mercoledì 28 novembre 2012

ILVA, PESANTI RIPERCUSSIONI SUL PIEMONTE - NAZIONALIZZAZIONE COME VIA OBBLIGATA


La disastrosa situazione dell’ILVA di Taranto rischia di avere pesanti ricadute anche in Piemonte, negli stabilimenti di Novi Ligure e Racconigi. Come è noto, in queste due realtà sono a rischio un migliaio di posti di lavoro.
Come Rifondazione Comunista siamo ancora una volta al fianco dei lavoratori piemontesi dell’ILVA, che fra ieri e oggi stanno manifestando tutta la loro rabbia e la loro preoccupazione. e si preparano a partecipare alla manifestazione di domani a Roma.
E’ inaccettabile che siano sempre i lavoratori a pagare sulla propria pelle le scelte politiche ed aziendali miopi e sbagliate compiute in questi anni. La privatizzazione di settori strategici della nostra economia negli ultimi decenni ha prodotto solo disastri. Quello dell’ILVA è purtroppo l’ennesimo caso in cui la cosa si manifesta in modo palese. Il ruolo dello Stato deve tornare a essere quello di definire una politica industriale seria. In questo senso, la via della rinazionalizzare dei settori strategici della nostra economia, tra i quali la produzione di acciaio, appare sempre più come una via obbligata.


Armando Petrini, segretario regionale PRC Piemonte
Fabio Panero, segretario Federazione PRC Cuneo
Simone Subrero, segretario Federazione PRC Alessandria

domenica 25 novembre 2012

Raccolta firme referendum lavoro e pensioni



Continua la raccolta firme di Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra per promuovere i referendum sul lavoro e sulle pensioni, che ci vede impegnati con i nostri banchetti in tutte le piazze del nostro paese.
Con i referendum sul lavoro ci proponiamo di restituire allo Statuto dei Lavoratori l'articolo 18 nella versione originaria, per rispettare i principi della Costituzione e rendere esigibili le decisioni della magistratura. La nozione giuridica secondo la quale nessuno può essere licenziato senza giusta causa e giustificato motivo deve essere ripristinata. Perché un'ingiustizia praticata ad uno è un'ingiustizia verso tutti. Non si tratta dunque di un problema di quantità numeriche, bensì di giustizia sociale.
Intendiamo , inoltre,  con il referendum sull'articolo 8 abolire le manomissioni e ristabilire la certezza dei diritti previsti e conquistati dal contratto nazionale. A parità di condizioni, vanno pretese regole generali che valgano per tutti i lavoratori di un settore e ovunque sul territorio nazionale. Alla contrattazione aziendale va restituito il giusto valore: ossia deve 'accompagnare' l'andamento dell'impresa - garantendo eventualmente tutele aggiuntive ai suoi dipendenti -, contrattare l'organizzazione del lavoro, l'articolazione degli orari e dei turni nell'ambito e nei limiti previsti dal contratto nazionale.
Con i referendum sulle pensioni invece vogliamo abrogare la riforma pensionistica voluta dal governo Monti e dal ministro Fornero, limitando a 62 anni l’aumento dell’età per la pensione di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti, abrogando gli  ulteriori aumenti dell’età pensionabile, che la portano fino a 67 anni nel 2021. Analogamente per le lavoratrici autonome resta il solo aumento a 63 anni.
Chiediamo, inoltre, che venga abrogato l’innalzamento legato all’aspettativa di vita che  avrebbe portato il requisito contributivo a oltre 44 anni nel 2027, che vengano eliminate l e penalizzazioni per chi con i 41 anni di contributi, va in pensione prima dei 62  anni di età e che per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti con almeno 35 anni di contributi, vengono ripristinate le  quote della legge 243/2004 (che riguarda i lavori usuranti), la cui soppressione è una delle principali iniquità della “riforma”.
In questo modo si ripristina nella sostanza il sistema previdenziale precedente alla riforma, eliminando le principali iniquità ed intervenendo alla radice sul dramma delle lavoratrici e dei  lavoratori “esodati”.
Il circolo di Alessandria rimarrà aperto per chiunque volesse firmare per questi importanti quesiti referendari
Martedì 27: la mattina dalle 9 alle 11 e il pomeriggio dalle 14 alle 16
Mercoledì 28: la mattina dalle 9 alle 11, il pomeriggio dalle 14 alle 16 e la sera dalle 18 alle 20
Giovedì 29 alla mattina dalle 9 alle 11 e la sera dalle 18 alle 20.

Il Partito della Rifondazione Comunista di Alessandria.

venerdì 7 ottobre 2011

Barberis (Consigliere comunale PRC-FdS) sulle primarie del centrosinistra ad Alessandria

Manca poco più di una settimana alla data di scadenza di presentazione dei candidati che parteciperanno alle primarie del centrosinistra in vista delle prossime elezioni amministrative del 2012 ad Alessandria.
L'ala a sinistra del Partito Democratico sembra aver scelto la strada della coalizione e del fronte unitario, non presentando candidati propri.
E' di oggi la comunicazione di "un passo in dietro" anche del candidato della Federazione della Sinistra in Consiglio comunale, Giorgio Barberis, per il quale nei mesi scorsi le forze politiche della Sinistra e la società civile avevano prospettato un percorso "da candidato sindaco".

"Anche alla luce delle recenti vicende che coinvolgono la giunta Fabbio e che confermano tutte le perplessità dell'opposizione consigliare relativamente al bilancio comunale, riteniamo che sia sempre più necessario costruire un ampio fronte unitario delle forze politiche del centrosinistra. Lo impone la situazione di vera e propria emergenza democratica che stiamo vivendo, nel nostro Paese e nella nostra città", spiega Barberis. Che ringraziando per il sostegno e la fiducia nel suo operato in Consiglio da parte di amici e delle forze politiche che ha rappresentato in questi 4 anni, però precisa: "Ritengo che non sia opportuno in questa fase creare divisioni nella coalizione di centrosinistra, e che invece di disperdere forze nella competizione delle primarie (nelle quali sosterremo la candidatura che garantisca le maggiori competenze amministrative e le più ampie convergenze tra le forze politiche e sociali), sia sicuramente più opportuno dare un contributo alla realizzazione di un programma condiviso per la costruzione di una città diversa, più giusta, lihttp://www.blogger.com/img/blank.gifbera e solidale".
Giorgio Barberis, comunque mette in evidenza il percorso politico e le "battaglie" per il bene comune da sempre sostenute dalla Federazione della Sinistra, che non si fermeranno proprio ora, visto il momento delicato che sta vivendo la città di Alessandria. "Molti i temi che ci stanno a cuore e che verranno articolati nei prossimi mesi, come ad esempio la partecipazione dei cittadini alle decisioni collettive, la ristrutturazione e la difesa del welfare locale, la salvaguardia dei servizi pubblici e la tutela dei diritti di tutti, l'adozione di un codice etico e di una piena trasparenza nella gestione amministrativa, l'attenzione alla qualità della vita di ciascun individuo e della collettività".

Tratto da www.alessandrianews.it

venerdì 23 settembre 2011

Lavoratori del Comune “un bene comune”

Cari cittadini e cittadine di Alessandria,
non lasciatevi ingannare da chi è al Governo (Ministri Brunetta e Sacconi) e da chi amministra questa città: i lavoratori e le lavoratrici del Comune non sono e non possono essere dei fannulloni poiché senza il loro operato quotidiano e instancabile i vostri figli non potrebbero essere amorevolmente accuditi negli asili, le strade non potrebbero essere illuminate, il traffico urbano e gli incidenti stradali sarebbero una giungla ancora peggiore. Nessun professionista potrebbe avere certezze e regole su cui costruire i suoi progetti, le persone con dei bisogni particolari non avrebbero né orientamento e né ascolto. La biblioteca sarebbe definitivamente chiusa e molti di voi continuerebbero a frequentare un Teatro introducendo nei polmoni le pericolosissime fibre di amianto.
I lavoratori del nostro Comune lavorano spesso senza indirizzi, senza mezzi e con tante difficoltà per meno di 1200 euro al mese. Non sono dei fannulloni perché siete voi a controllare ogni giorno la loro presenza e il loro lavoro. Perché senza di loro la nostra città non avrebbe argini alla crisi e resterebbe senza i servizi essenziali. La recente protesta di tutte le sigle sindacali unite a chiedere giustizia, equità e diritti per questi lavoratori è stata accostata in maniera del tutto strumentale dal Sindaco Fabbio a un fatto gravissimo da lui perpetuato ai danni dei lavoratori e dei sindacati: l'oscuramento da parte del Comune dei siti gestiti dalle rappresentanze sindacali unitarie che funzionano come bacheche sindacali. Questo oscuramento da parte della giunta di centrodestra è senz'altro da configurarsi come comportamento antisindacale con l'aggravante di negare l'evidenza e cioè che l'utilizzo di internet è indispensabile per la progettazione e la soluzione dei problemi dei cittadini e della città nel suo insieme. Mentre si sperpera con consulenze inappropriate e si fanno attendere i creditori per anni, l'amministrazione comunale di centrodestra ha tagliato drasticamente gli abbonamenti a riviste giuridiche ed economiche nonché ai quotidiani locali, che sono strumento di lavoro indispensabile nella pubblica amministrazione di tutta l'Europa.
L'interdizione ai soli dipendenti comunali (non per i dirigenti e per i politici) all'accesso dei siti dei quotidiani locali presenti sul web poi è un fatto gravissimo che dovrebbe fare indignare non solo i cittadini di questa città ma l'intero Paese. Ciò che non si può controllare direttamente viene cancellato e questo ci ricordai tempi bui dei regimi totalitari. Evidentemente i rapporti dispendiosi con la Cina intrattenuti da questa amministrazione sono stati così incoraggianti da doverne imitare le pratiche autoritarie.
Cari cittadini, difendiamo i nostri lavoratori senza distinzioni, difendere i servizi pubblici significa difendere i diritti di tutti. I diritti non sono dei privilegi e vanno difesi con la lotta e la solidarietà.

Il Circolo cittadino del Partito della Rifondazione Comunista di Alessandria

giovedì 22 settembre 2011

15 ottobre,indignarsi è giusto

Piazza Esedra-San Giovanni: alla fine del percorso le uniche concessioni alla tradizione potrebbero essere proprio i capolinea del corteo del 15 ottobre. Tutto il resto sarà affidato alla creatività di chi avrà deciso di accogliere l'appello degli indignados spagnoli per una giornata europea e internazionale "United for global change", prima scadenza internazionale convocata dal basso.Cosa accadrà al termine di quel corteo? L'indignazione riuscirà ad accamparsi, a occupare lo spazio pubblico coniando forme di democrazia reale e una propria piattaforma, che poi sono i tratti distintivi di quanto avviene in mezza Europa? Assedierà o si terrà alla larga, quasi a ignorarli, i palazzi del potere? Ci sarà un palco o verrà scelta una modalità più partecipativa e orizzontale? Ci sarà solo la piazza romana o ci si convocherà anche in altre città per decentrare e ampliare la partecipazione? Ciascuno di questi nodi esprime prospettive differenti ma inizia ad essere chiaro che quel giorno sarà l'inizio di una mobilitazione imponente e lunga almeno quanto la crisi. L'innovazione non allude a un "copia e incolla" di pratiche mutuate dall'estero ma di costruire un percorso a disposizione della sollevazione possibile visto che, nei mesi precedenti, l'indignazione italiana ha già espresso grandi mobilitazioni (studenti, donne, precari, il decennale del 2001 genovese) ma segnali di "eccedenza", alla ripresa estiva, non è che si siano registrati almeno al di fuori della partecipazione allo sciopero del 6 settembre. Il movimento studentesco ha appena rimesso piede nei suoi luoghi, l'Uds per il 7 ottobre ha convocato cortei in ogni città. L'attesa, tuttavia, è palpabile per una manifestazione che vedrà convergere a Roma decine di migliaia di persone. Segno ne è la terza riunione dello spazio di coordinamento che ha visto ieri la partecipazione di un centinaio di persone appartenenti a vario titolo alle sigle sociali, politiche e sindacali che agiscono lo spazio del movimento antiliberista di questo Paese. Solo la settimana precedente erano meno della metà.
Dal salone dell'Arci nazionale s'è usciti con un invito a costruire nei territori la partecipazione italiana «contro la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democrazia compiuta, con le politiche anticrisi, a difesa dei profitti e della speculazione finanziaria», si legge nel comunicato finale prodotto dopo decine di interventi. Un'indicazione in sintonia con quanto sta già accadendo in periferia: da domani e ogni venerdì, fino al 15 ottobre, la società civile cosentina, ad esempio, manifesterà lungo Corso Mazzini e fino a Piazza dei Bruzi.
Il Coordinamento 15 ottobre, tuttavia, non è un social forum. Prevale, al momento, una versione piuttosto minimale, di servizio, con l'obiettivo di preparare una piazza grande e inclusiva ma che non scalfisce la polarità su cui l'esperienza nostrana sembra inchiodata, quella tra conflitto e sua rappresentazione. Una polarità tutta interna all'anomalia italiana (berlusconismo, bipolarismo, assenza di una opposizione politica, concertazione) in cui sono tutte da ricostruire la istituzioni di movimento e la rappresentanza politica dei soggetti conflittuali. Dunque il coordinamento curerà unitariamente la logistica e l'organizzazione della manifestazione nazionale di Roma e ne definirà le sue parti comuni. «Il suo obiettivo è favorire la massima inclusione, convergenza, convivenza e cooperazione delle molteplici e plurali forze sociali, reti, energie individuali e collettive che stanno preparando e prepareranno la mobilitazione con i propri appelli, le proprie alleanze, i propri contenuti. Ci impegniamo insieme a costruire una manifestazione partecipata, pacifica, inclusiva, plurale e di massa, il cui obiettivo è raccogliere e dare massimo spazio alla opposizione popolare, alle lotte e alle pratiche alternative diffuse nel nostro paese. Sarà una tappa della ripresa di spazio pubblico di mobilitazione permanente, come si sta realizzando in tutta Europa e nel Mediterraneo».
Nel fine settimana le singole realtà saranno occupate in vari appuntamenti: dalla Perugia-Assisi alla convention bolognese di San Precario fino alla kermesse di Uniti contro la crisi in un ex cinema romano occupato a San Lorenzo. Martedì prossimo, dalle 11 ancora all'Arci nazionale, il prossimo appuntamento per varare il titolo/slogan della manifestazione e l'arrivo del corteo che alcune reti preferibbero in una piazza più centrale. Funzioneranno una mailing list, un blog, la comunicazione virale sui social network.

Tratto da Liberazione.it

mercoledì 14 settembre 2011

Coalizione e beni comuni

Il risultato dei referendum, conferma la necessità di un cambiamento da tempo al centro della nostra elaborazione e proposta politica, che non divide ma accomuna. Ad Alessandria il 93,97% dei cittadini votanti ha deciso per abolire l’obbligo di privatizzare i servizi. Non solo acqua, ma anche trasporti, rifiuti, energia, educazione, formazione, cultura, insomma i beni comuni.
Il rilancio della gestione dei servizi, che devono rimanere in mani pubbliche e sul territorio, riconvertendo economie e professionalità, puntando su progetti innovativi e non su modelli bocciati tanto elettoralmente quanto culturalmente ed industrialmente. Dunque ogni proposta sensata di rilancio della città passa per la tutela dei beni comuni, acqua, energia, lavoro, trasporti non secondo le logiche di mercato, ma della Democrazia.
Occorre una discussione dal basso, scevra da recriminazioni o pregiudizi, in cui sviluppare e condividere un confronto politico e culturale che tenga conto dell’espressione referendaria, che lanci una campagna generale sui beni comuni, . Rifondazione Comunista è già stata protagonista presentando documenti in molti consigli comunali in provincia, ora queste battaglie devono essere condivise da un’unità sociale e politica.
Andrebbero superati i modelli di confronto politicista e per costruire un vero laboratorio in cui convergere esperienze dai lavoratori ai movimenti, alla politica, in un processo programmatico vero e proprio. Le forze che pensano di governare la città dovranno riformulare e comprendere la nuova agenda, sulla quale costruire una spinta di cambiamento profondo, di partecipazione e quindi di cammino democratico.
Il concetto di un “welfare diffuso” passa anche attraverso la gestione diretta e pubblica dei beni comuni. A questo proposito riteniamo doveroso, ribadire la necessità di utilizzare proporzionate risorse, per sostenere tutti i cittadini con particolare attenzione agli anziani ai disabili e ai minori. Siamo a conoscenza della gravissima situazione che molte famiglie con figli disabili devono sostenere a causa della politica nazionale e locale che non intende in alcun modo occuparsi delle famiglie e dei più deboli. Il Cissaca sta attendendo 8 milioni di euro dal Comune che ha proposto una rateizzazione del debito mai portata avanti. Le conseguenze sono state descritte in questi giorni dai volontari dell'Aias e dalle cooperative sociali, ed altre, meno conosciute sono ancora più drammatiche. I cittadini più fortunati hanno comunque il diritto di ottenere un'offerta adeguata e pubblica di servizi a domanda individuale, di qualità così come è sempre stato nella tradizione amministrativa di questa città che ha sempre vantato servizi di qualità superiore a quelli offerti dai privati. Questi servizi non dimentichiamocelo significano anche integrazione sociale, che sta alla base di una convivenza pacifica e non conflittuale dei cittadini. Esiste un bisogno di rilevante importanza circa i preadolescenti che non hanno luoghi e sostegno del loro camminino di crescita: la mancanza di prevenzione ed ascolto, la mancanza di un tempo accompagnato e guidato può voler significare un futuro incerto dal punto di vista della salute e dell'educazione, per i nostri figli e ingenti danni per tutta la nostra comunità.
Questa è una città malsana che necessita immediatamente un piano articolato per la tutela della salute dei cittadini e che sappia coniugare le necessità del lavoro con quelle della salvaguardia del territorio e del suo ecosistema, attraendo quelle aziende che investendo in ricerca, innovazione e responsabilità sociale sappiano offrire opportunità di lavoro qualificate e stabili e che investano sull'ambiente.
La politica deve definitivamente sganciarsi dai poteri finanziari e spesso al limite della legalità, mostrando alla città stili di vita sobri, passione per i cittadini e motivazione. Non possiamo più permetterci di farci fare “la festa” da oscuri imprenditori legati peraltro anche alla malavita organizzata. Fare politica nella nostra città non dovrà più essere “un posto di lavoro”ma una responsabilità precisa nei confronti della comunità.
La partecipazione dei cittadini alle decisioni amministrative non può più essere disattesa: esistono e vengono già praticati da altri comuni strumenti efficaci che permettono ad ogni singolo cittadino di esprimere il proprio parere sugli investimenti e sulle priorità da affrontare.
Questi sono per noi punti irrinunciabili per costruire un progetto di città e al contempo sostenere un candidato.

Circolo della Rifondazione Comunista di Alessandria - Federazione della Sinistra

mercoledì 7 settembre 2011

Rifondazione sullo sciopero

Il Partito della Rifondazione Comunista sostiene e partecipa in maniera convinta allo sciopero generale indetto dalla Cgil e dai sindacati di base per il giorno 6 settembre 2011.
Crediamo fortemente, nello strumento dello sciopero come mezzo democratico per ribadire la nostra totale contrarietà alla manovra iniqua e anti-popolare messa in atto dal governo delle destre, affine a Confindustria e ai poteri economici e finanziari delle banche. Riteniamo, questa, una manovra contro i lavoratori e non contro la crisi .L’idea che la manovra sia sbagliata ma sia sbagliato anche lottare per cambiarla è semplicemente una cosa senza senso, un’idiozia.
Per cambiare la manovra e per cacciare il governo occorre costruire la più forte mobilitazione sociale possibile.
Crediamo sia giunto il momento di dire basta e ribellarci prima che sia troppo tardi, perché la crisi non sia pagata dai lavoratori, dai pensionati, dalle casalinghe, dagli studenti, dai precari e dalle fasce più deboli.
Il Partito della Rifondazione Comunista avanza alcune proposte per una politica più vicina ai cittadini e che realmente risolva la crisi, tra cui, ad esempio, la tassa sui grandi patrimoni, al di sopra del milione di euro; la lotta all’evasione fiscale, facendo pagare per intero le tasse a chi ha usato lo scudo fiscale; riduzione a metà delle spese militari e gli stipendi a parlamentari e super managers; la restituzione dei finanziamenti pubblici da parte delle aziende che de localizzano e il blocco delle grandi opere inutili come la Tav e il ponte sullo Stretto.

Circolo della Rifondazione Comunista di Alessandria - Federazione della Sinistra

domenica 17 luglio 2011

COTA NON INTRODUCA I TICKET AI PIEMONTESI

La manovra che il Governo ha adottato incide pesantemente sull’intero sistema sanitario, sia per la riduzione dei trasferimenti alle Regioni sia per gli immediati oneri riversati sui cittadini attraverso la reintroduzione dei ticket sulle visite specialistiche e sui codici bianchi al Pronto Soccorso. Oneri che fino al 2010 venivano compensati con uno stanziamento finalizzato del ministero della Salute nell’accordo con la Conferenza delle Regioni.
L’iniquità del balzello da 10 euro è stata denunciata dal Presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, ma come è stile delle relazioni tra Stato ed autonomie viene riversata sulle Regioni la facoltà della decisione sui tempi di introduzione del ticket, ovvero dal prossimo anno oppure fin dalla validità del decreto (probabilmente la prossima settimana). Nel caso di un rinvio le mancate entrate dovranno essere ristorate da uno stanziamento corrispondente del bilancio regionale: per il Piemonte - ai dati pubblicati sul Sole24Ore - ammonterebbe a 29,03 milioni di euro per il periodo agosto/dicembre 2011.
Verificato il pubblico impegno del Presidente Cota sulla riduzione dei tempi di attesa per le visite specialistiche e per la diagnostica e constatato l’annuncio reso a mezzo stampa in data odierna sul fatto che nel primo semestre del 2011 la spesa sanitaria sarebbe “per la prima volta sotto controllo”, non sussisterebbero motivazioni ostative a impegnare la Regione Piemonte nell’attutire le ricadute sulla propria popolazione della manovra nazionale in ambito sanitario.
Ci attendiamo pertanto che la Giunta Regionale provveda a breve termine ad adottare la delibera di copertura delle mancate entrate dai ticket sulle visite specialistiche al fine di consentire ai piemontesi di accedere alle prestazioni secondo le precedenti modalità.

Eleonora Artesio - Consigliere regionale PRC-FDS

venerdì 15 luglio 2011

UNA LETTERA APERTA AI MILITANTI DEL PD CASALESE E AL COMITATO CASALESE PER I BENI COMUNI

Senti che bel vento. E' questo lo slogan che campeggiava sui manifesti affissi dal PD dopo l'affermazione dei quesiti referendari. Un giusto giubilo mi son detto, anche perché ho pensato, con la mia innata ingenuità, che la parola raccogliesse non solo l'occasione di una “botta” al governo Berlusconi, ma anche il portato, il sentire generalizzato di un elettorato sempre più critico verso gli assunti liberisti.
Da semplice militante ho partecipato a Casale ai molti banchetti del comitato referendario (ora giustamente trasformato in comitato per i beni comuni) e ho registrato con favore, benché fosse confluita solo nell'ultimo periodo, la presenza di militanti del PD: un promettente allargamento della coscienza e della lotta per il “comune”, mi son detto. Siccome ho l'inveterata abitudine di “dare al meglio” le posizioni di tutti, persino quelle degli avversari politici, oggi intendo porre qualche domanda a quei militanti a seguito di ciò che sta accadendo in queste ora durante la drammatica discussione largamente bipartisan della manovra finanziaria nazionale.
I fatti: alcuni potenti settori del PD di diversa connotazione interna stanno chiedendo e ottenendo dal Governo una forte accelerazione della politica delle privatizzazioni. A esser messe sul mercato non saranno solo ENI, ENEL o Finmeccanica, ma anche le municipalizzate, senza toccare l'acqua perché forse pare brutto. In relazione al patto di stabilità i Comuni che venderanno per primi saranno premiati, chi vorrà resistere sarà penalizzato. L'operazione è attuata, con ogni evidenza, attraverso la completa sparizione del risultato di uno dei due referendum sui servizi ed è dimentica del fatto che per una misura similare abbiamo già pagato una salata sanzione a Bruxelles.
La concitata discussione parlamentare di queste ore sta dunque mettendo a punto il preciso rovesciamento dello spirito referendario e non so se e in che modo si potranno manifestare reazioni sufficientemente consistenti per fermare questa ennesima deriva verso il sommamente ideologico adagio : la gestione dei servizi, del “comune” è resa efficiente solo dal privato.
Ecco allora le domande ai militanti del PD che hanno attraversato in qualche modo la stagione referendaria. Pensate che il tema del “comune”, di una proprietà altra tra privato e Stato, sia una strada da percorrere di fronte a un'economia che sempre di più vuole estrarre valore (rendita) dall'appropriazione e dalla mercificazione di sfere decisive per il singolo e per la vita associata? Pensate che la sperimentazione dei beni comuni possa aiutare la crescita della libertà politica intesa come reale possibilità del cittadino di partecipare e contare nelle decisioni che disegnano i processi sociali? Credete o no che la recente vittoria dei referendum sull'acqua non possa essere relegata a uno snodo simbolico e che invece debba essere produttrice di un allargamento della sfera del “comune” fuori dal mercato? Le decisioni che alcuni settori del vostro partito stanno sostenendo con l'accordo governativo sono tese a disporre “on the market” anche, per fare alcuni esempi lampanti, il trasporto pubblico locale, i rifiuti, le farmacie comunali. Non sono forse anche questi servizi assimilabili alla revisione possibile della teoria e della pratica dei beni comuni? Infine: non credete che disattendere sostanzialmente e platealmente il risultato referendario sia anche politicamente dannoso e controproducente? In questi ultimi e travagliati mesi abbiamo assistito (creduto di assistere ?) a una promettente riconversione su due fronti. Da una parte i movimenti hanno provato a immettere nella loro azione una certa dose di “politica”, connettendo i diversi temi (beni comuni, nucleare, ecc.) in un orizzonte antiliberista in maturazione. Dall'altra è parso che anche la politica, pure in un sistema bipolare con l'orticaria per i rivolgimenti sociali, avesse riconosciuto, “socializzandosi”, il valore del lavoro sociale senza pretendere di sequestrare totalmente la rappresentanza. Non credete che tradire lo spirito referendario significhi ora condannare al fallimento questa “doppia possibile rinascita”? Che devono pensare gli elettori che vedono il loro voto così calpestato? Perché consegnare nuova e sempre maggiore linfa all'antipolitica, a movimenti populistico estremisti o, peggio, a gruppi della destra estrema?
Uno degli elementi più potenti che alimentano la disaffezione alla politica da anni è la crescente distanza tra il dire e il fare. Se ancora oggi siamo disponibili a far vincere la cosiddetta responsabilità strumentale, è perché riteniamo giusto o comunque praticabile l'atteggiamento di chi, prima di decidere politicamente, tiene accuratamente separati fatti e valori. Che ne pensate, cari militanti casalesi del PD?
Naturalmente non è a me che dovete risposte. Forse qualcuna la dovreste sostanziare dentro un rapporto di massa o almeno dentro la rete di relazioni che il Comitato casalese per i beni comuni garantisce. Quel che è certo è che “il bel vento” è già finito e temo ci si debba attrezzare per contrastare una allucinata “bonaccia” degna dei migliori film di Herzog.

Alberto Deambrogio - Rifondazione Comunista–FdS

martedì 28 giugno 2011

Solidarietà alla Val Di Susa

Quella di Lunedì è stata una brutta giornata. Una brutta giornata per la democrazia in questo strano paese, dove per alcuni la democrazia passa attraverso i manganelli e i lacrimogeni delle forze dell’ordine. Ribadiamo qui l’inutilità di un’opera faraonica da 12 miliardi di euro, che servirà a pochi e servirà soprattutto a chi ha forti interessi finanziari-economici nella sua costruzione. Una collusione tra i grandi signori del cemento e del tondino e tra i partiti che da loro sono finanziati, spesso e volentieri in maniera del tutto bipartisan. Il Partito della Rifondazione Comunista è stata sempre contro questo immenso spreco di risorse pubbliche (tra l’altro in un periodo di forte crisi economica e sociale), contro la cementificazione della Valle e contro chi vuole far passare sulla testa delle gente scelte prese altrove. In Italia bisognerebbe investire nelle ferrovie, ma non attraverso la costruzione di nuove linee AV, dal momento che si tratta di linee per il solo trasporto di passeggeri a lunga percorrenza, con prezzi tutt’altro cha popolari e che non permettono il trasporto delle merci (tra l’altro che senso avrebbe trasportare delle merci a 300Km/h?) Bisognerebbe investire nel trasporto dei pendolari, che ogni giorno prendono treni in condizioni indecorose e sovraffollati, e nel trasporto di merci su rotaia, per togliere finalmente i camion dalle nostre strade.
La lotta dei No Tav quindi non è solo la lotta di pochi, ma la lotta di tutti contro le logiche affaristiche che girano intorno alla grandi opere e contro la devastazione dei territori. E’ ora di schierarsi, non è più tempo di posizioni ambigue da parte di tutte le forze di vera sinistra, noi siamo e saremo sempre No Tav e contro l’uso della forza e della violenza per reprimere le giuste proteste delle persone.
Siamo pronti a mobilitarci anche qual ora qualcuno pensi di attuare le stesse logiche per la realizzazione di opere analoghe sul nostro territorio.

La segreteria provinciale di Alessandria del Partito della Rifondazione Comunista

martedì 14 giugno 2011

SOLO LA PARTECIPAZIONE PUO' GARANTIRE I DIRITTI, SOLO LA PARTECIPAZIONE PUO' GARANTIRE IL NOSTRO TERRITORIO E I SUOI ABITANTI

Per il Partito della Rifondazione Comunista (Federazione della Sinistra) di Alessandria oggi è una giornata di gioia e speranza: migliaia di cittadini hanno partecipato insieme a noi a questa lunga maratona per i diritti, per la vita e il suo ambiente e per la legalità: la vittoria del referendum rimette in discussione completamente i disegni e le pratiche politiche di coloro che in nome del profitto e del libero mercato hanno ormai da diverso tempo cercato di mettere le mani sui servizi pubblici locali di cui l'acqua è forse l'esempio più eclatante ma non l'unico ad essere messo sotto attacco.
La vicenda cittadina del futuro degli asili nido e dei suoi lavoratori riporta immediatamente alla ribalta un problema enorme legato ai diritti dei bambini, alla qualità dei servizi a loro rivolti e alle loro famiglie e più in generale ad un sistema di accoglienza dei bisogni diffusi che ad Alessandria sembra non avere più casa.
La vertenza che si è aperta tra le lavoratrici dei servizi educativi e l’Amministrazione Comunale non può e non deve essere ricondotta ad una banale difesa corporativa, come qualcuno sta cercando di fare al solo scopo di denigrarla e ridurla a semplice ed ordinaria bega sindacale. La precarizzazione del personale avvenuta negli ultimi anni, accompagnata dal blocco del turn-over ed ad un progressivo processo di esternalizzazione,l'aumento delle tariffe, non può non incidere sul rapporto educatrice-utente e quindi sulla qualità complessiva del servizio. In questa vertenza c’è sicuramente la difesa sacrosanta dei livelli occupazionali, della dignità delle lavoratrici ma c’è anche e soprattutto l’obiettivo di riconquistare una qualità nei servizi educati per la prima infanzia, messa a dura prova da anni di insensate politiche comunali. Per questo l’unica responsabile di tutti gli eventuali disservizi collegabili alle azioni di lotta che il personale metterà in essere è e resta questa amministrazione comunale. Questa vertenza, tuttavia, non può e non deve riguardare solo le lavoratrici ma allargarsi a tutte le famiglie interessate al servizio, saldando il fronte di lotta in difesa di una qualità che deve essere considerata un bene fondamentale da tutelare e preservare. Per quanto ci riguarda continueremo, come abbiamo fatto in tutti questi anni, a manifestare la nostra solidarietà ed il nostro incondizionato sostegno a questa lotta che è ascrivibile all'interno di tutte le lotte per i servizi pubblici locali e proponiamo all'Amministrazione Comunale una soluzione che non disponga in alcun modo la terzializzazione del servizio e che ne rispetti la pubblicizzazione.

La nostra visione di governo futuro della città non potrà non mettere in discussione la tendenza a far dipendere sempre di più il finanziamento degli investimenti in infrastrutture e servizi pubblici da capitali privati in una logica strettamente finanziaria e speculativa
Abbiamo espresso da sempre forte contrarietà a quelle forse politiche che imponevano la messa sul mercato dei servizi pubblici locali essenziali per la vita delle comunità quali il Trasporto Pubblico Locale, il Gas, i Rifiuti, l’Elettricità.
Quindici e più anni di politiche di aziendalizzazione, liberalizzazione, privatizzazione dei servizi di pubblica utilità, hanno dimostrato nei fatti di non mantenere le promesse: è peggiorata la qualità dei servizi, è aumentata la precarizzazione del lavoro e sono aumentate le tariffe.

Tale fallimento manifesta che la qualità, l’universalità e l’efficienza dei servizi può essere garantita solo da un maggior controllo e partecipazione nella gestione dei servizi stessi da parte dei cittadini, questo deve essere fortemente riportato al centro della discussione e forte deve essere l’impegno di ogni amministrazione di sinistra
Una materia così essenziale per il benessere delle comunità locali richiederebbe una discussione pubblica sul tema dei beni comuni e dei servizi pubblici che coinvolga gli amministratori e la comunità locali, le organizzazioni dei lavoratori e la cittadinanza tutta, questo abbiamo tentato di fare nelle nostre discussioni pubbliche ma ancora più attenta e determinata deve essere l’attenzione posta in questo momento cruciale, solo la partecipazione diretta dei cittadini può aiutare a garantire trasparenza ed efficienza dei servizi e solo con l'aiuto di tutti i cittadini potremmo ridisegnare un modello di città dove la qualità della vita, la sicurezza sociale e il lavoro siano garantiti per tutti.

Circolo di Rifondazione Comunista di Alessandria (Federazione della Sinistra)
Giorgio Barberis (consigliere comunale indipendente del PRC)

venerdì 10 giugno 2011

12 e 13 giugno, ogni voto può essere quello decisivo

Ci hanno provato in ogni modo (e ancora non desistono) a neutralizzare i referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento. Il timore che attraverso la democrazia diretta si ponga un argine al mantra liberista di quest'epoca voracemente proprietaria e predatoria si è trasformato in vero e proprio panico dopo il clamoroso risultato delle elezioni amministrative. Il governo le ha tentate davvero tutte: prima con il rifiuto di accorpare il voto amministrativo con quello referendario, poi con l'occultamento della posta in gioco e l'oscuramento mediatico utili a favorire disinformazione e disinteresse, quindi con il varo di una legge truffa che mentre provava a scippare la consultazione sul nucleare nascondeva sotto il tappeto l'intenzione di rilanciarne l'opzione, una volta "passata la nottata".
L'ultima carta rimasta nelle mani di Berlusconi e soci è ora quella di favorire la diserzione delle urne, di impedire che si raggiunga il quorum del 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto, vanificando così la consultazione popolare, prevedibilmente scontata nel suo esito. Sì, perché fra tante soperchierie che oscurano la nostra democrazia ve n'è una che ora si manifesta con evidenza solare: per governare questo paese con una maggioranza parlamentare schiacciante basta che un partito (o una coalizione di partiti) consegua un voto in più dei partiti (o delle coalizioni di partiti) concorrenti; ma una maggioranza dei cittadini, potenzialmente prossima a quella assoluta, può invece essere espropriata del proprio potere abrogativo, ove l'invito alla diserzione delle urne, sommata alla parte di astensionismo cronicizzato, non consenta di raggiungere il quorum nelle consultazioni referendarie.

Si capisce come in una situazione caratterizzata da un debordante monopolio mediatico i giochi siano presto fatti. Allora, fra le riforme del mostruoso sistema elettorale vigente ve n'è anche una che riguarda l'istituto referendario. Una riforma che si potrebbe declinare così: si aumenti il numero delle firme necessarie per indire un referendum e se ne renda valido l'esito quale che sia il numero di cittadini che si recano alle urne. Insomma, si affermi una salutare pedagogia della partecipazione al posto di un'istigazione all'indifferente desistenza.
Tornando a noi, Berlusconi, il Pdl ed ora anche il caporione leghista speculano sul sonno della parte più distratta dei cittadini, quella che munge dalla tivù e solo da quella tutto ciò che sa del mondo che la circonda.
E non è chi non veda come i cruciali temi oggetto del voto popolare siano tuttora tenuti deliberatamente sotto traccia, mentre i Comitati che hanno avuto un ruolo di gran lunga preponderante nella raccolta delle firme necessarie per l'indizione dei referendum sono esclusi dai talk show, a cominciare da quelli messi in onda dalle cosiddette televisioni "libere", le stesse che hanno dato così limpida prova di sé nel corso della campagna elettorale appena conclusasi.
Ecco dunque che in questi giorni, sino all'ultima ora disponibile, devono moltiplicarsi le iniziative, deve svilupparsi la campagna per i 4 sì. Una campagna da condursi casa per casa, affinché si estenda la consapevolezza dell'importanza dell'appuntamento del 12 e 13 giugno. Perché ogni voto può essere quello decisivo. Il tasso di cambiamento reale incorporato nei quesiti sottoposti al voto popolare è alto come in rare altre occasioni. Acqua pubblica e rifiuto del nucleare non rappresentano mere opzioni chiuse nel perimetro del modo di produzione capitalistico, ma alludono ad un vero e proprio "salto di paradigma", contribuiscono a fondare la percezione che il processo di riduzione a merce, in primo luogo dei beni comuni, per definizione inalienabili in quanto indispensabili alla vita, deve essere fermato. E indicano alla politica la strada maestra da seguire.
Partendo da qui, dalla maturazione e dalla conquista di un nuovo senso comune, si può arrivare davvero lontano.

Dino Greco - Direttore di Liberazione

giovedì 9 giugno 2011

AMIANTO: LA LEGGE REGIONALE 30/2008 VA APPLICATA. BOTTA (PDL) PROPONE DIVERSIVI E COPRE L'IGNAVIA DELLA GIUNTA COTA.

La stagione politica attuale, per chi ha lottato e lotta contro l'amianto, è veramente deprimente. Il disinteresse e la stagnazione la connotano, basta guardare alle difficoltà in cui versano i finanziamenti nazionali per le bonifiche, nonché al sostanziale binario morto su cui è parcheggiata la legge regionale 30/2008.
In merito a quest'ultima è recentemente intervenuto a mezzo stampa il consigliere del PDL Marco Botta annunciando una sua interrogazione, in cui egli sottolinea, tra l'altro, la non approvazione del nuovo Piano Regionale Amianto, la mancata convocazione del Comitato strategico e tecnico scientifico del centro Regionale Amianto di Casale.
Naturalmente ognuno è libero di utilizzare lo stile di azione politica che crede, ma è per me del tutto evidente che chi è parte organica di una maggioranza dovrebbe essere in grado di produrre risposte più che porre interrogativi. Botta si è chiesto personalmente qual'è la ragione per cui una buona legge sull'amianto, da lui pure votata, gode di così scarsa considerazione da parte della Giunta a guida Cota? Pensa che le cose non funzionino per uno scherzo cinico e baro del destino, oppure perchè siamo di fronte all'ignavia di questa amministrazione regionale?
A queste domande Botta non sa o, meglio, non vuole rispondere e invece preferisce creare immediatamente un diversivo. Egli sostiene infatti che per far funzionare i due Comitati a capo del Centro Amianto occorrerebbe diminuirne il numero dei componenti e far entrare, evidentemente con ruolo operativo-decisionale, le fondazioni private. Insomma i Comitati non funzionano non perchè non vengono convocati da più di un anno da chi di dovere, ma perchè sono pletorici. Ancora: essi sono inefficienti e solo l'innesto dei privati potrà recuperare dinamismo.
Chiedo a Botta: quali sono i membri dei Comitati che andrebbero giubilati? Quando i Comitati sono nati insieme al Centro Amianto di Casale si pensò di coinvolgere il meglio dal punto di vista scientifico e tecnico per dare risposte puntuali e verificabili costantemente. Si pensò anche che fosse giusto coinvolgere al massimo, in ossequio al sempre più bistrattato principio di partecipazione democratica, chi per anni aveva maturato esperienza nel campo della lotta ambientale e sociale alla fibra killer. Sono questi i principi che si vogliono indirettamente mettere in discussione? Con quali motivazioni?
Forse la motivazione è squisitamente ideologica. Nel proporre l'ingresso nei Comitati delle fondazioni private Botta rende omaggio a un principio più volte smentito dai fatti, ma sempre riproposto come una sorta di verità di fede: il pubblico è costitutivamente inefficiente, il privato è l'unico in grado di recuperare e mantenere efficienza. Già oggi il Centro Amianto può intrattenere relazioni con le fondazioni private, che dal loro canto possono svolgere una funzione complementare. Questo Botta dovrebbe saperlo, invece insiste per smontare un pezzo importante dell'architettura della legge 30/2008 in nome di un mirabolante “nuovo inizio”. A lui, come Consigliere di maggioranza, andrebbe chiesto più impegno nei confronti della Giunta affinchè la legge sia applicata in tutte le sue parti. Di fronte alle esigenze della popolazione casalese e piemontese, alle attese per cui anche un vero e serio impegno risulta quasi sempre insufficiente e criticabile, non servono davvero diversivi ed effetti speciali. A Botta, infine, consiglierei sommessamente prudenza nel rivendicare più efficienza attraverso il privato. Gli ultimi accadimenti che hanno interessato la gestione sanitaria piemontese parlano chiaro. Senza voler imporre una generalizzazione, occorre però riflettere attentamente sul fatto che il bene comune ha bisogno semmai di un di più di partecipazione democratica piuttosto che l'appalto diretto alla “tecnica privata”.

Alberto Deambrogio Rifondazione Comunista – FdS