martedì 8 marzo 2011

NON E' TUTTA SPAZZATURA

Raphael Rossi testimone di giustizia per una pubblica amministrazione pulita e al servizio dei cittadini.

Ne parliamo ad ALESSANDRIA Mercoledì 16 MARZO
presso la sede della circoscrizione centro in via Venezia 7
alle 21.00

Partecipano al Dibattito

RAPHAEL ROSSI (PRC-FdS)
professionista specializzato nella progettazione di sistemi per la raccolta differenziata
MONICA CERUTTI (SEL)
consigliere regionale

Presenta:
GIORGIO BARBERIS
consigliere comunale



lunedì 7 marzo 2011

Uno sciopero inadeguato

La decisione della Cgil di convocare uno sciopero generale di 4 ore per il 6 maggio è un primo risultato ma del tutto inadeguato. Si badi, la nostra non è una critica massimalista di chi fa sempre il “più uno”. Sappiamo benissimo che la decisione della Cgil di convocare uno sciopero generale da sola è cosa rilevante, ma il problema è proprio qui. Dentro una gestione della crisi tutta in chiave antioperaia, di fronte ad un attacco pesantissimo di governo e padronato, di fronte alla divisione del fronte sindacale, come si fa a costruire i rapporti di forza necessari a contrastare efficacemente l’attacco e ad unificare i lavoratori? L’attacco che è in corso non è cosa di poco conto: mette in discussione l’esistenza del sindacato come organizzazione autonoma di classe. Non è un attacco relegato alle manie di Marchionne: il suo modello è in corso di estensione in vari settori ed è stato fatto proprio dalla Marcegaglia. In concreto il tentativo è quello di demolire la Cgil o normalizzandola o conducendola all’impotenza. Di fronte ad un attacco di questo tipo le mezze misure – e lo sciopero di 4 ore tra due mesi è una mezza misura - sono del tutto inefficaci perché non permettono di utilizzare tutta la forza che ha il movimento operaio. Per sconfiggere l’offensiva padronale occorre costruire entusiasmo, suscitare passioni, far sentire ai lavoratori e alle lavoratrici che il loro sindacato gioca la partita fino in fondo. Come seppe fare Cofferati sulla vicenda dell’articolo 18. La decisione di oggi non determinerà questo clima in questo sta tutta la sua inadeguatezza.

Per quanto ci riguarda, in primo luogo occorre operare affinché lo sciopero del 6 maggio diventi uno sciopero di 8 ore contro governo e Confindustria. Già alcune categorie si stanno pronunciando in tal senso, occorre determinare le condizioni affinché questo diventi l’orientamento generale.

In secondo luogo occorre riempire di iniziativa politica e sociale questi due mesi. Non è solo un problema sindacale ma politico. Nell’assenza di qualsiasi riposta ai nostri appelli per la costruzione di una mobilitazione politica unitaria si misura tutta l’inconsistenza dell’opposizione, parlamentare e non. Si tratta di fare un salto di qualità segnando le varie mobilitazioni, a partire dallo sciopero generale dei sindacati di base dell’11 e dalla mobilitazione del 12, con una idea chiara: l’avversario non è solo Berlusconi ma la gestione capitalistica della crisi, l’accoppiata governo Confindustria. In secondo luogo producendo direttamente una campagna di massa sulle questioni sociali, con l’obiettivo di aggregare tutte le forze disponibili a battersi sul serio, anche con la convocazione di una manifestazione nazionale.

Paolo Ferrero - Segretario Nazionale PRC-FdS

mercoledì 2 marzo 2011

TAGLI ALLA SANITA', INCONTRO CON ELEONORA ARTESIO A TORTONA

Tagli alla Sanità
Quali conseguenze per l'ospedale di Tortona?
Ne discutiamo con Eleonora Artesio, consigliere regionale PRC-FdS ed ex assessore regionale alla sanità.

Dibattito ed Assemblea pubblica
Sala Romita del Comune di Tortona in Corso Alessandria 62
Venerdì 11 Marzo alle ore 21.00

Sono invitati a partecipare tutti i cittadini, gli amministratori e gli operatori sanitari.

Organizza il circolodi Rifondazione Comunista di Tortona


sabato 26 febbraio 2011

INTERROGAZIONE SULLO STATO DELLE INIZIATIVE PER LA BONIFICA AMIANTO AL TEATRO COMUNALE DI ALESSANDRIA- ASL E REGIONE SI COSTITUISCANO PARTE CIVILE

La Capogruppo Regionale della Federazione della Sinistra Eleonora Artesio ha presentato un’interrogazione sullabonifica amianto al teatro comunale di Alessandria:

“Aprescindere dagli aspetti concernenti le modalità di affidamento dei lavoridi bonifica del Teatro Comunale di Alessandria. sui quali è in corso unaindagine giudiziaria, si pone la questione delle tecniche adottate dalladitta incaricata sulla rimozione e sullo stoccaggio del materiale rimosso”.

“È cronaca che le valutazioni dell’Aslabbiano confutato le perizie adottate dall’impresa dimostrando che lepolveri persistenti negli ambienti del teatro era amianto, dando aditoa una nuova disposizione di bonifica e alla interruzione delle attivitàdel Teatro”.

“Nel frattempo il personale presente risultain qualità di “esposto” nei programmi di sorveglianza sanitaria dell’ASL”.

“Per queste ragioni si interroga la Giuntaregionale per conoscere:
- lo stato delle iniziative, di competenzaregionale e dell’ASL;
- la valutazione sull’opportunità di costituzionedi parte civile dell’ASL e della Regione, come avvenuto in analoghe seppurpiù estese situazioni, ai fini di risarcimento dei danni arrecati allasalute pubblica e dei costi indotti al sistema sanitario”.

Torino, 23 febbraio 2011

mercoledì 23 febbraio 2011

SPEZZATINO SANITÀ: 35 MILIONI DI TAGLI SUL PERSONALE (ALMENO 700 UNITÀ), ALTRI 35 SUI FARMACI (TRA CUI GLI ONCOLOGICI)

Il piano di rientro sottoscritto con i Ministeri non è ancora stato distribuito ai consiglieri regionali in violazione di ogni diritto di accesso agli atti sancito dallo Statuto e dal Regolamento della Regione. Il fatto è grave dal punto di vista del rispetto delle regole, ancora più grave per la materia cui si applica, ovvero la politica sanitaria. Qualche anticipazione è stata fornita in commissione stamane dall’assessore Ferrero e dall’Ing. Monferino che intanto hanno annunciato 160 delibere di applicazione del futuro piano il cui contenuto pare essere riconducibile a 4 macro aree.

La prima, la più stringente, riguarda la spesa per il personale: nel 2010 si sono spesi 2.980 milioni, per il 2011 il piano di rientro prevede l’importo di 2.945 milioni. Possiamo quindi stimare approssimativamente, tra incarichi non rinnovati e turn-over non sostituito, un taglio di almeno 700 unità.

La seconda riguarda l’acquisto di beni e servizi sul quale si prevede un risparmio di 15 milioni rispetto al consuntivo 2010 di 1.365 milioni. La riduzione consegue dagli esiti degli acquisti sovra-zonali già avviati dalla precedente amministrazione e che, a scadenza dei diversi contratti, iniziano a evidenziare qualche risultato. La novità più rilevante è l’annuncio di una riorganizzazione della logistica attraverso i magazzini sovra-zonali. In proposito esisteva già uno studio di fattibilità redatto dal Politecnico di Torino. Occorre sempre dimostrare il mantenimento dell’efficacia e il contenimento dei costi tra l’attuale rete di magazzini e quella futura, che non potrà che prevedere costi di trasporto per l’approvvigionamento tempestivo alle strutture di degenza e ai servizi di farmacie.

Sulla farmaceutica la stretta è analoga a quella sul personale: meno 35 milioni (1.380 milioni spesi nel 2010). La parola magica è appropriatezza. Il principio è condivisibile, maggiori perplessità insorgono rispetto agli esempi portati in discussione: si è sostenuto da parte dell’amministrazione che in oncologia, sulla base delle verifiche effettuate presso Candiolo e presso le Molinette, risulterebbe una inappropriatezza per il 25% dei farmaci oncologici. Occorrerebbe interpellare gli specialisti per articolare un giudizio; certamente se non si ricorre ai farmaci innovativi il risparmio è assicurato, ma sembrerebbe auspicabile che i professionisti particolarmente di questa disciplina sappiano valutare l’efficacia e l’opportunità della loro somministrazione. Sembra quindi eccessivo il giudizio di inappropriatezza e ci si augura che in realtà non si trasformi nella mancata autorizzazione all’acquisto dei farmaci più costosi.

L’ultima area riguarda i contratti con gli erogatori privati, per cui si prevede di ridurre del 5% il budget effettuando un risparmio di 40 milioni rispetto al 2010 (950 milioni a consuntivo). Dopo anni in cui la Giunta di centro-sinistra e in particolare gli assessori alla Sanità sono stati accusati di aver un atteggiamento ideologico e punitivo nei confronti della sanità privata, è suggestivo che la nuova amministrazione possa ottenere tale sconto senza conflitti e senza riduzione del personale della sanità privata, i cui licenziamenti venivano branditi come una clava dai proprietari delle strutture. Una spiegazione c’è, particolarmente per gli ambulatori specialistici e per la diagnostica: nel ridurre con i tagli al personale nel pubblico la possibilità di esami e visite, i cittadini non potranno che adattarsi a ottenere quelle prestazioni a pagamento nelle strutture accreditate, così garantendo un margine di recupero fuori controllo. Del resto non è una novità: nel 2009 nel pieno delle trattative con la sanità privata e a fronte di una comunicazione che raccoglieva le proteste per le liste d’attesa, negli studi privati venivano offerte ai pazienti tariffe agevolate per bypassare le liste d’attesa.

Eleonora Artesio, Consigliere Regionale PRC-FdS

martedì 22 febbraio 2011

"Resistenze di ieri e Resistenze di oggi" ad Ovada con Don Andrea Gallo

Lunedì 28 Febbraio ad Ovada con Don Andrea Gallo, Resistenze di ieri e Resistenze di oggi presso i locali della Soms di Via Piave alle 20.30

martedì 15 febbraio 2011

Incontro sulla Sanità Piemontese ad OVADA con Eleonora Artesio e Paolo Ferrero

Incontro sulla Sanità Pubblica Piemontese ad OVADA con Eleonora Artesio (consigliere Regionale PRC-FdS) e Paolo Ferrero (Segr.Naz.PRC) presso la SOMS di Via Piave Lunedì 21 Febbraio alle ore 21.00




giovedì 10 febbraio 2011

TRASPORTO NUCLEARE, INTERROGAZIONE SULLE MANCATE INFORMAZIONI ALLE POPOLAZIONI INTERESSATE - NON RISPETTATA LA LEGGE REGIONALE

Premesso che:

- Dal deposito di Saluggia, senza informare la popolazione come richiederebbe la legge, partono le barre per La Hague, dove verranno ri-processate per poi tornare in Italia

- Le associazioni ambientaliste (Legambiente e Pro Natura in testa) hanno più volte chiesto alla Regione Piemonte (anche attraverso petizioni con migliaia di firme raccolte) che in occasione di ogni singolo trasporto nucleare, vengano fornite preventivamente ad ogni cittadino che dimora nel territorio dei Comuni attraversati (in qualità di soggetto “che rischia di essere interessato dall'emergenza radioattiva”) tutte le informazioni riguardanti “le misure di protezione sanitaria ad essa applicabili, nonché sul comportamento che deve adottare in caso di emergenza radioattiva”, come previsto dalla Direttiva n. 618 che il Consiglio delle Comunità Europee ha adottato in data 27 novembre 1989

Verificato ancora che:

- Anche per rispondere a queste sollecitazioni, all'interno della legge regionale 18 febbraio 2010, n.5 "Norme sulla protezione dai rischi da esposizione a radiazioni ionizzanti", si è espressamente previsto che la Regione debba informare sui trasporti nucleari e sui piani di emergenza ad essi associati (art.4)

Interroga la Giunta regionale,

Per conoscere le ragioni del mancato avviso alla popolazioni coinvolte del passaggio dei trasporti nucleari, come a norma di legge

Eleonora Artesio - Consigliere Regionale Prc-FdS

mercoledì 9 febbraio 2011

Vent’anni fa, Rifondazione Comunista

Vent’anni fa, domenica 3 febbraio 1991, una novantina di delegati abbandonarono la sala del XX congresso del Pci, che si teneva a Rimini, per non partecipare allo scioglimento del Pci e alla nascita Pds.
Immediatamente convocarono una conferenza stampa in cui Sergio Garavini, Armando Cossutta, Lucio Libertini, Ersilia Salvato e Rino Serri annunciarono la decisione di dar vita ad una formazione comunista.
I cinque, insieme a Guido Cappelloni e Bianca Bracci Torsi, si recarono quindi dal notaio per registrare il simbolo del Pci, segnalando anche sul piano legale la volontà di proseguire l’impegno politico in quanto comunisti e comuniste.
Una settimana dopo, al teatro Brancaccio di Roma, migliaia di compagni e compagne parteciparono alla prima assemblea di massa di quello che divenne il Movimento per la Rifondazione Comunista. Al Brancaccio venne esposta una enorme bandiera rossa, realizzata cucendo insieme centinaia e centinaia di bandiere e costruendo così, da basso, la più grande bandiera rossa mai realizzata.
Credo che oggi a quegli uomini e a quelle donne che hanno dato vita a Rifondazione comunista debba andare il nostro ringraziamento. Innanzitutto per il coraggio di andare controcorrente in una fase in cui, dopo la caduta del muro di Berlino, il capitalismo sembrava aver vinto la partita definitiva. Erano gli anni in cui Fukujama proclamava la “fine della storia” e in cui il capitalismo veniva presentato, prima ancora che invincibile, come un dato naturale. Se l’anticapitalismo non è stato soffocato in Italia è stato anche grazie a quella scelta.

Penso che il nostro ringraziamento vada espresso anche per il nome scelto: Rifondazione comunista. Tanti erano i nomi possibili e forti erano le spinte a caratterizzare una nuova formazione comunista semplicemente come la prosecuzione dell’esperienza precedente. Nella scelta del nome vi fu invece una precisa scelta politica che riteniamo valida ancor oggi. Comunista, perché siamo comunisti e comuniste che si battono per una società di liberi e di eguali che si può realizzare solo superando il capitalismo. Rifondazione, perché consapevoli che nella sua storia il movimento comunista ha compiuto molti errori ed in particolare che le esperienze del socialismo reale sono fallite, dando vita a regimi che contraddicevano radicalmente gli ideali comunisti.
Non quindi semplicemente la ricostruzione di un partito comunista, ma Rifondazione comunista nella consapevolezza che i due termini si qualificano a vicenda, e che solo una rifondazione teorica e pratica del comunismo avrebbe potuto porsi efficacemente l’obiettivo di superare “sul serio” il capitalismo. In questo senso rifondazione comunista non ha dato vita solo ad un partito ma ha esplicitato una indicazione generale, chiara, sulla necessità della rifondazione del comunismo.
Accanto ai primi soci fondatori molti e molte altre si aggiunsero nei mesi successivi e Rifondazione divenne un crogiuolo in cui diversi spezzoni ed esperienze politiche della sinistra di classe e comunista confluirono. La costruzione del Movimento prima e del Partito poi, fu una grande esperienze di dialogo e riconoscimento che riguardò in primo luogo decine e decine di migliaia di militanti che provenendo da storie diverse impararono a dialogare, a confrontarsi, a cercare collettivamente nuove strade.
Questo elemento della partecipazione dal basso è un elemento caratterizzante non solo la nascita, ma tutta l’esperienza di Rifondazione. Nel bene e nel male rifondazione non è stato solo un fenomeno politico ma è stata una esperienza di popolo, uno spazio pubblico, si direbbe oggi. Lo voglio ricordare perché la storia di Rifondazione rappresenta l’esemplificazione di uno degli slogan che il movimento si dette sin dall’inizio: liberamente comunisti. Credo che in nessun partito italiano gli iscritti, la cosiddetta base, abbia contato quanto ha contato in Rifondazione. In tutti i momenti di scelta e di scontro – e non sono stati pochi – alla fine ha sempre prevalso l’orientamento dei compagni e delle compagne iscritte anche sulle prese di posizione dei massimi dirigenti. Se vogliamo ricercare una conferma che il termine rifondazione è stato preso sul serio, lo possiamo trovare proprio in questo, nel non identificare il partito con i suoi gruppi dirigenti e nel mettere al centro della vita del partito la partecipazione.
Oggi, a distanza di vent’anni, vedendo come sono finiti il Pds e poi i Ds e poi il Pd, si può apprezzare fino in fondo la giustezza della scelta dei fondatori di Rifondazione. La cui ragione di esistenza non sta però solo nel fallimento delle esperienze politiche nate dallo scioglimento del Pci o nel nostro essere soggettivamente comunisti e comuniste. La ragione di fondo della nostra esistenza la troviamo al di fuori di noi e precisamente nella crisi capitalistica che è li a ricordarci come questo non sia il migliore dei mondi possibili. Il fondamento ultimo della nostra esistenza sta proprio li, nell’incapacità strutturale del capitalismo di dare una risposta ai bisogni dell’umanità e alla coniugazione del vivere civile con la limitatezza delle risorse del pianeta su cui viviamo. La drammatica alternativa tra socialismo e barbarie che si ripresenta oggi, ci dice di come l’esigenza del superamento del capitalismo sia più urgente che mai. Per questo noi, uomini e donne liberamente comunisti, vogliamo proseguire lungo il cammino intrapreso.

Paolo Ferrero-Segretario Nazionale PRC-SE

mercoledì 19 gennaio 2011

REFERENDUM MIRAFIORI: La dignità negata

Iniziativa della Federazione della sinistra a sostegno della lotta dei lavoratori e della Fiom contro il ‘nuovo modello di relazioni sindacali imposto dalla Fiat di Marchionne.
E’ in atto in questo paese un attacco devastante ai diritti di tutti i lavoratori, alle loro condizioni di vita e di lavoro; è un attacco condotto da forze padronali che hanno trovato in Marchionne un dirigente ‘simbolo’ e guida oltre che suggeritore di un nuovo modo di sottomettere le persone al comando dell’ impresa, un sistema sempre più simile alla schiavitù.
Questo attacco ha trovato nel governo delle destre un alleato fedele e sollecito a costruire una legislazione di appoggio alla nuova ideologia padronale.
Come FDS siamo vicini a chi risponde, nel nostro paese, a questo attacco, gli studenti e i giovani precari da un lato, la Fiom CGIL dall’ altra.
Per questo invitiamo tutti all’ incontro da noi organizzato mercoledì 26 gennaio, a Novi Ligure presso la sala conferenze della biblioteca comunale in via Marconi 66, ore 21, un incontro per sostenere e preparare lo sciopero indetto dalla Fiom il 28 gennaio.
Saranno presenti dirigenti della Fiom, del sindacato CGIL e delegati delle maggiori fabbriche.

Coordinamento Federazione della Sinistra della provincia di Alessandria


venerdì 14 gennaio 2011

IL SISTEMA SANITARIO DELLA PROVINCIA DI ALESSANDRIA ALLA LUCE DEL NUOVO PIANO SANITARIO REGIONALE VOLUTO DALLA GIUNTA DI CENTRODESTRA

MERCOLEDI' 19 GENNAIO ALLE ORE 21 presso la Circoscrizione Europista di Via Wagner ad Alessandria, si terrà un incontro pubblico-dibattito con la partecipazione della consigliera regionale Eleonora Artesio (ex assessore alla sanità piemontese della Giunta Bresso), amministratori pubblici, operatori sanitari, sindacati e cittadini, per discutere dei nuovi orientamenti della Giunta Regionale di Centro destra sul sistema sanitario Piemontese : 330 milioni di euro di risparmi in 4 anni, blocco del turnover, licenziamento del personale precario, chiusura di alcuni importanti plessi ospedalieri. Nessun investimento sulla nostra Provincia.
Nel nuovo piano sanitario vine ipotizzato un accorpamento dei nostri Ospedali senza spiegare quali saranno le loro funzioni o di cosa si occuperanno quelli più piccoli.
Le Asl compreranno i servizi dagli ospedali, mettendo gli ospedali in concorrenza tra di loro e non in rete come si stava facendo con un netto miglioramento della qualità dei servizi erogati.
Questo modello organizzativo priverebbe gli amministratori locali di qualsiasi potere di indirizzo e di controllo lasciando loro solo un limitato ruolo d’indirizzo rispetto ai servizi territoriali.
Viene anche ipotizzato di assegnare alle aziende sanitarie provinciali le competenze dei Consorzi socio-assistenziali. Se ciò dovesse accadere il ruolo delle amministrazioni locali resterebbe ulteriormente indebolito e proseguirebbe un processo di accentramento delle decisioni e della gestione delle risorse sulla Regione mentre i comuni verrebbero relegati ad un ruolo di finanziatori del sistema, e la spesa socioassistenziale verrebbe divorata dalla spesa sanitaria.
Il principio rappresentato dalla continuità territoriale delle cure, che presupponeva un rapporto stretto tra ospedale e territorio, quale futuro avrà nella nostra Provincia?
La Giunta di Cota sembra riproporre in chiave peggiorativa il modello di sanità già proposta dalla seconda giunta Ghigo che fu bocciata prima di tutto dai cittadini e dagli operatori sanitari di ogni livello.

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA
Partito della Rifondazione Comunista

Per info:3385929652



venerdì 31 dicembre 2010

La Federazione della Sinistra di Alessandria esprime la più totale solidarietà e il pieno appoggio alla Fiom

Con la firma del diktat di Marchionne a Mirafiori nasce il sindacato di regime, garantito dai padroni e contro i lavoratori. Come sotto il fascismo i sindacati collaborazionisti nomineranno i propri fiduciari mentre i lavoratori non potranno più eleggere i propri rappresentanti. Vi è un legame strettissimo tra la demolizione dei diritti dei lavoratori e la trasformazione del sindacato in cinghia di trasmissione del padrone: è il disegno anticostituzionale e fascista che Marchionne sta perseguendo.
L’accordo separato, firmato con la Fiat su Mirafiori rappresenta una svolta di enorme gravità nella storia del paese e non può essere considerato una questione sindacale.
Oltre che rappresentare in maniera inequivocabile la demolizione dei diritti sanciti da leggi e Contratto Nazionale prevedendo solamente un netto peggioramento delle condizioni di lavoro in fabbrica, disegna un ruolo per i sindacati e i lavoratori che è in radicale contrapposizione al quadro di regole stabilite dalla Costituzione Repubblicana.
Per la prima volta dalla fine del ventennio i lavoratori non potranno più liberamente scegliere a quale sindacato associarsi e gli verrà negato un diritto sacrosanto, il voto delle proprie rappresentanze.
Il nuovo contratto prevede turni fino a dieci ore giornaliere, distruzione delle pause e del diritto alla salute, totale flessibilità della prestazione e dei turni.
I lavoratori e le lavoratrici diventano semplicemente una merce a disposizione della’azienda da utilizzare ad uso e consumo dell’azienda.
Pieno appoggio e solidarietà, quindi, alla Fiom che cerca semplicemente di fare il suo mestiere: rappresentare e difendere i lavoratori.

Federazione della Sinistra (PRC-PdCI) provinciale di Alessandria

venerdì 17 dicembre 2010

Documento politico proposto dalla Segreteria Provinciale del PRC al CPF

Il 20-21 novembre 2010, si è svolto a Roma il primo congresso della Federazione della Sinistra, ed è stato certamente un evento importante per la vita del nostro partito e per gli impegni che come federazione provinciale del PRC dovremo affrontare nel prossimo futuro.
Il congresso di Roma ha dato vita ad un soggetto politico federato e plurale, composto da organizzazioni diverse che andranno, tra l’ altro, a congresso nell’ anno venturo.
La federazione si costituisce su due assi principali: il socialismo del XXI secolo come ricerca nel mondo attuale di una fuoriuscita dal capitalismo basata sulla fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo; l’unità d’azione di tutte le forze anticapitaliste e classiste, siano esse comuniste o non comuniste.
Sul piano della linea politica la Federazione propone una vasta alleanza democratica per battere Berlusconi e il pericolo delle destre, senza però ritenere possibili accordi di governo col PD o patti di legislatura con forze così eterogenee.
Inoltre la Federazione promuove l’ unità delle forze della sinistra sul piano dei contenuti e delle battaglie sociali dei lavoratori e degli studenti.

Preso atto del congresso della Federazione della sinistra e della linea scaturita dai suoi deliberati, riteniamo come segreteria provinciale del PRC utile ed indispensabile che il CPF del PRC si esprima per dare avvio alla costruzione della FdS anche nella nostra provincia. Per questo proponiamo al Comitato Politico Federale un percorso e una serie di iniziative ed attività per poter raggiungere gli obbiettivi che ci prefiggiamo.

Riteniamo che dare avvio al processo di costruzione della FdS significhi dare spessore politico alle attività della Federazione stessa e rafforzare la presenza di questa nel campo politico.
Per questo proponiamo tre piani di azione da sviluppare nelle prossime settimane:

1. Iniziare un solido lavoro di inchiesta sulle fabbriche e sui luoghi di lavoro che ci consenta di entrare in contatto col mondo sindacale con le RSU e con i lavoratori. Potremo essere aiutati in questo dal compagno Matteo Gaddi che è responsabile lavoro del partito.
2. Vi è la necessità di ricostruire una relazione con le altre forze politiche del centrosinistra e della sinistra, sia a livello locale che provinciale, per verificare la reale capacità delle altre forze politiche di interagire con il momento di profonda sofferenza sociale degli strati più deboli della società e la loro disponibilità a costruire fronti ed alleanze per dare risposta alle domande di riscossa sociale proveniente da studenti e lavoratori.
3. Ricostruire un rapporto continuo con i compagni che hanno incarichi istituzionali ad ogni livello iscritti alla FdS.

Queste attività sono da svolgersi proponendole come piano di lavoro ai compagni del PdCI al fine di farne l’asse su cui caratterizziamo la FdS nella sua fase di costruzione e le diamo un ruolo nel panorama della politica provinciale.
La segreteria provinciale ritiene necessario che il CPF del PRC di Alessandria si esprima sul piano di lavoro sopra indicato, per poi dare corso e gambe alle cose decise e da attuare, con una assunzione di responsabilità di ogni singolo compagno.
Questo è il momento di porre con chiarezza a tutti noi il problema della efficacia del nostro agire politico; per far questo c’è bisogno di partecipazione responsabile alla linea del partito evitando le discussioni litigiose fra correnti che nella lotta interna si elidono a vicenda.
Lo sforzo grande che dobbiamo compiere richiede chiarezza di intenti fra di noi a partire da l’esigenza di pervenire ad un mandato chiaro alla segreteria provinciale per svolgere i difficili compiti che la fase politica richiede.

Segreteria PRC Alessandria

Il documento è stato approvato ad un'unanimità del Comitato Politico Federale del 16 Dicembre 2010

giovedì 16 dicembre 2010

La repressione non fermerà questo movimento

Ieri è tornato in campo prepotentemente il movimento degli studenti. Il governo – come a Genova quasi dieci anni fa – ha scatenato una repressione che ha un solo obiettivo: trasformare la questione politica posta dai giovani in una questione di ordine pubblico. Il tentativo – come a Genova dieci anni fa – è di utilizzare la repressione per fermare il movimento. Quindi Berlusconi resta in sella e manganella gli studenti. Questo potrebbe essere a prima vista il commento della giornata di ieri. Credo tuttavia che occorra andare un po’ più a fondo e vedere cosa è effettivamente accaduto. In primo luogo Berlusconi ha sì vinto, ma è del tutto evidente che con tre voti di margine non può governare. La situazione non è quindi destinata a durare. In secondo luogo, il modo in cui Berlusconi ha comprato i voti sta facendo vergognare una parte del suo stesso elettorato e il presidente del consiglio esce quindi vincitore dalla battaglia, ma per nulla rafforzato e probabilmente le elezioni anticipate si avvicinano.
Chi esce pesto è Fini e con lui il tentativo di costruire una sorta di transizione interna al blocco di potere berlusconiano. Le ipotesi di governi tecnici o di responsabilità che mantenessero integro il programma del caudillo sostituendo la sua impresentabile leadership sono da oggi decisamente più deboli. Le soluzioni intermedie – da noi avversate in tutti i modi – interne al blocco di potere del regime sono quindi in larga parte evaporate.
La situazione che abbiamo dinnanzi è dunque più radicalizzata. Berlusconi lavora per un’uscita a destra dalla crisi della seconda repubblica, in una deriva antidemocratica e antipopolare. Noi dobbiamo lavorare per un’uscita a sinistra, che si ponga l’obiettivo di abbattere Berlusconi e insieme a lui il berlusconismo.
Fino a poche settimane fa avevamo fondato questa nostra prospettiva prevalentemente sulla proposta politica di costruzione del fronte democratico. Oggi, la crescita del movimento pone le basi materiali affinchè quella prospettiva abbia basi di massa e sociali. Il movimento degli studenti ha un carattare per nulla effimero e si alimenta di una condizione di drammatica precarietà percepita sempre di più come un’insopportabile ingiustizia. Non è un caso se esso ha voluto e saputo naturalmente saldarsi alle grandi manifestazioni sindacali di queste settimane, riscoprendo una saldatura di interessi e di prospettive con quella parte del mondo del lavoro che a sua volta non vuole soccombere sotto i colpi dell’offensiva che il grande capitale gli ha scatenato contro. Dovrebbe essere ormai chiaro che nessuna ipotesi di “patto sociale” è perseguibile senza che essa si trasformi in una disastrosa capitolazione. La Cgil può (deve) oggi svolgere una funzione di cruciale importanza: unire le ragioni e i soggetti sociali che stanno pesantemente pagando questo stato di cose, ma hanno abbandonato ogni remissività. Lo sciopero generale è la scossa salutare e profonda che può ridare una chance alla democrazia.


Paolo Ferrero Segretario Nazionale PRC-FdS
Tratto da www.paoloferrero.it

martedì 7 dicembre 2010

In memoria di un rivoluzionario

Mario Monicelli ha deciso di non essere più in mezzo a noi. Attraverso il cinema questo esile e grande uomo, con dignità e senso dell’umorismo, si è battuto sempre per la giustizia e l’uguaglianza. Ha parlato di guerra, di amicizia, di comunismo, di storia, di femminismo, e ancora pochi mesi fa di “rivoluzione”. Il suo sguardo è sempre stato quello degli umili, di chi combatte.
Per questo non bisogna essere particolarmente colti o appassionati di cinema per amare questo grande regista. La rassegnazione di Capannelle che si mette a mangiare pasta e ceci dopo aver sbagliato a fare il buco nel muro, ne I soliti ignoti, ce la ricordiamo tutti. Così come tutti ci ricordiamo della simpatia e della forza vitale di Monica Vitti, ne La ragazza con la pistola. O della disperazione di Alberto Sordi quando, in Un borghese piccolo piccolo, vede morire il figlio a causa di una rapina.
Ha fatto tanti film Mario Monicelli e ha saputo non solo raccontare questa nostra Italia ma ne ha sottolineato i tratti, evidenziato le caratteristiche. Monicelli ha saputo produrre arte di altissimo livello attraverso la trasposizione in vite vissute delle caratteristiche della nostra gente. C’è molta più comprensione dell’Italia in molti suoi film che in tanti trattati sociologici.

Mi piace pensare che Monicelli ha saputo fare questo proprio perché comunista, perché rivoluzionario. Monicelli non era un regista e poi un comunista. Egli ha fuso insieme questi due termini, da un lato assumendo un particolare punto di osservazione del mondo - dal basso - e dall’altro ponendo il problema del trascendimento della realtà qui ed ora, della ribellione. «La speranza, diceva, è una trappola inventata dai padroni. Bisogna avere il coraggio di ribellarsi... e cercare il riscatto che in Italia non c’è mai stato».
Vi è in questa frase una forza enorme; un comunismo non ridotto a pratica religiosa della speranza nel futuro ma, al contrario, il comunismo vissuto come urgenza del cambiamento qui ed ora. Il coraggio di ribellarsi è quella scintilla, quello scarto, che ci parla della possibile costruzione di una soggettività non inscritta nel dominio di quelli che lui giustamente chiamava padroni. L’antipatia per il potere, per l’arroganza, per la sopraffazione, per il cinismo e un interesse vero per tutto ciò che riguardi la dignità umana. Lo stesso senso della dignità umana che l’ha portato probabilmente a togliersi la vita pur di non finire, malato, a dover dipendere da chissà quale meccanismo medico.
Lo vogliamo ricordare così, comunista non pentito, che ci ha accompagnato con i suoi film, ci ha onorati con la sua iscrizione a Rifondazione e con il sostegno nelle campagne elettorali. Grazie Mario, per quello che sei stato e per quello che hai fatto.

Paolo Ferrero: Segretario Nazionale PRC
Tratto da www.rifondazione.it