sottolinea l'inaccettabilità del fatto che pur di non gravare sulle risorse pubbliche si arriva persino a mettere a rischio il diritto alla salute! Resta il fatto che da secoli, tutti i governi (compreso il suo, cara presidente Bindi..) hanno affrontato la questione della "riforma sanitaria" mantenendo alcuni punti fissi che invece andrebbero ridiscussi. Per mettere mano ad una vera riforma sanitaria occorre prima di tutto rendere inamovibile il diritto di tutti i cittadini alla tutela della salute, evitando di gravarli con spese e ticket che negli ultimi anni hanno subito un incremento rilevante che non sfugge ad una analisi attenta; infatti se diamo uno sguardo alle tabelle si evince che la spesa sanitaria negli ultimi 10 anni passa da 69,3 mld di euro del 2000 a 110,6 mld di euro del 2010 (+60%). Il ticket medio pro capite passa da 14,3 euro del 2009 ai 21,8 euro del 2011 (+53%). I cittadini ormai dal 2012 acquistano con i loro soldi il 50% dei farmaci (6,3 mld di euro) rispetto alla spesa sostenuta dal Ssn (12,3 mld di euro), mentre la spesa sanitaria media pro capite nazionale resta quasi invariata negli ultimi 3 anni, da 1.782 euro del 2008 a 1.883 euro del 2010. A questo si dovrebbe aggiungere quanto emerso dal rapporto sulla spesa sociale appena pubblicato dalla Commissione Europea, dal quale si evidenzia che per il welfare l'Italia spende meno degli altri grandi paesi Europei! La domanda sorge spontanea: quanto incidono elementi come il rapporto medicina/industria farmaceutica, oppure gli sprechi e le rendite di posizione? E ancora, siamo sicuri che, visto la tendenza che porta la medicina del futuro ad essere sempre più orientata verso la cura geriatrica, a causa del progressivo quanto inesorabile invecchiamento della popolazione, non sia da ripensare lo stesso modello di cura che suggerirebbe l'incremento dell'assistenza domiciliare o delocalizzata, piuttosto che concentrata negli ospedali o nelle cliniche con una spesa senza dubbio maggiore ed un risultato meno efficiente? Il materiale è tanto, così come le varie tipologie e direttrici d'intervento. Quello che rimane come punto fermo è l'assoluta indisponibilità ad accettare modelli d'importazione (peraltro vecchi, visto che lo stesso Obama cerca di introdurre principi simili a quelli in uso nel welfare europeo "d'importazione") che ci farebbero tornare indietro di decenni. La stessa CGIL si unisce al coro di chi vuole alzare il livello d'attenzione sui propositi di Monti, ammonendo il governo che "non può permettersi certe preoccupazioni sulla sostenibilità del sistema sanitario nazionale dopo averlo ridotto all'osso. Se ha intenzione di privatizzare, come denunciamo da mesi, lo dica. Noi lo combatteremo. Ma non può affamare la bestia per poi svenderla". E così, anche l'ennesima battaglia contro le politiche recessive frutto del liberismo montiano, è dunque iniziata. Questa volta, probabilmente, con minori possibilità di riuscita.
Franco Frediani  

mercoledì 28 novembre 2012

ILVA, PESANTI RIPERCUSSIONI SUL PIEMONTE - NAZIONALIZZAZIONE COME VIA OBBLIGATA


La disastrosa situazione dell’ILVA di Taranto rischia di avere pesanti ricadute anche in Piemonte, negli stabilimenti di Novi Ligure e Racconigi. Come è noto, in queste due realtà sono a rischio un migliaio di posti di lavoro.
Come Rifondazione Comunista siamo ancora una volta al fianco dei lavoratori piemontesi dell’ILVA, che fra ieri e oggi stanno manifestando tutta la loro rabbia e la loro preoccupazione. e si preparano a partecipare alla manifestazione di domani a Roma.
E’ inaccettabile che siano sempre i lavoratori a pagare sulla propria pelle le scelte politiche ed aziendali miopi e sbagliate compiute in questi anni. La privatizzazione di settori strategici della nostra economia negli ultimi decenni ha prodotto solo disastri. Quello dell’ILVA è purtroppo l’ennesimo caso in cui la cosa si manifesta in modo palese. Il ruolo dello Stato deve tornare a essere quello di definire una politica industriale seria. In questo senso, la via della rinazionalizzare dei settori strategici della nostra economia, tra i quali la produzione di acciaio, appare sempre più come una via obbligata.


Armando Petrini, segretario regionale PRC Piemonte
Fabio Panero, segretario Federazione PRC Cuneo
Simone Subrero, segretario Federazione PRC Alessandria

domenica 25 novembre 2012

Raccolta firme referendum lavoro e pensioni



Continua la raccolta firme di Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra per promuovere i referendum sul lavoro e sulle pensioni, che ci vede impegnati con i nostri banchetti in tutte le piazze del nostro paese.
Con i referendum sul lavoro ci proponiamo di restituire allo Statuto dei Lavoratori l'articolo 18 nella versione originaria, per rispettare i principi della Costituzione e rendere esigibili le decisioni della magistratura. La nozione giuridica secondo la quale nessuno può essere licenziato senza giusta causa e giustificato motivo deve essere ripristinata. Perché un'ingiustizia praticata ad uno è un'ingiustizia verso tutti. Non si tratta dunque di un problema di quantità numeriche, bensì di giustizia sociale.
Intendiamo , inoltre,  con il referendum sull'articolo 8 abolire le manomissioni e ristabilire la certezza dei diritti previsti e conquistati dal contratto nazionale. A parità di condizioni, vanno pretese regole generali che valgano per tutti i lavoratori di un settore e ovunque sul territorio nazionale. Alla contrattazione aziendale va restituito il giusto valore: ossia deve 'accompagnare' l'andamento dell'impresa - garantendo eventualmente tutele aggiuntive ai suoi dipendenti -, contrattare l'organizzazione del lavoro, l'articolazione degli orari e dei turni nell'ambito e nei limiti previsti dal contratto nazionale.
Con i referendum sulle pensioni invece vogliamo abrogare la riforma pensionistica voluta dal governo Monti e dal ministro Fornero, limitando a 62 anni l’aumento dell’età per la pensione di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti, abrogando gli  ulteriori aumenti dell’età pensionabile, che la portano fino a 67 anni nel 2021. Analogamente per le lavoratrici autonome resta il solo aumento a 63 anni.
Chiediamo, inoltre, che venga abrogato l’innalzamento legato all’aspettativa di vita che  avrebbe portato il requisito contributivo a oltre 44 anni nel 2027, che vengano eliminate l e penalizzazioni per chi con i 41 anni di contributi, va in pensione prima dei 62  anni di età e che per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti con almeno 35 anni di contributi, vengono ripristinate le  quote della legge 243/2004 (che riguarda i lavori usuranti), la cui soppressione è una delle principali iniquità della “riforma”.
In questo modo si ripristina nella sostanza il sistema previdenziale precedente alla riforma, eliminando le principali iniquità ed intervenendo alla radice sul dramma delle lavoratrici e dei  lavoratori “esodati”.
Il circolo di Alessandria rimarrà aperto per chiunque volesse firmare per questi importanti quesiti referendari
Martedì 27: la mattina dalle 9 alle 11 e il pomeriggio dalle 14 alle 16
Mercoledì 28: la mattina dalle 9 alle 11, il pomeriggio dalle 14 alle 16 e la sera dalle 18 alle 20
Giovedì 29 alla mattina dalle 9 alle 11 e la sera dalle 18 alle 20.

Il Partito della Rifondazione Comunista di Alessandria.

venerdì 7 ottobre 2011

Barberis (Consigliere comunale PRC-FdS) sulle primarie del centrosinistra ad Alessandria

Manca poco più di una settimana alla data di scadenza di presentazione dei candidati che parteciperanno alle primarie del centrosinistra in vista delle prossime elezioni amministrative del 2012 ad Alessandria.
L'ala a sinistra del Partito Democratico sembra aver scelto la strada della coalizione e del fronte unitario, non presentando candidati propri.
E' di oggi la comunicazione di "un passo in dietro" anche del candidato della Federazione della Sinistra in Consiglio comunale, Giorgio Barberis, per il quale nei mesi scorsi le forze politiche della Sinistra e la società civile avevano prospettato un percorso "da candidato sindaco".

"Anche alla luce delle recenti vicende che coinvolgono la giunta Fabbio e che confermano tutte le perplessità dell'opposizione consigliare relativamente al bilancio comunale, riteniamo che sia sempre più necessario costruire un ampio fronte unitario delle forze politiche del centrosinistra. Lo impone la situazione di vera e propria emergenza democratica che stiamo vivendo, nel nostro Paese e nella nostra città", spiega Barberis. Che ringraziando per il sostegno e la fiducia nel suo operato in Consiglio da parte di amici e delle forze politiche che ha rappresentato in questi 4 anni, però precisa: "Ritengo che non sia opportuno in questa fase creare divisioni nella coalizione di centrosinistra, e che invece di disperdere forze nella competizione delle primarie (nelle quali sosterremo la candidatura che garantisca le maggiori competenze amministrative e le più ampie convergenze tra le forze politiche e sociali), sia sicuramente più opportuno dare un contributo alla realizzazione di un programma condiviso per la costruzione di una città diversa, più giusta, lihttp://www.blogger.com/img/blank.gifbera e solidale".
Giorgio Barberis, comunque mette in evidenza il percorso politico e le "battaglie" per il bene comune da sempre sostenute dalla Federazione della Sinistra, che non si fermeranno proprio ora, visto il momento delicato che sta vivendo la città di Alessandria. "Molti i temi che ci stanno a cuore e che verranno articolati nei prossimi mesi, come ad esempio la partecipazione dei cittadini alle decisioni collettive, la ristrutturazione e la difesa del welfare locale, la salvaguardia dei servizi pubblici e la tutela dei diritti di tutti, l'adozione di un codice etico e di una piena trasparenza nella gestione amministrativa, l'attenzione alla qualità della vita di ciascun individuo e della collettività".

Tratto da www.alessandrianews.it

venerdì 23 settembre 2011

Lavoratori del Comune “un bene comune”

Cari cittadini e cittadine di Alessandria,
non lasciatevi ingannare da chi è al Governo (Ministri Brunetta e Sacconi) e da chi amministra questa città: i lavoratori e le lavoratrici del Comune non sono e non possono essere dei fannulloni poiché senza il loro operato quotidiano e instancabile i vostri figli non potrebbero essere amorevolmente accuditi negli asili, le strade non potrebbero essere illuminate, il traffico urbano e gli incidenti stradali sarebbero una giungla ancora peggiore. Nessun professionista potrebbe avere certezze e regole su cui costruire i suoi progetti, le persone con dei bisogni particolari non avrebbero né orientamento e né ascolto. La biblioteca sarebbe definitivamente chiusa e molti di voi continuerebbero a frequentare un Teatro introducendo nei polmoni le pericolosissime fibre di amianto.
I lavoratori del nostro Comune lavorano spesso senza indirizzi, senza mezzi e con tante difficoltà per meno di 1200 euro al mese. Non sono dei fannulloni perché siete voi a controllare ogni giorno la loro presenza e il loro lavoro. Perché senza di loro la nostra città non avrebbe argini alla crisi e resterebbe senza i servizi essenziali. La recente protesta di tutte le sigle sindacali unite a chiedere giustizia, equità e diritti per questi lavoratori è stata accostata in maniera del tutto strumentale dal Sindaco Fabbio a un fatto gravissimo da lui perpetuato ai danni dei lavoratori e dei sindacati: l'oscuramento da parte del Comune dei siti gestiti dalle rappresentanze sindacali unitarie che funzionano come bacheche sindacali. Questo oscuramento da parte della giunta di centrodestra è senz'altro da configurarsi come comportamento antisindacale con l'aggravante di negare l'evidenza e cioè che l'utilizzo di internet è indispensabile per la progettazione e la soluzione dei problemi dei cittadini e della città nel suo insieme. Mentre si sperpera con consulenze inappropriate e si fanno attendere i creditori per anni, l'amministrazione comunale di centrodestra ha tagliato drasticamente gli abbonamenti a riviste giuridiche ed economiche nonché ai quotidiani locali, che sono strumento di lavoro indispensabile nella pubblica amministrazione di tutta l'Europa.
L'interdizione ai soli dipendenti comunali (non per i dirigenti e per i politici) all'accesso dei siti dei quotidiani locali presenti sul web poi è un fatto gravissimo che dovrebbe fare indignare non solo i cittadini di questa città ma l'intero Paese. Ciò che non si può controllare direttamente viene cancellato e questo ci ricordai tempi bui dei regimi totalitari. Evidentemente i rapporti dispendiosi con la Cina intrattenuti da questa amministrazione sono stati così incoraggianti da doverne imitare le pratiche autoritarie.
Cari cittadini, difendiamo i nostri lavoratori senza distinzioni, difendere i servizi pubblici significa difendere i diritti di tutti. I diritti non sono dei privilegi e vanno difesi con la lotta e la solidarietà.

Il Circolo cittadino del Partito della Rifondazione Comunista di Alessandria

giovedì 22 settembre 2011

15 ottobre,indignarsi è giusto

Piazza Esedra-San Giovanni: alla fine del percorso le uniche concessioni alla tradizione potrebbero essere proprio i capolinea del corteo del 15 ottobre. Tutto il resto sarà affidato alla creatività di chi avrà deciso di accogliere l'appello degli indignados spagnoli per una giornata europea e internazionale "United for global change", prima scadenza internazionale convocata dal basso.Cosa accadrà al termine di quel corteo? L'indignazione riuscirà ad accamparsi, a occupare lo spazio pubblico coniando forme di democrazia reale e una propria piattaforma, che poi sono i tratti distintivi di quanto avviene in mezza Europa? Assedierà o si terrà alla larga, quasi a ignorarli, i palazzi del potere? Ci sarà un palco o verrà scelta una modalità più partecipativa e orizzontale? Ci sarà solo la piazza romana o ci si convocherà anche in altre città per decentrare e ampliare la partecipazione? Ciascuno di questi nodi esprime prospettive differenti ma inizia ad essere chiaro che quel giorno sarà l'inizio di una mobilitazione imponente e lunga almeno quanto la crisi. L'innovazione non allude a un "copia e incolla" di pratiche mutuate dall'estero ma di costruire un percorso a disposizione della sollevazione possibile visto che, nei mesi precedenti, l'indignazione italiana ha già espresso grandi mobilitazioni (studenti, donne, precari, il decennale del 2001 genovese) ma segnali di "eccedenza", alla ripresa estiva, non è che si siano registrati almeno al di fuori della partecipazione allo sciopero del 6 settembre. Il movimento studentesco ha appena rimesso piede nei suoi luoghi, l'Uds per il 7 ottobre ha convocato cortei in ogni città. L'attesa, tuttavia, è palpabile per una manifestazione che vedrà convergere a Roma decine di migliaia di persone. Segno ne è la terza riunione dello spazio di coordinamento che ha visto ieri la partecipazione di un centinaio di persone appartenenti a vario titolo alle sigle sociali, politiche e sindacali che agiscono lo spazio del movimento antiliberista di questo Paese. Solo la settimana precedente erano meno della metà.
Dal salone dell'Arci nazionale s'è usciti con un invito a costruire nei territori la partecipazione italiana «contro la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democrazia compiuta, con le politiche anticrisi, a difesa dei profitti e della speculazione finanziaria», si legge nel comunicato finale prodotto dopo decine di interventi. Un'indicazione in sintonia con quanto sta già accadendo in periferia: da domani e ogni venerdì, fino al 15 ottobre, la società civile cosentina, ad esempio, manifesterà lungo Corso Mazzini e fino a Piazza dei Bruzi.
Il Coordinamento 15 ottobre, tuttavia, non è un social forum. Prevale, al momento, una versione piuttosto minimale, di servizio, con l'obiettivo di preparare una piazza grande e inclusiva ma che non scalfisce la polarità su cui l'esperienza nostrana sembra inchiodata, quella tra conflitto e sua rappresentazione. Una polarità tutta interna all'anomalia italiana (berlusconismo, bipolarismo, assenza di una opposizione politica, concertazione) in cui sono tutte da ricostruire la istituzioni di movimento e la rappresentanza politica dei soggetti conflittuali. Dunque il coordinamento curerà unitariamente la logistica e l'organizzazione della manifestazione nazionale di Roma e ne definirà le sue parti comuni. «Il suo obiettivo è favorire la massima inclusione, convergenza, convivenza e cooperazione delle molteplici e plurali forze sociali, reti, energie individuali e collettive che stanno preparando e prepareranno la mobilitazione con i propri appelli, le proprie alleanze, i propri contenuti. Ci impegniamo insieme a costruire una manifestazione partecipata, pacifica, inclusiva, plurale e di massa, il cui obiettivo è raccogliere e dare massimo spazio alla opposizione popolare, alle lotte e alle pratiche alternative diffuse nel nostro paese. Sarà una tappa della ripresa di spazio pubblico di mobilitazione permanente, come si sta realizzando in tutta Europa e nel Mediterraneo».
Nel fine settimana le singole realtà saranno occupate in vari appuntamenti: dalla Perugia-Assisi alla convention bolognese di San Precario fino alla kermesse di Uniti contro la crisi in un ex cinema romano occupato a San Lorenzo. Martedì prossimo, dalle 11 ancora all'Arci nazionale, il prossimo appuntamento per varare il titolo/slogan della manifestazione e l'arrivo del corteo che alcune reti preferibbero in una piazza più centrale. Funzioneranno una mailing list, un blog, la comunicazione virale sui social network.

Tratto da Liberazione.it

mercoledì 14 settembre 2011

Coalizione e beni comuni

Il risultato dei referendum, conferma la necessità di un cambiamento da tempo al centro della nostra elaborazione e proposta politica, che non divide ma accomuna. Ad Alessandria il 93,97% dei cittadini votanti ha deciso per abolire l’obbligo di privatizzare i servizi. Non solo acqua, ma anche trasporti, rifiuti, energia, educazione, formazione, cultura, insomma i beni comuni.
Il rilancio della gestione dei servizi, che devono rimanere in mani pubbliche e sul territorio, riconvertendo economie e professionalità, puntando su progetti innovativi e non su modelli bocciati tanto elettoralmente quanto culturalmente ed industrialmente. Dunque ogni proposta sensata di rilancio della città passa per la tutela dei beni comuni, acqua, energia, lavoro, trasporti non secondo le logiche di mercato, ma della Democrazia.
Occorre una discussione dal basso, scevra da recriminazioni o pregiudizi, in cui sviluppare e condividere un confronto politico e culturale che tenga conto dell’espressione referendaria, che lanci una campagna generale sui beni comuni, . Rifondazione Comunista è già stata protagonista presentando documenti in molti consigli comunali in provincia, ora queste battaglie devono essere condivise da un’unità sociale e politica.
Andrebbero superati i modelli di confronto politicista e per costruire un vero laboratorio in cui convergere esperienze dai lavoratori ai movimenti, alla politica, in un processo programmatico vero e proprio. Le forze che pensano di governare la città dovranno riformulare e comprendere la nuova agenda, sulla quale costruire una spinta di cambiamento profondo, di partecipazione e quindi di cammino democratico.
Il concetto di un “welfare diffuso” passa anche attraverso la gestione diretta e pubblica dei beni comuni. A questo proposito riteniamo doveroso, ribadire la necessità di utilizzare proporzionate risorse, per sostenere tutti i cittadini con particolare attenzione agli anziani ai disabili e ai minori. Siamo a conoscenza della gravissima situazione che molte famiglie con figli disabili devono sostenere a causa della politica nazionale e locale che non intende in alcun modo occuparsi delle famiglie e dei più deboli. Il Cissaca sta attendendo 8 milioni di euro dal Comune che ha proposto una rateizzazione del debito mai portata avanti. Le conseguenze sono state descritte in questi giorni dai volontari dell'Aias e dalle cooperative sociali, ed altre, meno conosciute sono ancora più drammatiche. I cittadini più fortunati hanno comunque il diritto di ottenere un'offerta adeguata e pubblica di servizi a domanda individuale, di qualità così come è sempre stato nella tradizione amministrativa di questa città che ha sempre vantato servizi di qualità superiore a quelli offerti dai privati. Questi servizi non dimentichiamocelo significano anche integrazione sociale, che sta alla base di una convivenza pacifica e non conflittuale dei cittadini. Esiste un bisogno di rilevante importanza circa i preadolescenti che non hanno luoghi e sostegno del loro camminino di crescita: la mancanza di prevenzione ed ascolto, la mancanza di un tempo accompagnato e guidato può voler significare un futuro incerto dal punto di vista della salute e dell'educazione, per i nostri figli e ingenti danni per tutta la nostra comunità.
Questa è una città malsana che necessita immediatamente un piano articolato per la tutela della salute dei cittadini e che sappia coniugare le necessità del lavoro con quelle della salvaguardia del territorio e del suo ecosistema, attraendo quelle aziende che investendo in ricerca, innovazione e responsabilità sociale sappiano offrire opportunità di lavoro qualificate e stabili e che investano sull'ambiente.
La politica deve definitivamente sganciarsi dai poteri finanziari e spesso al limite della legalità, mostrando alla città stili di vita sobri, passione per i cittadini e motivazione. Non possiamo più permetterci di farci fare “la festa” da oscuri imprenditori legati peraltro anche alla malavita organizzata. Fare politica nella nostra città non dovrà più essere “un posto di lavoro”ma una responsabilità precisa nei confronti della comunità.
La partecipazione dei cittadini alle decisioni amministrative non può più essere disattesa: esistono e vengono già praticati da altri comuni strumenti efficaci che permettono ad ogni singolo cittadino di esprimere il proprio parere sugli investimenti e sulle priorità da affrontare.
Questi sono per noi punti irrinunciabili per costruire un progetto di città e al contempo sostenere un candidato.

Circolo della Rifondazione Comunista di Alessandria - Federazione della Sinistra

mercoledì 7 settembre 2011

Rifondazione sullo sciopero

Il Partito della Rifondazione Comunista sostiene e partecipa in maniera convinta allo sciopero generale indetto dalla Cgil e dai sindacati di base per il giorno 6 settembre 2011.
Crediamo fortemente, nello strumento dello sciopero come mezzo democratico per ribadire la nostra totale contrarietà alla manovra iniqua e anti-popolare messa in atto dal governo delle destre, affine a Confindustria e ai poteri economici e finanziari delle banche. Riteniamo, questa, una manovra contro i lavoratori e non contro la crisi .L’idea che la manovra sia sbagliata ma sia sbagliato anche lottare per cambiarla è semplicemente una cosa senza senso, un’idiozia.
Per cambiare la manovra e per cacciare il governo occorre costruire la più forte mobilitazione sociale possibile.
Crediamo sia giunto il momento di dire basta e ribellarci prima che sia troppo tardi, perché la crisi non sia pagata dai lavoratori, dai pensionati, dalle casalinghe, dagli studenti, dai precari e dalle fasce più deboli.
Il Partito della Rifondazione Comunista avanza alcune proposte per una politica più vicina ai cittadini e che realmente risolva la crisi, tra cui, ad esempio, la tassa sui grandi patrimoni, al di sopra del milione di euro; la lotta all’evasione fiscale, facendo pagare per intero le tasse a chi ha usato lo scudo fiscale; riduzione a metà delle spese militari e gli stipendi a parlamentari e super managers; la restituzione dei finanziamenti pubblici da parte delle aziende che de localizzano e il blocco delle grandi opere inutili come la Tav e il ponte sullo Stretto.

Circolo della Rifondazione Comunista di Alessandria - Federazione della Sinistra

domenica 17 luglio 2011

COTA NON INTRODUCA I TICKET AI PIEMONTESI

La manovra che il Governo ha adottato incide pesantemente sull’intero sistema sanitario, sia per la riduzione dei trasferimenti alle Regioni sia per gli immediati oneri riversati sui cittadini attraverso la reintroduzione dei ticket sulle visite specialistiche e sui codici bianchi al Pronto Soccorso. Oneri che fino al 2010 venivano compensati con uno stanziamento finalizzato del ministero della Salute nell’accordo con la Conferenza delle Regioni.
L’iniquità del balzello da 10 euro è stata denunciata dal Presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, ma come è stile delle relazioni tra Stato ed autonomie viene riversata sulle Regioni la facoltà della decisione sui tempi di introduzione del ticket, ovvero dal prossimo anno oppure fin dalla validità del decreto (probabilmente la prossima settimana). Nel caso di un rinvio le mancate entrate dovranno essere ristorate da uno stanziamento corrispondente del bilancio regionale: per il Piemonte - ai dati pubblicati sul Sole24Ore - ammonterebbe a 29,03 milioni di euro per il periodo agosto/dicembre 2011.
Verificato il pubblico impegno del Presidente Cota sulla riduzione dei tempi di attesa per le visite specialistiche e per la diagnostica e constatato l’annuncio reso a mezzo stampa in data odierna sul fatto che nel primo semestre del 2011 la spesa sanitaria sarebbe “per la prima volta sotto controllo”, non sussisterebbero motivazioni ostative a impegnare la Regione Piemonte nell’attutire le ricadute sulla propria popolazione della manovra nazionale in ambito sanitario.
Ci attendiamo pertanto che la Giunta Regionale provveda a breve termine ad adottare la delibera di copertura delle mancate entrate dai ticket sulle visite specialistiche al fine di consentire ai piemontesi di accedere alle prestazioni secondo le precedenti modalità.

Eleonora Artesio - Consigliere regionale PRC-FDS

venerdì 15 luglio 2011

UNA LETTERA APERTA AI MILITANTI DEL PD CASALESE E AL COMITATO CASALESE PER I BENI COMUNI

Senti che bel vento. E' questo lo slogan che campeggiava sui manifesti affissi dal PD dopo l'affermazione dei quesiti referendari. Un giusto giubilo mi son detto, anche perché ho pensato, con la mia innata ingenuità, che la parola raccogliesse non solo l'occasione di una “botta” al governo Berlusconi, ma anche il portato, il sentire generalizzato di un elettorato sempre più critico verso gli assunti liberisti.
Da semplice militante ho partecipato a Casale ai molti banchetti del comitato referendario (ora giustamente trasformato in comitato per i beni comuni) e ho registrato con favore, benché fosse confluita solo nell'ultimo periodo, la presenza di militanti del PD: un promettente allargamento della coscienza e della lotta per il “comune”, mi son detto. Siccome ho l'inveterata abitudine di “dare al meglio” le posizioni di tutti, persino quelle degli avversari politici, oggi intendo porre qualche domanda a quei militanti a seguito di ciò che sta accadendo in queste ora durante la drammatica discussione largamente bipartisan della manovra finanziaria nazionale.
I fatti: alcuni potenti settori del PD di diversa connotazione interna stanno chiedendo e ottenendo dal Governo una forte accelerazione della politica delle privatizzazioni. A esser messe sul mercato non saranno solo ENI, ENEL o Finmeccanica, ma anche le municipalizzate, senza toccare l'acqua perché forse pare brutto. In relazione al patto di stabilità i Comuni che venderanno per primi saranno premiati, chi vorrà resistere sarà penalizzato. L'operazione è attuata, con ogni evidenza, attraverso la completa sparizione del risultato di uno dei due referendum sui servizi ed è dimentica del fatto che per una misura similare abbiamo già pagato una salata sanzione a Bruxelles.
La concitata discussione parlamentare di queste ore sta dunque mettendo a punto il preciso rovesciamento dello spirito referendario e non so se e in che modo si potranno manifestare reazioni sufficientemente consistenti per fermare questa ennesima deriva verso il sommamente ideologico adagio : la gestione dei servizi, del “comune” è resa efficiente solo dal privato.
Ecco allora le domande ai militanti del PD che hanno attraversato in qualche modo la stagione referendaria. Pensate che il tema del “comune”, di una proprietà altra tra privato e Stato, sia una strada da percorrere di fronte a un'economia che sempre di più vuole estrarre valore (rendita) dall'appropriazione e dalla mercificazione di sfere decisive per il singolo e per la vita associata? Pensate che la sperimentazione dei beni comuni possa aiutare la crescita della libertà politica intesa come reale possibilità del cittadino di partecipare e contare nelle decisioni che disegnano i processi sociali? Credete o no che la recente vittoria dei referendum sull'acqua non possa essere relegata a uno snodo simbolico e che invece debba essere produttrice di un allargamento della sfera del “comune” fuori dal mercato? Le decisioni che alcuni settori del vostro partito stanno sostenendo con l'accordo governativo sono tese a disporre “on the market” anche, per fare alcuni esempi lampanti, il trasporto pubblico locale, i rifiuti, le farmacie comunali. Non sono forse anche questi servizi assimilabili alla revisione possibile della teoria e della pratica dei beni comuni? Infine: non credete che disattendere sostanzialmente e platealmente il risultato referendario sia anche politicamente dannoso e controproducente? In questi ultimi e travagliati mesi abbiamo assistito (creduto di assistere ?) a una promettente riconversione su due fronti. Da una parte i movimenti hanno provato a immettere nella loro azione una certa dose di “politica”, connettendo i diversi temi (beni comuni, nucleare, ecc.) in un orizzonte antiliberista in maturazione. Dall'altra è parso che anche la politica, pure in un sistema bipolare con l'orticaria per i rivolgimenti sociali, avesse riconosciuto, “socializzandosi”, il valore del lavoro sociale senza pretendere di sequestrare totalmente la rappresentanza. Non credete che tradire lo spirito referendario significhi ora condannare al fallimento questa “doppia possibile rinascita”? Che devono pensare gli elettori che vedono il loro voto così calpestato? Perché consegnare nuova e sempre maggiore linfa all'antipolitica, a movimenti populistico estremisti o, peggio, a gruppi della destra estrema?
Uno degli elementi più potenti che alimentano la disaffezione alla politica da anni è la crescente distanza tra il dire e il fare. Se ancora oggi siamo disponibili a far vincere la cosiddetta responsabilità strumentale, è perché riteniamo giusto o comunque praticabile l'atteggiamento di chi, prima di decidere politicamente, tiene accuratamente separati fatti e valori. Che ne pensate, cari militanti casalesi del PD?
Naturalmente non è a me che dovete risposte. Forse qualcuna la dovreste sostanziare dentro un rapporto di massa o almeno dentro la rete di relazioni che il Comitato casalese per i beni comuni garantisce. Quel che è certo è che “il bel vento” è già finito e temo ci si debba attrezzare per contrastare una allucinata “bonaccia” degna dei migliori film di Herzog.

Alberto Deambrogio - Rifondazione Comunista–FdS