mercoledì 3 novembre 2010

ARTESIO (PRC-FdS): "COMMISSIONE LEO" SULL’EDISU, CHI VI PARTECIPA? – COTA SA CHE IL PIEMONTE IL PIEMONTE HA UN SALDO NEGATIVO SUI “FUORI SEDE”?

Nella Commissione Istruzione e Università l’Assessore Giordano per conto del Presidente Cota, che detiene la delega, ha presentato non le proposte di bilancio della Giunta regionale bensì ciò che riterrebbe auspicabile ottenere attraverso un riparto del famoso fondo indistinto a cui Cota si appella per giustificare tutte le sue promesse, dalle protesi, ai pannoloni, al diritto allo studio, ecc.
Il capitolo di bilancio 2010 destinato all’Edisu è di 17 milioni; quelli ritenuti necessari da Giordano per confermare la spesa storica regionale nel 2011 sarebbero 18, quelli ideali sarebbero 25, anche perché i 7 milioni di trasferimento attesi dallo Stato sono, alle notizie odierne, improbabili a causa dei tagli del Ministro Gelmini.
La fase onirica del bilancio regionale è però condita dal sale del federalismo che, come il Presidente non ha mancato di ricordare in totale spregio alle leggi sul diritto allo studio, consentirebbe di salvaguardare gli studenti piemontesi, secondo la proclamata intenzione di concedere i benefici ai provenienti dalle altre regioni solo in regime di compensazione, o governativa (il che sembra improbabile data la Gelmini) o tramite accordi inter-regionali.
La novità sta nelle dichiarazioni del Consigliere Leo che ha annunciato alla Commissione di essere stato insignito insieme agli altri colleghi di maggioranza dal Presidente Cota del lavoro istruttorio sulla nuova regolamentazione. Ha poi dichiarato essere prossima l’ istituzione di un tavolo di lavoro cui avrebbero dato l’adesione i rettori degli atenei e non meglio definiti professori universitari. Stupisce l’originalità dei rapporti istituzionali in base alla quale le istituzioni- università non si rapportino all’istituzione-Regione, cioè al Presidente e all’esecutivo, bensì a una parte del governo regionale, cioè la maggioranza politica consiliare.
Stupisce che dopo le dichiarazioni pubbliche sul valore culturale ed economico insito nella capacità di attrazione delle università, tanto più prestigiose quanto più capaci di richiamare studenti provenienti da altre regioni e dall’estero, le stesse università si adattino a misurare la praticabilità del regionalismo universitario.
Stupisce inoltre che nessuno, né tra i consiglieri di maggioranza né tra i professori universitari reclutati al tavolo, abbia ancora presentato un’analisi sui flussi di mobilità: nonostante la valentia dei nostri atenei, si potrebbe anche scoprire che, per ragioni logistiche o per la capacità attrattiva di altre sedi, il Piemonte si troverebbe a rimborsare le risorse del diritto allo studio dei piemontesi “fuori sede” magari in dimensioni non così vantaggiose per il bilancio regionale. Ovviamente sempre stando al micragnoso ragionamento di Cota.

Eleonora Artesio: consigliere Regionale PRC-FdS

lunedì 1 novembre 2010

CONGRESSO PROVINCIALE della FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

Sabato 6 novembre la Federazione della Sinistra va a congresso nella nostra provincia, ad Alessandria, presso la sala “Caneva” della Camera del Lavoro di Alessandria di Via Cavour.
I partiti del PRC, del PdCI, Lavoro e Solidarietà e Socialismo 2000, si federano insieme per rilanciare l’ idea di una sinistra anticapitalista in questo paese.
L’asse centrale della discussione congressuale è il lavoro e la sua dignità così tanto violata in questi anni, e la necessità di costruire una forza politica capace di rappresentarlo e di farlo contare dentro gli orizzonti politici dell’ oggi.
Inoltre la Federazione della sinistra vuole unire la sinistra sulla ricerca di un nuovo modello di sviluppo per uscire dalla crisi del capitalismo attuale.
Le conclusioni del nostro congresso saranno tenute dal compagno Armando Petrini segretario del PRC Piemonte.

PROGRAMMA
  • Costituzione congresso ore 9.00
  • Inizio del Lavori ore 9.30
  • Presentazione del Documento Politico Nazionale ore 10.00
  • Saluti degli invitati ore 10.30
  • Inizio dibattito ore 11.30
  • Sospensione dei lavori per pausa pranzo ore 12.30
  • Ripresa del dibattito ore 13.30
  • Chiusura del dibattito ore 15.30
  • Votazioni ore 15.40
  • Votazioni Coordinamento Provinciale Provvisorio ore 16.30
  • Conclusioni del congresso ore 17.00

venerdì 29 ottobre 2010

Boomerang Marchionne

Le intenzioni erano diverse, evidentemente si voleva rispondere al grande impatto della manifestazione del 16 ottobre. Fatto sta che l'intervista dell'amministratore delegato della Fiat nella trasmissione di Fabio Fazio di domenica si è rivelata un boomerang. Sergio Marchionne, di fronte a un interlocutore sorridente e compiacente, si è sentito evidentemente autorizzato a dare il peggio di sè. Ne è uscita una sequela abbastanza sconclusionata di invettive e lamentele, che è servita unicamente a non fornire un solo dato, una sola notizia sui reali programmi della Fiat in Italia.
Conosciamo questo modello comunicativo, è quello di Silvio Berlusconi. Da un lato c'è il "fare" e dall'altro c'è il "sabotare". Sindacalisti, giudici, intellettuali non compiacenti sono i sabotatori, coloro che impediscono che sia apprezzato il fare di chi comanda. Sergio Marchionne ha parlato allo stesso modo. La Fiat non guadagna nulla in Italia, ma solo all'estero.

Naturalmente ha dimenticato di dire che fuori dal nostro paese la Fiat ha impianti solo ove i salari sono assai più bassi e i finanziamenti pubblici proporzionalmente più alti. Ha dimenticato di dire che in quell'Europa occidentale, ove ci sono quei salari più alti che lui ha promesso agli operai italiani, non c'è alcun stabilimento della Fiat.
Marchionne ha annunciato il taglio di dieci minuti delle pause per i lavoratori di Melfi e Pomigliano, presentandolo come piccola cosa, un piccolo sacrificio peraltro retribuito. Ha così dimenticato di dire che questo taglio corrisponde alla riduzione del 25% delle pause. Ci provi a ridurre del 25% i profitti dei suoi azionisti e vedrà dove lo cacciano. Marchionne ha lamentato l'anarchia degli stabilimenti ove però la Fiom ha solo il 12,5% degli iscritti, senza spiegare perchè l'azienda non riesca a governare l'87,5% del proprio personale. Marchionne ha annunciato che l'Italia sarebbe al 118° posto su 139 per efficienza del lavoro. Senza spiegare, d'altra parte nessuno gliel'ha chiesto, da dove venga questa classifica, su quali basi sia costruita, quali siano i fattori che la compongono.
Marchionne ha smentito ogni intenzione di entrare in politica, con la solita ipocrisia degli amministratori delegati che danno giudizi politici, fanno operazioni politiche, e però sostengono che questo è solo mercato.
Marchionne ha lamentato che tre operai a Melfi hanno fermato 1.200 lavoratori, dimenticando che questa sua affermazione è stata condannata come antisindacale da un tribunale che ha disposto il reintegro di quei lavoratori. Sentenza che la Fiat non ha ancora rispettato. Marchionne, come Berlusconi, più fallisce più diventa prepotente, meno è in grado di spiegare più offende. E, come Berlusconi, vede la propria arroganza smontata dal semplice commento di un comico, in questo caso Luciana Littizzetto che alla fine della trasmissione si è più o meno chiesta: "Ma se è così bravo, com'è che chiude Termini Imerese?".
Marchionne ha passato un quarto d'ora in televisione senza spiegare nulla, ma non certo per riservatezza o rispetto delle relazioni sindacali, perchè questo è esattamente quello che fa anche al tavolo delle trattative. In Marchionne, come in Berlusconi, è sempre più difficile distinguere l'immagine dalla realtà, la propaganda dai fatti. E poi, esattamente come fa il Presidente del Consiglio, Marchionne si è lamentato di una campagna mediatica avversa. Qui c'è un'assoluta irriconoscenza verso un mondo culturale e politico che invece ha sempre supportato le sue imprese. Al punto di non chiedere neppure conto di fatterelli come la distribuzione di lauti dividendi agli azionisti e poderosi aumenti al top management, mentre agli operai veniva cancellato il premio di risultato. In realtà con il regime informativo che c'è oggi in Italia, se raccoglie cattiva pubblicità Marchionne deve prendersela unicamente con se stesso.
Alla fine bisogna ringraziare questa trasmissione. Dopo di essa le ragioni della Fiom sono ancora più chiare e valide agli occhi di tutti.

Giorgio Cremaschi
Tratto da Liberazione del 26/10/2010

sabato 23 ottobre 2010

ATM DI ALESSANDRIA: UN BENE COMUNE SOTTRATTO AI CITTADINI

Lo spazio dei Beni Comuni e dei diritti di cittadinanza ad essi connessi, in questa citta' si sta rapidamente riducendo per fare posto ad una logica aziendalistica tesa al profitto che risulta incompatibile con l'elemento pubblico che dovrebbe caratterizzare i servizi di interesse generale garantiti dalla nostra Costituzione. Tra questi servizi, anche il trasporto pubblico locale del nostro territorio sta per essere messo in vendita o raggruppato con quello dei trasporti milanesi che nulla hanno a che fare con il nostro territorio e con i bisogni dei nostri cittadini, ma risponde ad un precisoisegno che vede nelle aziende pubbliche multiservizi, un piatto grasso per le personali rendite di posizione di personaggi che utilizzano la politica per il proprio interesse personale, impedendo ai cittadini di essere partecipi di un progetto locale.

Per questo invitiamo tutti i cittadini di Alessandria, i lavoratori, le forze politiche e le associazioni ad incontrarsi:
GIOVEDì 28 OTTOBRE ALLE ORE 21
PRESSO LA CIRCOSCRIZIONE CENTRO IN VIA VENEZIA 7
per riflettere sulla possibilità di un progetto partecipato di lotta comune che metta al centro i bisogni dei cittadini del nostro territorio e che rilanci l'idea di un'etica del servizio pubblico.

Perteciperanno al dibattito:
Matteo Gaddi - PRC-FdS,
Monica Cerutti - cons. reg.,
SEL, Massimo Barbadoro - Ass.re Provinciale al Lavoro,
Daniele Coloris- Segr.FILT di Alessandria

Il dibattito è organizzato da:
Partito Della Rifondazione Comunista (FdS) di Alessandria,
Partito dei Comunisti Italiani (Fds) di Alessandria
Sinistra ecologia e libertà di Alessandria
Italia dei Valori di Alessandria




lunedì 18 ottobre 2010

Il teatro è l'unico edificio, od area pubblica, a rischio nel comune di Alessandria?

La presenza di amianto nell'area del teatro cittadino,fatto emerso dal pozzo delle disattenzioni in queste ultime settimane, pone un interrogativo:
Esiste un elenco di aree pubbliche a rischio sanitario od ambientale nel comune di Alessandria?
Se fino ad oggi una situazione come quella del teatro, luogo ampiamente frequentato dal pubblico oltre che dagli addetti ai lavori,non aveva dato adito a perplessità riguardo alla sicurezza ambientale, si può immaginare che preoccupazione possa insorgere per altre strutture.
Siamo sicuri che il teatro è un caso isolato e non vi siano altre situazioni?
Una cosa senza dubbio utile sarebbe verificare se esistono pericoli potenziali, o già palesemente manifestati ed accuratamente censurati.
Se il deficit di responsabilità è da parte di chi amministra non vi deve essere da parte dei lavoratori e dei loro rappresentanti sindacali, e per cui segnalino i casi, se esistono.
Auguro un buono e scrupoloso lavoro alle strutture della sanità e del controllo ambientale.

Massimo Orero Circolo Partito della Rifondazione Comunista - F.d.S di Alessandria

martedì 12 ottobre 2010

Il 16 Ottobre tutti con la FIOM!

La FIOM il 16 ottobre a Roma scenderà in piazza per una importante manifestazione, cruciale per il destino dei lavoratori del nostro paese e per la difesa dei nostri diritti.
In questi mesi il Governo Berlusconi e Confindustria hanno portato avanti un attacco violento e sfrontato al lavoro e alla democrazia, la FIOM è rimasta uno dei pochi fronti di resistenza democratici allo sfondamento delle destre e del padronato.
Approfittando della crisi il capitalismo cerca di aumentare i suoi profitti, negando i diritti dei lavoratori, tagliando le risorse per la scuola, l’università e la sanità, privatizzando i beni pubblici come l’acqua. Imponendoci la precarietà non solo nel lavoro, ma come modello di vita. Tutto questo non lo possiamo permettere.
Per questo motivo il Partito delle Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra, aderisce e lavora alla costruzione di una ampia mobilitazione in sostegno della FIOM che rimane una delle parti più combattive del sindacato, nel momento in cui è massimo l’offensiva portata avanti al mondo del lavoro dal Governo e Confindustria.
La partecipazione alla manifestazione del 16 ottobre è una reale opposizione di classe agli interessi del Capitale nel nostro Paese in difesa della dignità del lavoro e dei lavoratori.
La nostra è una scelta di parte, coscienti di essere sempre e comunque dalla parte dei lavoratori, per la costruzione di una alternativa al Capitalismo e per un’uscita dalla crisi da esso prodotta.
L’invito è a mobilitarci tutti per una grande manifestazione che faccia capire a tutti che i lavoratori non accetteranno più che i propri diritti vengano messi in discussione.

La segreteria provinciale del Partito della Rifon
dazione Comunista di Alessandria (PRC-FdS)



lunedì 11 ottobre 2010

Una bomba senza spoletta all'interno della città

La parole scritte nel comunicato dei rappresentanti dei lavoratori della polizia penitenziaria, che prestano servizio presso il carcere di Piazza Don Soria, sono molto chiare e preoccupanti.
Riempirsi la bocca con l’argomento della sicurezza è servito molto come propaganda elettorale per alcuni personaggi, sia a livello nazionale che locale, ma al di là delle parole non si è fatto nulla di concreto.
Militari da parata in alcune città (nessuna deterrenza sugli eventi criminali, se non per far traslocare alcuni traffici da un quartiere ad un altro), ronde di solerti cittadini a vigilare sul territorio (non si ha a disposizione nessun bilancio dell’operazione), ma quali investimenti finanziari per i corpi di polizia?
Come ci viene spiegato dagli agenti della polizia penitenziaria la situazione chi si presenta nel carcere cittadino è drammatica, da qualsiasi parte delle sbarre la si osservi, o meglio, la si subisca.
Agenti costretti di fatto al lavoro straordinario (non retribuito per mancanza di fondi) per coprire le carenza di organico, ore lavorate di straordinario non recuperabili in quanto il fatto che il personale è sotto organico non permette di effettuare questa operazione.
Detenuti in situazioni di convivenza disastrose, lo spazio di vita quotidiano per ogni sei detenuti è di venti metri quadrati, riduzione drastica della attività sociali in carcere. A questo aggiungiamo il fatto che la concentrazione di persone di etnie diverse in un contesto simile può portare a situazione di conflittualità interna elevata.
In questi anni c’è chi si è voluto mettere una maschera di perbenismo ed intransigenza, inventandosi nuovi reati da perseguire, ciò ha portato ad un massiccio afflusso di nuove entrate nella strutture di detenzione.
Ad Alessandria è necessario e doveroso che tutte le forze politiche prendano atto della situazione denunciata dagli agenti della polizia penitenziaria e si facciano interpreti del loro disagio presso il Ministero di Giustizia, affinché intervenga rapidamente a disinnescare questa vera e propria “bomba” in Piazza Don Soria.

Il Circolo del Partito della Rifondazione Comunista di Alessandria (PRC-FdS)
Il Circolo del Partito dei Comunisti Italiani di Alessandria (PdCI-FdS)

giovedì 7 ottobre 2010

Noi, con la Fiom, contro l’eversione del capitale

Fra meno di due settimane, sabato 16 ottobre, la Fiom chiamerà a raccolta, in quella che già si annuncia come un’imponente manifestazione di popolo, tutte le forze sociali che nella necessità di respingere l’attacco furibondo alle conquiste e ai diritti dei lavoratori vedono la via maestra per impedire che si compia la più devastante rottura democratica dell’era repubblicana.
Occorre dire che di un simile rischio vi è, anche a sinistra, solo parziale consapevolezza. O meglio, dello smottamento democratico si coglie l’aspetto più immediatamente politico e morale: la degenerazione corruttiva della coalizione di governo, il potere dispotico, personale, del capo del governo che travolge l’intera architettura costituzionale, l’oltraggio sistematico alla legalità, il disprezzo ostentato per ogni procedura democratica e l’assalto liquidatorio ai poteri indipendenti che rifiutano di sottomettersi all’esecutivo. Si coglie meno, e nel Pd non si coglie affatto, quello che con chiarezza e semplicità esemplari Oscar Lafontaine, fondatore della Linke, ricordava in un recente dibattito svoltosi alla festa della Federazione della Sinistra, e cioè che domina nella sfera politica chi domina nei rapporti sociali. E che se questi sono caratterizzati dallo sfruttamento e dall’unilateralità del comando d’impresa, la politica non potrà autonomizzarsene ed anzi finirà per divenirne lo specchio fedele.
Ancora ieri, qualche giornale di area democratica titolava, in prima, «Eversore», epiteto impresso sul faccione torvo di Berlusconi. E a ragione. Dubito tuttavia che quella stessa grave espressione verrebbe usata per qualificare il comportamento di Marchionne. All’amministratore delegato della Fiat, capintesta della crociata contro il lavoro e a Confindustria, la cui parola è ormai ascoltata con la deferenza che si deve ad un organo istituzionale, non si rivolge lo stesso capo d’accusa.
Una volta era nozione di senso comune, maturata nella concreta esperienza di milioni di persone, che l’affermazione della democrazia dentro i luoghi di lavoro, le conquiste frutto del conflitto operaio, si riverberassero a 360 gradi sull’insieme della società, rendendola più giusta, più civile, più coesa. Difendendo gli interessi dei lavoratori - si diceva - si difendono gli interessi generali del Paese.Non vi era ombra di dubbio sul significato pregnante dell’articolo 1 della Costituzione, che coniuga non casualmente la democrazia con il lavoro, riconoscendo ai produttori associati una funzione quasi demiurgica per l’inveramento dei precetti della Carta. Oggi no. Il rovesciamento è stato diametrale. L’impresa e la regola ferrea, sebbene non scritta, che ne informa i comportamenti, quella della competitività, hanno occupato interamente il proscenio, unendo destra e sinistra moderata nel culto dell’ideologia neo-mercatista. Quella in ragione della quale si è accreditato Marchionne come l’interprete genuino della modernità ai tempi della globalizzazione e si è accettato che il posto di lavoro fosse messo in concorrenza con i diritti.
La fortuna della destra in tutta Europa e specialmente nel nostro Paese ha molte convergenti ragioni. Ma l’egemonia culturale del capitale, la “costituzionalizzazione“ del mercato è ciò che ne ha più di ogni altra cosa legittimato la funzione dirigente. L’impotenza di fronte alla crisi planetaria è la più plateale confessione di un disarmo culturale che ha sin qui impedito alla sinistra di candidarsi alla guida di una grande riforma economica e sociale. Una riforma che o passa attraverso un profondo mutamento dei rapporti di produzione, o ha la forza di riproporre la questione divelta del carattere sociale della proprietà, oppure è destinata ad insabbiarsi, perdere di vigore e rinculare nell’alveo del riformismo, trasformista e subalterno. La Fiom ha preso nelle proprie mani e proposto alla sinistra la precondizione di questo necessario salto di paradigma: l’affermazione dell’ irriducibilità del lavoro al capitale. Per questo viene ferocemente combattuta dal potere costituito e dal groviglio di interessi di cui esso è espressione. Per questo il successo dell’appuntamento del 16 ottobre, al quale offriremo tutto il nostro sostegno, rappresenterà molto più che la buona riuscita di una pur importante manifestazione.

Dino Greco da Liberazione del 5/10/2010

martedì 28 settembre 2010

Su richiesta consiglio comunale aperto acqua

Gravissime le dichiarazioni del Sindaco, che ha risposto negativamente non solo alla nostra richiesta di un Consiglio Comunale Aperto sul tema Acqua Bene Comune (ripubblicizzazione, gestione e salubrità dell’acqua) ma ha affermato che mai questa amministrazione concederà un consiglio comunale aperto, su nessun tema.
Disprezzo assoluto del grande interesse mostrato dalla cittadinanza in proposito (1500 firme raccolte nel tortonese a sostegno dei tre referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua), e forse anche timore che vengano toccati argomenti scomodi, dalla gestione al rischio inquinamento in un territorio compromesso dal punto di vista ambientale come il nostro.
Bene, i cittadini se lo prenderanno quello spazio che spetta loro: parte la raccolta firme che obbligherà il Comune a convocare il consiglio aperto, siamo certi firmeranno in tanti, di fronte ad un atteggiamento arrogante e antidemocratico.

Rifondazione Comunista Tortona

mercoledì 22 settembre 2010

Il federalismo fiscale tra bluff e propaganda

Il federalismo fiscale prosegue il suo iter attraverso l’emanazione da parte del Governo di una serie di decreti attuativi che vengono presentati alla spicciolata, nel disinteresse dei più. Accade così che sia molto difficile la ricostruzione del senso complessivo di tali provvedimenti. Alla fine, anche in virtù delle modalità con cui le notizie filtrano attraverso gli organi di informazione, l’effetto più probabile è quello propagandistico. Una sorta di apprezzamento generale per l’incessante produzione legislativa, il cui merito viene ascritto a Calderoli e alla Lega Nord. Occorre allora fare un po’ di chiarezza su quello che sta succedendo, ma per farlo alcune premesse sono indispensabili. La legge sul federalismo fiscale, a suo tempo approvata con il voto favorevole delle forze di governo, dell’Idv e con l’astensione del Pd, muove da un assunto, quello cioè della “territorialità” nel reperimento delle risorse e nella gestione della spesa e ciò in ossequio ai contenuti dell’art.119 della Costituzione modificato (irresponsabilmente) nel 2001 per iniziativa del centro sinistra. In virtù di tale impostazione, il meccanismo previsto è quanto mai complesso e ferraginoso, prevedendo tributi autonomi e compartecipazioni ai tributi erariali, per i vari livelli istituzionali, e meccanismi perequativi per supplire a eventuali deficit che si manifestassero su singoli territori. Il punto, tuttavia, è che le perequazioni non si applicano a tutte le voci di spesa delle istituzioni locali, per cui è evidente il vantaggio di alcune realtà (quelle del centro nord) dotate di maggiore capacità impositiva. Inoltre, anche per i diritti fondamentali (che dovrebbero valere per tutti) il concetto di “essenzialità” delle prestazioni e la conseguente determinazione dei costi standard creano le premesse per la costruzione di uno “stato sociale minimo”, in cui le differenze già oggi grandissime fra le varie parti del paese tendono ad accentuarsi anziché a ridursi. Che questi siano gli effetti possibili è prevedibile e non solo in virtù dei contenuti della legge, ma dell’ispirazione generale da cui la legge muove. Vi è tuttavia un altro elemento che non va sottovalutato ed è la partita finanziaria. Nella legge è precisato che esiste un vincolo di spesa non modificabile; inoltre il provvedimento si inserisce in un contesto in cui la stretta finanziaria ha già determinato forti restrizioni nella spesa locale, e in cui le nuove disposizioni della Ue, prevedendo la possibilità di riduzioni automatiche dei trasferimenti dei fondi comunitari per gli stati che non sottostanno ad alcuni indirizzi, rendono incerti molti finanziamenti destinati al sud. La partita del federalismo fiscale, quindi, non solo crea le premesse per la disarticolazione territoriale e per la lesione del principio di eguaglianza contenuto nell’articolo 3 della Costituzione, ma viene a saldarsi con orientamenti di politica economica che accentuano tali tendenze, aprendo inoltre la strada o al taglio dei servizi o alla loro privatizzazione. A ben guardare i primi decreti attuativi della legge evidenziano queste logiche. A parte il fatto che si tratta di provvedimenti del tutto disorganici, una sorta di spezzatino, in cui le singole disposizioni procedono senza una logica, conviene soffermarsi brevemente sui loro contenuti fondamentali. Quello sul “federalismo demaniale” trasferisce in blocco gran parte della proprietà del demanio a regioni ed enti locali, determinando la possibilità di vaste alienazioni di beni pubblici o di una loro non meglio precisata valorizzazione. Quello sul “federalismo municipale”, oltre a stabilire le quote di tributi che spettano ai comuni, introduce la famosa cedolare secca per la tassazione degli affitti che in nome della lotta al sommerso, fa un’enorme regalo alla grande rendita fondiaria, oltre che azzerare il principio della progressività delle imposte. Il provvedimento su “Roma capitale”, oltre a dare disposizioni sulla formazione degli organi di governo della città, riduce il numero delle municipalità. Infine, quello sulla determinazione dei “costi standard” delle prestazioni fondamentali di province e comuni, stabilisce alcuni criteri, senza aver prima determinato quali debbano essere i livelli essenziali di tali prestazioni, in sostanza posponendo al calcolo della spesa quello dei fabbisogni sociali. Il resto è in gestazione in questi giorni, dalla definizione dei tributi e le compartecipazioni proprie di regioni e province, ai costi standard delle regioni, ai vincoli e alle sanzioni previste per gli amministratori che non rispettano i nuovi criteri. A ben vedere, ciò che domina è il controllo della spesa, via alienazione di beni, riduzione degli organi di decentramento, meccanismi di recuperi delle risorse attraverso le sanatorie fiscali, subordinazione della stima dei fabbisogni alle esigenze finanziarie, vincoli agli amministratori. Il tutto all’interno di un’impostazione che reggendosi sull’autonomia impositiva enfatizza le diversità territoriali. Se qualcuno interpreta tutto ciò come una sana opera di razionalizzazione prende lucciole per lanterne; siamo alla solita operazione di contenimento/riduzione della spesa per esigenze di bilancio, perseguita attraverso la riduzione dei diritti e la differenziazione degli stessi a livello territoriale.

Gianluigi Pegolo: Responsabile Nazionale Democrazia e istituzioni PRC

Tratto da: www.rifondazione.it

martedì 21 settembre 2010

TORTONA: Rifondazione chiede al Comune di “rivedere” l’aumento delle tasse scolastiche

Il Comune deve abbassare le tasse sui servizi scolastici che sono più che raddoppiate. Lo chiede, con una mozione, il consigliere di Rifondazione Comunista Stefanella Ravazzi. “La tariffa della Casa dei bambini – dice – è passata da 2 euro al giorno a 4,50 euro al giorno con un aumento del 125% e per ogni servizio si paga un’iscrizione di 20 euro che non esisteva lo scorso anno, per questo chiediamom al Comune di eliminare la tassa di iscrizione e, per chi l’ha già pagata, prevedere il riutilizzo dell’importo a deduzione dei prossimi buoni pasto ancora da acquistare.” Secondo Rifondazione il Comune non tiene conto del fatto che la scuola pubblica deve garantire parità di accesso e di trattamento a tutti i suoi alunni e alle loro famiglie, né del fatto che tali servizi dovrebbero essere totalmente gratuiti. La mozione sarà discussa in una delle prossime sedute

giovedì 16 settembre 2010

Tagli in classe, ritorno ad una scuola di classe

Non è un anno scolastico come gli altri quello che ufficialmente è iniziato ieri. La ministra Gelmini lo annuncia trionfalmente come l’anno della “riforma epocale”, laddove di epocale c’è solo la mostruosa entità dei tagli economici alla scuola pubblica, con l’immancabile contorno di regalie alla scuola privata.
Gli effetti dei tagli sono sotto gli occhi di tutti, al punto che perfino la grande stampa, solitamente più attenta alla diffusione delle veline ministeriali che al racconto della realtà, ha dovuto renderne conto. Classi affollate con più di 35 alunni, mense più care, riduzione generalizzata delle ore di lezione, distruzione dei modelli pedagogico-didattici più avanzati - come il tempo pieno e i moduli nella scuola elementare - decine di migliaia di precarie e precari licenziati dopo anni di servizio, scuole che non hanno i fondi neanche per le necessità più elementari, e via elencando.
Ma anche se i tagli economici, e le loro conseguenze, rappresentano l’elemento più vistoso della politica scolastica governativa, limitare ad essi la denuncia, come da tempo va facendo il Pd, significa non coglierne in pieno la portata eversiva.

Basta guardare alla scuola superiore, vero snodo strategico della controriforma, nella quale il processo di trasformazione che sta prendendo avvio punta apertamente alla riproposizione della discriminazione di classe nell’accesso alla conoscenza. I licei per chi è destinato a scalare i gradini più alti dell’istruzione e della scala sociale, i tecnici e i professionali per quanti dovranno accontentarsi di formare le nuove leve del lavoro subalterno. La differenza la fa il reddito, il censo, senza più nemmeno la speranza che la scuola possa offrire una occasione di mobilità sociale. Non è un caso che questa impostazione sia stata fortemente voluta da Confindustria.
Ma non c’è aspetto dell’organizzazione scolastica, dalla valutazione al controllo autoritario dei comportamenti, dalla formazione degli insegnanti ai contenuti dell’insegnamento - mentre sullo sfondo si agita lo spettro del reclutamento degli insegnanti su base regionale - che non sia oggetto delle sgradevoli attenzioni della Gelmini.
Siamo dunque di fronte ad un disegno organico, una manovra a trecentosessanta gradi, che, sta smontando pezzo dopo pezzo la scuola pubblica disegnata dalla Costituzione, per far posto ad una scuola culturalmente immiserita, specchio di una società che si vorrebbe anestetizzata, fatta di individui incapaci di pensiero autonomo e critico.
Ma l’anno scolastico appena iniziato è segnato anche da una ripresa del conflitto che dimostra come la volontà di resistenza non solo non è fiaccata ma si sta estendendo, dimostrandosi capace di nuove e più radicali modalità di lotta. Hanno iniziato, già in pieno agosto, le precarie e i precari di Palermo e Benevento con lo sciopero della fame, che si è rapidamente esteso ad altre città ed è proseguito con il presidio in Piazza Montecitorio intorno a una piccola tenda, metafora della condizione della scuola pubblica davanti al palazzo simbolo del potere politico. E ancora, la riuscitissima manifestazione di due giorni fa sui due lati dello Stretto di Messina e il sit-in di ieri davanti al Miur, mentre si preannunciano altre manifestazioni a ritmo serrato. Questo fiorire di iniziative non è casuale. È il frutto maturo di più di due anni di mobilitazioni che hanno “accompagnato”, senza mai cedere di fronte alle difficoltà, le iniziative del governo. Quello che c’è di diverso, a me sembra, è l’accresciuta consapevolezza che si è aperta una fase nuova dello scontro nella quale è possibile costruire un movimento all’altezza della sfida e dare uno sbocco unificante alle tante iniziative locali. Per vincere, non solo per resistere. Sta ai sindacati non filogovernativi, la Flc-Cgil e i sindacati di base della scuola, mettere tra parentesi le differenze e raccogliere la richiesta di unità che il movimento di lotta richiede da tempo. Cosa altro deve accadere perché si indica una grande giornata di lotta unitaria per la difesa della scuola pubblica?
D’altra parte, se è vero, come abbiamo già detto, che la scuola della Gelmini è l’altra faccia della medaglia della fabbrica senza diritti di Marchionne ed entrambe sono la rappresentazione dei nuovi assetti sociali perseguiti da governo e padroni, c’è bisogno che anche l’iniziativa sindacale segni un salto di qualità. In tal senso, lo sciopero della Fiom del 16 ottobre rappresenta una occasione che non va sprecata. L’adesione alle manifestazioni dei metalmeccanici da parte di altre categorie è un fatto importante ma, se non vuole restare un gesto di doverosa solidarietà, deve essere concepito come tappa di un percorso che porti alla generalizzazione della lotta sui temi del lavoro, della scuola e della cultura. Non si tratta di lanciare il cuore oltre l’ostacolo, ma di essere consapevoli che la messa in cantiere dello sciopero generale di tutte le categorie in tempi rapidi è una delle premesse della costruzione e della crescita del movimento. Con questo spirito, il Prc e la Federazione della Sinistra continueranno a sostenere le mobilitazioni in atto.

Vito Meloni: Responsabile nazionale scuola PRC-SE
Da Liberazione del 14/09/2010

lunedì 13 settembre 2010

Corso Roma non transitabile? Un'idea veramente geniale!

Sviluppare un progetto per la zona del centro, il quale comprenda isole pedonali, zone a traffico limitato e un sensato flusso del traffico veicolare per rispondere alle esigenze delle attività economiche-lavorative, residenziali e di emergenza è senza dubbio doveroso per un'amministrazione cittadina.
Le sparate a casaccio, senza progettualità, non sono doverose per un'amministrazione, ma bensì evitabili. Pensare di risolvere il problema del palesemente inidoneo materiale usato per la pavimentazione di Corso Roma e Piazzetta della Lega vietando in maniera assoluta il transito veicolare è un'ulteriore errore.
I mezzi commerciali per poter svolgere la loro funzione di approvvigionamento degli esercizi del centro necessitano del maggior agio possibile, entro doverosi tempi da rispettare di carico e scarico.
Analizzando le proposte alternative fatte dagli inquilini di Palazzo Rosso.

A)Usare le vie laterali e parallele a Corso Roma (in pratica quello che i consegnatari hanno fatto per mesi attendendo speranzosi di veder conclusa la pavimentazione, che bloccava di fatto anche l'uso delle traverse del corso). Attualmente è da constatare che sono stati eliminati tutti i posti di carico e scarico merci da via Modena (la più comoda per i vettori), per fare spazio ad un'assurda pista ciclabile nel centro cittadino, zona che dovrebbe essere nel suo insieme una naturale pista ciclabile senza bisogno di linee tracciate. Una cosa da rilevare è che gli spazi di carico e scarico merci sono pochi nella totalità dell'area,e spesso impropriamente occupati.

B) Capannone di stoccaggio delle varie fuori città e consegna in Corso Roma con mezzi elettrici.
Per il fattore inquinamento basterebbe chiedere ai trasportatori di munirsi di mezzi a gas o ibridi (Questo però non risolverebbe il problema pavimentazione).
I consegnatari portano, a seconda dei casi, merci in conto proprio, merci conto terzi in distribuzione di logistica o di servizio postale (SDA, Bartolini, TnT e altri), per quanto riguarda i farmaci c'è anche la particolarità delle sostanze stupefacenti che non possono essere affidate a chiunque per la distribuzione. Detto ciò un servizio come quello proposto porterebbe un ulteriore aggravio di spesa per eseguire la distribuzione della merce (non penso che qualcuno lo farebbe gratuitamente).
Mettendo tra le altre cose a rischio il lavoro di molti vettori.
Comunque nessuno si preoccupi per questa eventualità,si può cessare l'attività come autotrasportatori,se non è più molto conveniente,e proporsi all'amministrazione cittadina come consulenti per fare un sondaggio sulla situazione della distribuzione merci in città.Tranquilli è un sistema già stato collaudato per un altro settore.

Massimo Orero
Segretario Partito della Rifondazione Comunista circolo di Alessandria

Federazione della Sinistra

mercoledì 8 settembre 2010

Mentre loro giocano con l'ampolla, gli operai perdono lavoro e futuro

Il prossimo 10 settembre, sulle montagne del cuneese, la Lega Nord metterà in scena il solito rito dell'ampolla, inventato qualche anno fa, dal quale partirà per la traversata fino a Venezia. Ma a manifestare ci sarà anche Rifondazione Comunista che, come lo scorso anno, "accoglierà" i leghisti smascherando il vero volto della Lega. La Lega Nord è un partito razzista che sostiene un governo di inquisiti e mafiosi e non fa niente per difendere i lavoratori. Il Governo Berlusconi conta un elevato numero di "personale politico" inquisito. Tra appalti truccati, ricostituzione di società segrete (P3), tangenti, affiliazioni ad organizzazioni mafiose, elusioni ed evasioni fiscali ci troviamo in una situazione di fronte alla quale persino il sistema di Tangentopoli finirebbe per impallidire. Non si tratta di casi isolati, di singole "mele marce"; al contrario si tratta di una corruzione di sistema, elevata dal Governo Berlusconi a vera e propria pratica politica. Dalla ricostruzione post terremoto de L'Aquila agli appalti sull'eolico, dalla Protezione Civile alle principali Opere Pubbliche (meglio se grandi): non c'è niente che sfugga a questo vero e proprio sistema criminale di corruzione.
E la Lega, paladina (a parole) della legalità e della moralità che fa ? Semplice: mostra grande attivismo nel difendere gli interessi di ministri e parlamentari inquisiti e al contrario non muove un dito per cercare di risolvere le crisi industriali più pesanti che stanno cancellando nel Nord migliaia di posti di lavoro. Di fronte alle aziende che delocalizzano all'estero per speculare sul costo del lavoro (Fiat in Serbia, Bialetti in Cina, il tessile in Romania ecc..), i vari Cota, Zaia, Bossi padre e figlio non fanno altro che urlare contro presunti nemici (di volta in volta i cinesi, i russi, gli immigrati, i rom) ma non adottano quei provvedimenti che consentirebbero di mantenere sul territorio imprese e posti di lavoro. La Lega assiste alla chiusura di fabbriche, alla messa in cassa integrazione e al licenziamento di migliaia di lavoratori senza muovere un dito. Basterebbe che approvassero la proposta di legge presentata da Rifondazione Comunista - Federazione della Sinistra in tutte le Regioni del Nord per frenare il fenomeno delle delocalizzazioni industriali. La nostra proposta si basa su un principio semplicissimo: per le aziende che delocalizzano all'estero scatta l'obbligo di restituire i contributi pubblici di cui hanno fruito negli ultimi dieci anni. Lo stesso dicasi della tanto sbandierata legge a tutela del Made in Italy, già bocciata a livello europeo e che, per come è stata scritta, non tutelerà nè il lavoro, nè la qualità dei prodotti. Anche sul federalismo la Lega Nord parla una lingua smentita dai fatti. Il Governo Berlusconi-Bossi, infatti, continua a comprimere le competenze delle autonomie locali imponendo, dal livello centrale, la privatizzazione dei servizi pubblici, grandi opere, centrali nucleari ecc. Le valli cuneesi, così come molti altri territori del Nord, hanno alle spalle una storia di grande autonomia rispetto ai poteri statali e religiosi, hanno combattuto, 60 anni fa, contro il fascismo e il nazismo e per l'autodeterminazione dei popoli. Le valli e la montagna non hanno inventato le frontiere e i confini. Ad esempio, la lingua occitana si parla nelle vallate italiane come nelle vallate francesi. Sopra Pian del Re si trova il Buco del Viso che ci parla della comunicazione, del dialogo tra i popoli. Le divisioni non le abbiamo create ma le abbiamo subite quando insensati nazionalismi hanno portato la guerra e costretto i giovani ad uccidere e ad essere uccisi. La cultura e la tradizione delle valli cuneesi rifiutano il razzismo: è stata la lotta partigiana che ha segnato l'impegno di queste valli per costruire una terra libera per uomini e donne liberi, una società basata sulla giustizia sociale, sulla libertà, dove l'autodeterminazione dei popoli e la valorizzazione delle culture e delle lingue locali non significano odio e nazionalismo ma uno strumento di liberazione delle classi subalterne. La Lega Nord si combatte sul territorio, non a parole: come l'anno scorso invitiamo, quindi, gli uomini e le donne che credono in questi valori a partecipare venerdì 10 settembre, dalle ore 15 alle ore 19 al presidio che si terrà a Paesana, piazza Vittorio Veneto.

Matteo Gaddi: Responsabile Nord di Rifondazione Comunista
Fabio Panero: segretario provinciale di Cuneo di Rifondazione Comunista

sabato 4 settembre 2010

ARTESIO (PRC-FdS): INTERROGAZIONE URGENTE SU BAMBINA DI ALESSANDRIA AFFETTA DA ROP

La redazione de “La Stampa” di Alessandria ha avviato una raccolta di fondi per sostenere i costi del viaggio e delle cure all’estero di una bambina di 14 mesi, affetta da Rop al V° stadio a seguito di nascita pretermine. A motivazione della sottoscrizione, si riferisce del disaglio economico della famiglia e del diniego regionale per l’intervento all’estero. Le alternative proposte dall’apposita commissione regionale, cioè Roma, Bergamo e Verona, sarebbero a detta della famiglia non adeguatamente specializzate all’esecuzione dell’intervento. Nella consapevolezza del fatto che tali indicazioni regionali discendono dalla valutazone di un organo tecnico cui, si presume, gli attuali curanti della piccola abbiano fatto pervenire le informazioni sullo stato e sulle prospettive di salute si interroga l'assessore per conoscere la dettagliata motivazione del diniego e di valutare l’opportunità – alla luce delle controdeduzioni addotte dalla famiglia – di rivedere il parere.

IL CONSIGLIERE FIRMATARIO
Eleonora Artesio