martedì 28 settembre 2010

Su richiesta consiglio comunale aperto acqua

Gravissime le dichiarazioni del Sindaco, che ha risposto negativamente non solo alla nostra richiesta di un Consiglio Comunale Aperto sul tema Acqua Bene Comune (ripubblicizzazione, gestione e salubrità dell’acqua) ma ha affermato che mai questa amministrazione concederà un consiglio comunale aperto, su nessun tema.
Disprezzo assoluto del grande interesse mostrato dalla cittadinanza in proposito (1500 firme raccolte nel tortonese a sostegno dei tre referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua), e forse anche timore che vengano toccati argomenti scomodi, dalla gestione al rischio inquinamento in un territorio compromesso dal punto di vista ambientale come il nostro.
Bene, i cittadini se lo prenderanno quello spazio che spetta loro: parte la raccolta firme che obbligherà il Comune a convocare il consiglio aperto, siamo certi firmeranno in tanti, di fronte ad un atteggiamento arrogante e antidemocratico.

Rifondazione Comunista Tortona

mercoledì 22 settembre 2010

Il federalismo fiscale tra bluff e propaganda

Il federalismo fiscale prosegue il suo iter attraverso l’emanazione da parte del Governo di una serie di decreti attuativi che vengono presentati alla spicciolata, nel disinteresse dei più. Accade così che sia molto difficile la ricostruzione del senso complessivo di tali provvedimenti. Alla fine, anche in virtù delle modalità con cui le notizie filtrano attraverso gli organi di informazione, l’effetto più probabile è quello propagandistico. Una sorta di apprezzamento generale per l’incessante produzione legislativa, il cui merito viene ascritto a Calderoli e alla Lega Nord. Occorre allora fare un po’ di chiarezza su quello che sta succedendo, ma per farlo alcune premesse sono indispensabili. La legge sul federalismo fiscale, a suo tempo approvata con il voto favorevole delle forze di governo, dell’Idv e con l’astensione del Pd, muove da un assunto, quello cioè della “territorialità” nel reperimento delle risorse e nella gestione della spesa e ciò in ossequio ai contenuti dell’art.119 della Costituzione modificato (irresponsabilmente) nel 2001 per iniziativa del centro sinistra. In virtù di tale impostazione, il meccanismo previsto è quanto mai complesso e ferraginoso, prevedendo tributi autonomi e compartecipazioni ai tributi erariali, per i vari livelli istituzionali, e meccanismi perequativi per supplire a eventuali deficit che si manifestassero su singoli territori. Il punto, tuttavia, è che le perequazioni non si applicano a tutte le voci di spesa delle istituzioni locali, per cui è evidente il vantaggio di alcune realtà (quelle del centro nord) dotate di maggiore capacità impositiva. Inoltre, anche per i diritti fondamentali (che dovrebbero valere per tutti) il concetto di “essenzialità” delle prestazioni e la conseguente determinazione dei costi standard creano le premesse per la costruzione di uno “stato sociale minimo”, in cui le differenze già oggi grandissime fra le varie parti del paese tendono ad accentuarsi anziché a ridursi. Che questi siano gli effetti possibili è prevedibile e non solo in virtù dei contenuti della legge, ma dell’ispirazione generale da cui la legge muove. Vi è tuttavia un altro elemento che non va sottovalutato ed è la partita finanziaria. Nella legge è precisato che esiste un vincolo di spesa non modificabile; inoltre il provvedimento si inserisce in un contesto in cui la stretta finanziaria ha già determinato forti restrizioni nella spesa locale, e in cui le nuove disposizioni della Ue, prevedendo la possibilità di riduzioni automatiche dei trasferimenti dei fondi comunitari per gli stati che non sottostanno ad alcuni indirizzi, rendono incerti molti finanziamenti destinati al sud. La partita del federalismo fiscale, quindi, non solo crea le premesse per la disarticolazione territoriale e per la lesione del principio di eguaglianza contenuto nell’articolo 3 della Costituzione, ma viene a saldarsi con orientamenti di politica economica che accentuano tali tendenze, aprendo inoltre la strada o al taglio dei servizi o alla loro privatizzazione. A ben guardare i primi decreti attuativi della legge evidenziano queste logiche. A parte il fatto che si tratta di provvedimenti del tutto disorganici, una sorta di spezzatino, in cui le singole disposizioni procedono senza una logica, conviene soffermarsi brevemente sui loro contenuti fondamentali. Quello sul “federalismo demaniale” trasferisce in blocco gran parte della proprietà del demanio a regioni ed enti locali, determinando la possibilità di vaste alienazioni di beni pubblici o di una loro non meglio precisata valorizzazione. Quello sul “federalismo municipale”, oltre a stabilire le quote di tributi che spettano ai comuni, introduce la famosa cedolare secca per la tassazione degli affitti che in nome della lotta al sommerso, fa un’enorme regalo alla grande rendita fondiaria, oltre che azzerare il principio della progressività delle imposte. Il provvedimento su “Roma capitale”, oltre a dare disposizioni sulla formazione degli organi di governo della città, riduce il numero delle municipalità. Infine, quello sulla determinazione dei “costi standard” delle prestazioni fondamentali di province e comuni, stabilisce alcuni criteri, senza aver prima determinato quali debbano essere i livelli essenziali di tali prestazioni, in sostanza posponendo al calcolo della spesa quello dei fabbisogni sociali. Il resto è in gestazione in questi giorni, dalla definizione dei tributi e le compartecipazioni proprie di regioni e province, ai costi standard delle regioni, ai vincoli e alle sanzioni previste per gli amministratori che non rispettano i nuovi criteri. A ben vedere, ciò che domina è il controllo della spesa, via alienazione di beni, riduzione degli organi di decentramento, meccanismi di recuperi delle risorse attraverso le sanatorie fiscali, subordinazione della stima dei fabbisogni alle esigenze finanziarie, vincoli agli amministratori. Il tutto all’interno di un’impostazione che reggendosi sull’autonomia impositiva enfatizza le diversità territoriali. Se qualcuno interpreta tutto ciò come una sana opera di razionalizzazione prende lucciole per lanterne; siamo alla solita operazione di contenimento/riduzione della spesa per esigenze di bilancio, perseguita attraverso la riduzione dei diritti e la differenziazione degli stessi a livello territoriale.

Gianluigi Pegolo: Responsabile Nazionale Democrazia e istituzioni PRC

Tratto da: www.rifondazione.it

martedì 21 settembre 2010

TORTONA: Rifondazione chiede al Comune di “rivedere” l’aumento delle tasse scolastiche

Il Comune deve abbassare le tasse sui servizi scolastici che sono più che raddoppiate. Lo chiede, con una mozione, il consigliere di Rifondazione Comunista Stefanella Ravazzi. “La tariffa della Casa dei bambini – dice – è passata da 2 euro al giorno a 4,50 euro al giorno con un aumento del 125% e per ogni servizio si paga un’iscrizione di 20 euro che non esisteva lo scorso anno, per questo chiediamom al Comune di eliminare la tassa di iscrizione e, per chi l’ha già pagata, prevedere il riutilizzo dell’importo a deduzione dei prossimi buoni pasto ancora da acquistare.” Secondo Rifondazione il Comune non tiene conto del fatto che la scuola pubblica deve garantire parità di accesso e di trattamento a tutti i suoi alunni e alle loro famiglie, né del fatto che tali servizi dovrebbero essere totalmente gratuiti. La mozione sarà discussa in una delle prossime sedute

giovedì 16 settembre 2010

Tagli in classe, ritorno ad una scuola di classe

Non è un anno scolastico come gli altri quello che ufficialmente è iniziato ieri. La ministra Gelmini lo annuncia trionfalmente come l’anno della “riforma epocale”, laddove di epocale c’è solo la mostruosa entità dei tagli economici alla scuola pubblica, con l’immancabile contorno di regalie alla scuola privata.
Gli effetti dei tagli sono sotto gli occhi di tutti, al punto che perfino la grande stampa, solitamente più attenta alla diffusione delle veline ministeriali che al racconto della realtà, ha dovuto renderne conto. Classi affollate con più di 35 alunni, mense più care, riduzione generalizzata delle ore di lezione, distruzione dei modelli pedagogico-didattici più avanzati - come il tempo pieno e i moduli nella scuola elementare - decine di migliaia di precarie e precari licenziati dopo anni di servizio, scuole che non hanno i fondi neanche per le necessità più elementari, e via elencando.
Ma anche se i tagli economici, e le loro conseguenze, rappresentano l’elemento più vistoso della politica scolastica governativa, limitare ad essi la denuncia, come da tempo va facendo il Pd, significa non coglierne in pieno la portata eversiva.

Basta guardare alla scuola superiore, vero snodo strategico della controriforma, nella quale il processo di trasformazione che sta prendendo avvio punta apertamente alla riproposizione della discriminazione di classe nell’accesso alla conoscenza. I licei per chi è destinato a scalare i gradini più alti dell’istruzione e della scala sociale, i tecnici e i professionali per quanti dovranno accontentarsi di formare le nuove leve del lavoro subalterno. La differenza la fa il reddito, il censo, senza più nemmeno la speranza che la scuola possa offrire una occasione di mobilità sociale. Non è un caso che questa impostazione sia stata fortemente voluta da Confindustria.
Ma non c’è aspetto dell’organizzazione scolastica, dalla valutazione al controllo autoritario dei comportamenti, dalla formazione degli insegnanti ai contenuti dell’insegnamento - mentre sullo sfondo si agita lo spettro del reclutamento degli insegnanti su base regionale - che non sia oggetto delle sgradevoli attenzioni della Gelmini.
Siamo dunque di fronte ad un disegno organico, una manovra a trecentosessanta gradi, che, sta smontando pezzo dopo pezzo la scuola pubblica disegnata dalla Costituzione, per far posto ad una scuola culturalmente immiserita, specchio di una società che si vorrebbe anestetizzata, fatta di individui incapaci di pensiero autonomo e critico.
Ma l’anno scolastico appena iniziato è segnato anche da una ripresa del conflitto che dimostra come la volontà di resistenza non solo non è fiaccata ma si sta estendendo, dimostrandosi capace di nuove e più radicali modalità di lotta. Hanno iniziato, già in pieno agosto, le precarie e i precari di Palermo e Benevento con lo sciopero della fame, che si è rapidamente esteso ad altre città ed è proseguito con il presidio in Piazza Montecitorio intorno a una piccola tenda, metafora della condizione della scuola pubblica davanti al palazzo simbolo del potere politico. E ancora, la riuscitissima manifestazione di due giorni fa sui due lati dello Stretto di Messina e il sit-in di ieri davanti al Miur, mentre si preannunciano altre manifestazioni a ritmo serrato. Questo fiorire di iniziative non è casuale. È il frutto maturo di più di due anni di mobilitazioni che hanno “accompagnato”, senza mai cedere di fronte alle difficoltà, le iniziative del governo. Quello che c’è di diverso, a me sembra, è l’accresciuta consapevolezza che si è aperta una fase nuova dello scontro nella quale è possibile costruire un movimento all’altezza della sfida e dare uno sbocco unificante alle tante iniziative locali. Per vincere, non solo per resistere. Sta ai sindacati non filogovernativi, la Flc-Cgil e i sindacati di base della scuola, mettere tra parentesi le differenze e raccogliere la richiesta di unità che il movimento di lotta richiede da tempo. Cosa altro deve accadere perché si indica una grande giornata di lotta unitaria per la difesa della scuola pubblica?
D’altra parte, se è vero, come abbiamo già detto, che la scuola della Gelmini è l’altra faccia della medaglia della fabbrica senza diritti di Marchionne ed entrambe sono la rappresentazione dei nuovi assetti sociali perseguiti da governo e padroni, c’è bisogno che anche l’iniziativa sindacale segni un salto di qualità. In tal senso, lo sciopero della Fiom del 16 ottobre rappresenta una occasione che non va sprecata. L’adesione alle manifestazioni dei metalmeccanici da parte di altre categorie è un fatto importante ma, se non vuole restare un gesto di doverosa solidarietà, deve essere concepito come tappa di un percorso che porti alla generalizzazione della lotta sui temi del lavoro, della scuola e della cultura. Non si tratta di lanciare il cuore oltre l’ostacolo, ma di essere consapevoli che la messa in cantiere dello sciopero generale di tutte le categorie in tempi rapidi è una delle premesse della costruzione e della crescita del movimento. Con questo spirito, il Prc e la Federazione della Sinistra continueranno a sostenere le mobilitazioni in atto.

Vito Meloni: Responsabile nazionale scuola PRC-SE
Da Liberazione del 14/09/2010

lunedì 13 settembre 2010

Corso Roma non transitabile? Un'idea veramente geniale!

Sviluppare un progetto per la zona del centro, il quale comprenda isole pedonali, zone a traffico limitato e un sensato flusso del traffico veicolare per rispondere alle esigenze delle attività economiche-lavorative, residenziali e di emergenza è senza dubbio doveroso per un'amministrazione cittadina.
Le sparate a casaccio, senza progettualità, non sono doverose per un'amministrazione, ma bensì evitabili. Pensare di risolvere il problema del palesemente inidoneo materiale usato per la pavimentazione di Corso Roma e Piazzetta della Lega vietando in maniera assoluta il transito veicolare è un'ulteriore errore.
I mezzi commerciali per poter svolgere la loro funzione di approvvigionamento degli esercizi del centro necessitano del maggior agio possibile, entro doverosi tempi da rispettare di carico e scarico.
Analizzando le proposte alternative fatte dagli inquilini di Palazzo Rosso.

A)Usare le vie laterali e parallele a Corso Roma (in pratica quello che i consegnatari hanno fatto per mesi attendendo speranzosi di veder conclusa la pavimentazione, che bloccava di fatto anche l'uso delle traverse del corso). Attualmente è da constatare che sono stati eliminati tutti i posti di carico e scarico merci da via Modena (la più comoda per i vettori), per fare spazio ad un'assurda pista ciclabile nel centro cittadino, zona che dovrebbe essere nel suo insieme una naturale pista ciclabile senza bisogno di linee tracciate. Una cosa da rilevare è che gli spazi di carico e scarico merci sono pochi nella totalità dell'area,e spesso impropriamente occupati.

B) Capannone di stoccaggio delle varie fuori città e consegna in Corso Roma con mezzi elettrici.
Per il fattore inquinamento basterebbe chiedere ai trasportatori di munirsi di mezzi a gas o ibridi (Questo però non risolverebbe il problema pavimentazione).
I consegnatari portano, a seconda dei casi, merci in conto proprio, merci conto terzi in distribuzione di logistica o di servizio postale (SDA, Bartolini, TnT e altri), per quanto riguarda i farmaci c'è anche la particolarità delle sostanze stupefacenti che non possono essere affidate a chiunque per la distribuzione. Detto ciò un servizio come quello proposto porterebbe un ulteriore aggravio di spesa per eseguire la distribuzione della merce (non penso che qualcuno lo farebbe gratuitamente).
Mettendo tra le altre cose a rischio il lavoro di molti vettori.
Comunque nessuno si preoccupi per questa eventualità,si può cessare l'attività come autotrasportatori,se non è più molto conveniente,e proporsi all'amministrazione cittadina come consulenti per fare un sondaggio sulla situazione della distribuzione merci in città.Tranquilli è un sistema già stato collaudato per un altro settore.

Massimo Orero
Segretario Partito della Rifondazione Comunista circolo di Alessandria

Federazione della Sinistra

mercoledì 8 settembre 2010

Mentre loro giocano con l'ampolla, gli operai perdono lavoro e futuro

Il prossimo 10 settembre, sulle montagne del cuneese, la Lega Nord metterà in scena il solito rito dell'ampolla, inventato qualche anno fa, dal quale partirà per la traversata fino a Venezia. Ma a manifestare ci sarà anche Rifondazione Comunista che, come lo scorso anno, "accoglierà" i leghisti smascherando il vero volto della Lega. La Lega Nord è un partito razzista che sostiene un governo di inquisiti e mafiosi e non fa niente per difendere i lavoratori. Il Governo Berlusconi conta un elevato numero di "personale politico" inquisito. Tra appalti truccati, ricostituzione di società segrete (P3), tangenti, affiliazioni ad organizzazioni mafiose, elusioni ed evasioni fiscali ci troviamo in una situazione di fronte alla quale persino il sistema di Tangentopoli finirebbe per impallidire. Non si tratta di casi isolati, di singole "mele marce"; al contrario si tratta di una corruzione di sistema, elevata dal Governo Berlusconi a vera e propria pratica politica. Dalla ricostruzione post terremoto de L'Aquila agli appalti sull'eolico, dalla Protezione Civile alle principali Opere Pubbliche (meglio se grandi): non c'è niente che sfugga a questo vero e proprio sistema criminale di corruzione.
E la Lega, paladina (a parole) della legalità e della moralità che fa ? Semplice: mostra grande attivismo nel difendere gli interessi di ministri e parlamentari inquisiti e al contrario non muove un dito per cercare di risolvere le crisi industriali più pesanti che stanno cancellando nel Nord migliaia di posti di lavoro. Di fronte alle aziende che delocalizzano all'estero per speculare sul costo del lavoro (Fiat in Serbia, Bialetti in Cina, il tessile in Romania ecc..), i vari Cota, Zaia, Bossi padre e figlio non fanno altro che urlare contro presunti nemici (di volta in volta i cinesi, i russi, gli immigrati, i rom) ma non adottano quei provvedimenti che consentirebbero di mantenere sul territorio imprese e posti di lavoro. La Lega assiste alla chiusura di fabbriche, alla messa in cassa integrazione e al licenziamento di migliaia di lavoratori senza muovere un dito. Basterebbe che approvassero la proposta di legge presentata da Rifondazione Comunista - Federazione della Sinistra in tutte le Regioni del Nord per frenare il fenomeno delle delocalizzazioni industriali. La nostra proposta si basa su un principio semplicissimo: per le aziende che delocalizzano all'estero scatta l'obbligo di restituire i contributi pubblici di cui hanno fruito negli ultimi dieci anni. Lo stesso dicasi della tanto sbandierata legge a tutela del Made in Italy, già bocciata a livello europeo e che, per come è stata scritta, non tutelerà nè il lavoro, nè la qualità dei prodotti. Anche sul federalismo la Lega Nord parla una lingua smentita dai fatti. Il Governo Berlusconi-Bossi, infatti, continua a comprimere le competenze delle autonomie locali imponendo, dal livello centrale, la privatizzazione dei servizi pubblici, grandi opere, centrali nucleari ecc. Le valli cuneesi, così come molti altri territori del Nord, hanno alle spalle una storia di grande autonomia rispetto ai poteri statali e religiosi, hanno combattuto, 60 anni fa, contro il fascismo e il nazismo e per l'autodeterminazione dei popoli. Le valli e la montagna non hanno inventato le frontiere e i confini. Ad esempio, la lingua occitana si parla nelle vallate italiane come nelle vallate francesi. Sopra Pian del Re si trova il Buco del Viso che ci parla della comunicazione, del dialogo tra i popoli. Le divisioni non le abbiamo create ma le abbiamo subite quando insensati nazionalismi hanno portato la guerra e costretto i giovani ad uccidere e ad essere uccisi. La cultura e la tradizione delle valli cuneesi rifiutano il razzismo: è stata la lotta partigiana che ha segnato l'impegno di queste valli per costruire una terra libera per uomini e donne liberi, una società basata sulla giustizia sociale, sulla libertà, dove l'autodeterminazione dei popoli e la valorizzazione delle culture e delle lingue locali non significano odio e nazionalismo ma uno strumento di liberazione delle classi subalterne. La Lega Nord si combatte sul territorio, non a parole: come l'anno scorso invitiamo, quindi, gli uomini e le donne che credono in questi valori a partecipare venerdì 10 settembre, dalle ore 15 alle ore 19 al presidio che si terrà a Paesana, piazza Vittorio Veneto.

Matteo Gaddi: Responsabile Nord di Rifondazione Comunista
Fabio Panero: segretario provinciale di Cuneo di Rifondazione Comunista

sabato 4 settembre 2010

ARTESIO (PRC-FdS): INTERROGAZIONE URGENTE SU BAMBINA DI ALESSANDRIA AFFETTA DA ROP

La redazione de “La Stampa” di Alessandria ha avviato una raccolta di fondi per sostenere i costi del viaggio e delle cure all’estero di una bambina di 14 mesi, affetta da Rop al V° stadio a seguito di nascita pretermine. A motivazione della sottoscrizione, si riferisce del disaglio economico della famiglia e del diniego regionale per l’intervento all’estero. Le alternative proposte dall’apposita commissione regionale, cioè Roma, Bergamo e Verona, sarebbero a detta della famiglia non adeguatamente specializzate all’esecuzione dell’intervento. Nella consapevolezza del fatto che tali indicazioni regionali discendono dalla valutazone di un organo tecnico cui, si presume, gli attuali curanti della piccola abbiano fatto pervenire le informazioni sullo stato e sulle prospettive di salute si interroga l'assessore per conoscere la dettagliata motivazione del diniego e di valutare l’opportunità – alla luce delle controdeduzioni addotte dalla famiglia – di rivedere il parere.

IL CONSIGLIERE FIRMATARIO
Eleonora Artesio

venerdì 23 luglio 2010

ARTESIO (PRC-FdS): INTERROGAZIONE URGENTE SU ECOLIBARNA

La Capogruppo della Federazione della Sinistra Eleonora Artesio ha presentato un’interrogazione urgente sulla “revoca stato di emergenza sito inquinato Ecolibarna”. All’interrogazione risponderà in Consiglio Regionale, durante la “question time” di mercoledì 28 alle ore 14,30, l’Assessore all’Ambiente Ravello. Di seguito il testo:

Premesso che:
- Il Direttore di dipartimento della Protezione Civile Guido Bertolaso ha comunicato al prefetto di Alessandria Paolo Francesco Castaldo, nella sua veste di commissario straordinario alla bonifica del sito inquinato Ecolibarna sito a Serravalle Scrivia, che non vi sono più i presupposti per il mantenimento del regime derogatorio (comunemente chiamato stato di emergenza) in scadenza il 31 luglio

- Tale regime ha consentito di affidare ad un commissario la messa in sicurezza, dal 2004 ad oggi, della discarica dove Ecolibarna ha stoccato materiale altamente tossico. Il commissario ha provveduto ad eseguire i lavori più urgenti per una messa in sicurezza accettabile, ma che tali lavori non sono ancora terminati

Considerato che:
- L’ipotesi della revoca o cessazione dello stato di emergenza non permetterebbe di proseguire nelle attività di risanamento e messa in sicurezza dell’area

Interroga l’Assessore competente:
- per sapere quali azioni la Regione Piemonte possa intraprendere presso il Governo nazionale per mantenere il regime derogatorio, come richiesto tra l’altro dal Sindaco Molinari e dal Comitato spontaneo dei cittadini che risiedono nell’area

martedì 20 luglio 2010

Acqua: raccolta record di firme

L'acqua è un bene comune e non può essere affidato al libero mercato. Sulla base di questa convinzione il comitato per l'acqua pubblica ha raccolto oltre un milione e quattrocentomila firme a favore dei referendum abrogativi delle norme che consentono la cosiddetta 'privatizzazione dell'acqua', ultima delle quali è quella sui servizi pubblici locali compresa nel decreto Ronchi. I promotori del referendum, un vasto cartello di associazioni e realtà della società civile, stamattina hanno depositato le forme raccolte presso la Corte di Cassazione, che dovrà procedere alla loro convalidazione e svolto una manifestazione a piazza Navona per annunciare il risultato.

Nessun referendum ha raggiunto questo livello di adesione, "è un record", recita il volantino distribuito in piazza, anche se ovviamente il riferimento al referendum sul divorzio, che raccolse un milione 370mila firme, è improponibile perché quelle furono le firme autenticate dalla Cassazione e di norma tra la raccolta e la certificazione qualche decina o centinaia di migliaio di firme viene cassato per irregolarità varie. La parte
del leone nella raccolta di firme l'ha fatta la Lombardia, con 236.278 moduli compilati. Al secondo posto il Lazio, con 146.450 sottoscrittori. Fanalino di coda la val d'Aosta, con 835 firme. In piazza stamattina a festeggiare il risultato c'erano fra gli altri Stefano Leoni, presidente del Wwf, padre Alex Zanotelli, Marco Bersani di Attac, Corrado Oddi della Funzione pubblica Cgil, alcuni esponenti dei partiti della sinistra che hanno appoggiato (ma non promosso, precisano gli organizzatori) la raccolta di firme: Prc, Verdi, Sel. Il prossimo appuntamento del
'popolo dell'acqua' è fissato per il prossimo 18 e 19 settembre, con una assemblea nazionale dei movimenti per l'acqua che si terrà probabilmente a Firenze. La prossima sfida per il comitato promotore, ovviamente, è la vittoria nel referendum, dopo il fallimento del quorum in tutte le ultime consultazioni di questo genere: bisogna "portare almeno 25 milioni di italiani - si dice nel volantino dell'iniziativa - a votare tre sì la prossima primavera", un risultato "che oggi, alla luce del 'risveglio democratico' a cui si è assistito nei mesi della raccolta firme, sembra assolutamente raggiungibile".

Tratto da: "www.liberazione.it"

lunedì 19 luglio 2010

Le valutazioni di risparmio del prof. Vandone.

In questi ultimi tempi abbiamo sentito parlare frequentemente, a tutti i livelli, da quello Romano, a quello Torinese, a quello Alessandrino, di risparmi dovuti sulla spesa pubblica, sulla scuola,sui servizi, sulla cultura e della sempre più sospesa spada di Damocle sulla testa della sanità pubblica.
Tutte queste forzose ed “inevitabili” restrizioni (dovute, in parte, alla crisi planetaria generata dalle speculazioni criminali del mondo finanziario ed anche, in ambito nostrano, dalla scellerata programmazione economica del nostro governo) vanno a rendere ancor meno sopportabile la situazione per la maggioranza degli Italiani, ma non certo a chi questa situazione l'ha generata.
A livello Alessandrino il programma economico che il professor Vandone intende portare avanti comporta i dovuti tagli e sacrifici.
Vendere il patrimonio comunale, quello in essere e poi, in seguito, sicuramente quello che arriverà dal demanio.
La crisi economica degli enti locali ha certamente creato un buon circuito di affari per alcuni.
La vendita, o la svendita in molti casi, dei “gioielli di famiglia” di comuni, province ed enti, è senza dubbio un piatto appetitoso per chi sembra che crisi non conosca, visto che la disponibilità di denaro, ed immediata, per alcuni sembra non sia un problema.
La ciliegina sulla torta arriva dal governo con il demanio “federale”.
Cedere agli enti locali beni immobili, aree di terreni con valore culturale e paesaggistico, nel momento in cui l'attività principale di questi è fare cassa con le vendite, significa fare un regalo agli speculatori.
Chi plaude, come la Lega Nord, a questo come ad una conquista del federalismo non valuta, od è in malafede, che questa non è una conquista del localismo, ma una vittoria del liberismo ed una sollecitazione per i “comitati d'affari”.
I Comuni sono in ginocchio proprio per la mancanza di trasferimenti di risorse economiche da Roma, il trovare risorse in loco, dopo la consistente cancellazione di una parte dell'ICI, significa andare pancia a terra con le contravvenzioni e semafori “intelligenti” (taroccati o regolari), vendere il patrimonio immobiliare, cessione delle società partecipate, in toto od in percentuale, mettere in opera alchimie strane per creare situazioni di estrapolazione di dipendenti comunali verso altre incognite realtà.
Il federalismo è un argomento elettorale di comodo per qualcuno ed un reale alibi a fini speculativi per qualcun altro.
Si vuole fare attenzione alle spese e sanare il bilancio anche con le vendite a questo punto dovute(?), ma come mai, in un ottica di risparmio, non appare al signor Vandone alquanto strano che possa essere affidata al signor M.B. una consulenza al fine di verificare l'andamento dei prezzi di mercato, in riferimento particolare al settore agroalimentare.
Il risultato di questa indagine c'è stato? Ai cittadini è arrivato? Forse dalle pagine del notiziario informativo che dovrebbe arrivare ai capi famiglia, ma che regolarmente non esce più?
Allora a che fine dare una consulenza i cui eventuali risultati non risultano in concreto di nessuna utilità al pubblico?
Il cittadino merita però di essere informato che questa consulenza è costata 60000 euro.
Rivolgersi alla Camera di Commercio, o ad una associazione di consumatori, per provare a chiedere se per caso erano già in possesso di tali dati?
Altra cosa strana è come possa apparire non anomalo al signor Vandone che un presidente di consiglio comunale possa fornire richieste di rimborso per assenze dal lavoro da un'azienda di proporzioni non certo di una multinazionale, ma con remunerazioni pari ad un dirigente di una di queste?
Certo basta che la documentazione venga regolarmente fornita ed gli eventuali dubbi vengono cancellati.
Saluti a pugno chiuso.

Massimo Orero: Segretario circolo di Alessandria PRC (FdS)

sabato 10 luglio 2010

PIEMONTE NUCLEARE? L’OPPOSIZIONE PUO’ RIPARTIRE DA UNA PAZIENTE UNIONE DI RAZIONALITA’ CRITICA, DEMOCRAZIA, TESSITURA DI ALLEANZE SOCIALI E POLITICHE

“Sul nucleare il Piemonte c’è”. “Sono per l’utilizzo consapevole delle risorse naturali”. Queste due icastiche frasi, nette da ogni residuo di dubbio, sono state pronunciate dall’Assessore regionale all’Ambiente Ravello alla recente presentazione dello stato dell’ambiente sulla base del rapporto dell’ARPA.

Purtroppo non credo che la consapevolezza sia mancata o manchi tra le fila di chi ha promosso e resiste nel promuovere le energie a base fossile. E’, semmai, una consapevolezza dimentica del futuro, “sviluppista” nel suo animo profondo e nemica di un’idea critica capace di porre il bene comune dell’energia su un terreno di riconversione razionale e democratica. Ravello, dunque, riafferma, forse involontariamente, una cultura da “ballo sul Titanic”, confermata dall’innamoramento senza condizioni per l’atomo. Del resto, ancor prima che la Consulta della Corte Costituzionale decidesse di dar torto alle Regioni ricorrenti (vedremo le motivazioni della sentenza), fu direttamente il presidente Cota ad annunciare il ritiro del ricorso piemontese mettendo subito in chiaro, per quella via due cose. Il centro destra non si sente messo in un angolo da una legge nazionale che usurpa i titoli di intervento da parte delle regioni in materia energetica. Il centro destra, dopo le viscide contorsioni di suoi esponenti in campagna elettorale, è supino rispetto al rilancio nucleare voluto dalla coppia Berlusconi – Scajola e supportato da lobbies economico energetiche sia in Italia che in Francia (che non vede l’ora di vendere a noi tecnologie invendibili altrove!).

In campo fortunatamente rimangono ancora i ricorsi alla Consulta di alcune regioni su un decreto legislativo del febbraio scorso, che parla di semplice attivazione della Conferenza unificata Stato-Regioni, ma evita di rendere la singola regione titolare della co-decisione con lo Stato. Per restare in Piemonte vanno invece segnalati, con diversa decorrenza dei singoli iter giuridici, i ricorsi contro la trasformazione degli attuali siti nucleari (Saluggia, Trino, Bosco Marengo) in depositi di se stessi. Tali ricorsi vedono la confluenza attiva di associazioni, singoli cittadini ed ex consiglieri regionali, che non hanno inteso abbassare la guardia già negli scorsi anni e che ora vedono pericolosamente, grazie alla legge nazionale, ristretti gli spazi di azione. A proposito di norme nazionali, chi si ricorda ancora che il deposito centralizzato doveva già essere realizzato per fine 2008? Solo Ravello pare essere ottimista e non vede l’ora di mettere il Piemonte in pista con un suo nuovo impianto. Peccato che quel deposito sia per certi versi una vera e propria chimera o, per altri, rischi di essere nei fatti già presente proprio sul nostro territorio, mentre si fa finta di non capire che Saluggia, per fare un esempio, già oggi contiene gran parte delle scorie presenti in Italia.

In questa situazione, davvero difficile, a noi spetta il compito, dentro la costruzione di coalizioni sociali e politiche le più ampie, di rilanciare puntualmente una discussione democratica e partecipata di natura critica e documentata.

Occorre ricordare che le centrali nucleari rappresentano la soluzione più pericolosa ai problemi creati dai combustibili fossili, sia in termini di sostanze tossiche che vengono create per ogni chilowattora di energia elettrica prodotta, sia ancor più in termini di sostanze tossiche che vengono create per ogni kg di CO2 evitata. Esse sono scarsamente efficaci nell’azione di rallentamento dei cambiamenti climatici, sono poco tempestive a causa dei lunghi tempi di realizzazione e delle notevoli emissioni prodotte nella costruzione, nello smantellamento ed anche nell’approvvigionamento dell’uranio, specie se si dovrà utilizzare minerale povero. Durante il funzionamento producono al loro interno rifiuti altamente radioattivi che in caso di incidenti possono essere proiettati all’esterno e che, in ogni caso, rimangono pericolosi per migliaia di anni.

In ogni caso emettono, durante il loro normale funzionamento, rifiuti radioattivi liquidi e gassosi che sottopongono i cittadini ad esposizioni ufficialmente definite "basse", ma non per questo meno pericolose in termini collettivi. Possono, insieme ai depositi nucleari e agli impianti di riprocessamento, essere un tragico bersaglio per atti terroristici devastanti, mentre comportano la produzione di plutonio e uranio impoverito, che possono avere impiego nel settore militare.

Dal punto di vista economico non hanno un costo competitivo, specie se il minerale da cui si ricaverà l’uranio sarà sempre più povero, se si dovranno costruire gli impianti di riprocessamento e di autofertilizzazione e se si considera anche il costo dello smantellamento e della custodia millenaria delle scorie radioattive. Subordinano la sicurezza di approvvigionamento elettrico alle disponibilità di uranio e, anche in caso di riprocessamento e/o di autofertilizzazione, a tecnologie complesse di difficile controllo democratico e di difficile mantenimento in situazioni di difficoltà sociali o belliche, Infatti costringono ad una militarizzazione del territorio, per prevenire i terribili effetti di eventuali atti terroristici. Infine occorre sottolineare con forza il fatto che richiedono investimenti ingentissimi, che vengono così sottratti alle fonti energetiche rinnovabili e pulite, quali l’efficienza e il solare, mentre sottraggono ai cittadini la possibilità di essere essi stessi produttori di energia, relegandoli ad essere solo consumatori passivi di energia prodotta centralmente.

Basta restare a queste ultime considerazioni per capire come una vera riconversione energetica ha bisogno assoluto, oltre che di razionalità critica, anche di un plus di democrazia e condivisione. Sono concetti che sfuggono ai vari Ravello e Cota, ma che non possono sfuggire a noi nel momento in cui, tra l’altro, stiamo dando il nostro contributo per far vincere il referendum sull’acqua bene comune. La gestione comunitaria e “decentrata” del bene energetico è sicuramente invisa a chi, come i padrini del nucleare, pensa a questo come fonte di potere e di valore semplicemente economico. Una battaglia su questo terreno, dunque, si deve spingere a ridisegnare l’idea di energia come utile in primo luogo alla vita, sapendo che, così almeno la penso io, anche le energie rinnovabili possono essere tragicamente risucchiate nella tanto pubblicizzata green economy. In una strategia, cioè, basata spesso su una idea di crescita lineare in cui i veri impatti sociali e ambientali sono nascosti (pensiamo alle centrali per produrre bioetanolo da cereali), mentre il controllo sociale rimane saldamente in mano a pochissimi.

Alberto Deambrogio, PRC-SE-FDS

mercoledì 7 luglio 2010

SCANDALOSA AGGRESSIONE DI POLIZIA CONTRO AQUILANI

"Prima hanno usato le loro sofferenze e poi li hanno messi a tacere con il manganello. E' davvero scandalosa l'aggressione violenta messa in atto dalle forze dell'ordine, che hanno caricato e malmenato i cittadini aquilani terremotati che manifestavano contro la manovra Finanziaria". Questo il giudizio del segretario nazionale del Prc, Paolo Ferrero, riguardo agli scontri di cui questa mattina sono stati vittima i cittadini de L'Aquila arrivati nella capitale per protestare sulla manovra finanziaria del governo. "Il presidente del consiglio ha fatto un sacco di chiacchiere e di promesse mendaci e poi è sparito come un venditore di chimere - dichiara Ferrero - Berlusconi ha utilizzato cinicamente per mesi la ribalta del terremoto per farsi pubblicità, dispensando efficienza di carta pesta e soluzioni illusorie a tutti i problemi. Adesso che i nodi vengono al pettine, che i soldi sono finiti ma i problemi sono rimasti irrisolti, che le popolazioni continuano a vivere nell'indigenza ma il governo non sa come fare, Berlusconi non si fa più vedere, mentre le forze dell'ordine caricano i manifestanti per cancellare dalla vista il problema".

Tratto da: "http://home.rifondazione.it/"

giovedì 24 giugno 2010

Metodo FIAT

Vale sempre la pena ricordare un commento fatto dall’avv. Agnelli, nel 1992, a proposito della scelta di Silvio Berlusconi di cimentarsi nel confronto elettorale di quel periodo: se perde, perde lui, se vince, vinciamo tutti, ovviamente riferito al gruppo dirigente di Confindustria dell’epoca.
L’influenza del gruppo Fiat sulle scelte politiche e d economiche del nostro paese è cosa nota, ma anche quando si parla di accordi Fiat non si discute mai di un solo stabilimento, sono scelte che fanno scuola, ed è per questa ragione che l’accordo che si vuole far accettare i lavoratori di Pomigliano potrebbe ispirare nuove forme di contrattazione sempre di più senza regole. Infatti, con le richieste avanzate dalla Fiat, si dovrebbe cedere ad un vero e proprio ricatto o accettare condizioni di lavoro durissime, oppure delocalizzazione della produzione e conseguente disoccupazione. Prendere per la gola una fabbrica agonizzante e, anche grazie alla complicità di una parte dei sindacati ed ad un’opposizione inesistente, cercare di modificare alcuni diritti sanciti dalla Costituzione, come il diritto allo sciopero o i permessi elettorali, ed alcuni diritti previsti dello Statuto dei lavoratori, come il diritto alla malattia, significa soltanto cercare di riportare il mondo del lavoro al secolo scorso. Se dovesse passare il “ modello Pomigliano” ne risentirà tutto il mondo del lavoro, nessuna categoria esclusa. Per questo esultano i vertici di Confindustria, Tremonti, Sacconi e tutti quelli che vogliono un Paese dove non si pongono domande, dove l’informazione è spesso “drogata”, dove soggetti la FIOM vengono bollati come “comunisti” e magari gli operai di Pomigliano come “fannulloni”. Da molti mesi la Fiat pubblicizzati la “Fabbrica Italia” come tanto di spot di un papà con un bimbo in braccio accompagnato con le solite frasi retoriche sull’avvenire. Un avvenire in cui, se passano gli accordi di Pomigliano, questo bambino non avrà nessun diritto sul suo posto di lavoro, né quelli sanciti dalla Costituzione, né quelli sanciti dallo Statuto dei lavoratori. Si decide il futuro delle nuove generazioni anche di quelli che pesano che loro riusciranno sempre a cavarsela, fino a prova contraria.

Il Circolo del PRC di Pontecurone: “Lucio Libertini”

giovedì 3 giugno 2010

Al Compagno Enzio Gemma

Mai più di oggi servirebbe una presenza forte tra i compagni come quella del Compagno Enzio.
In questa seconda repubblica, che sempre di più si vuole fare allontanare da quella precedente ,mancano figure di spessore politico come il Compagno Enzio.
Gli uomini e le donne che hanno contribuito a ricostruire questo paese,dopo aver combattuto la guerra di Liberazione,rappresentano ancor oggi per molti di noi gli esempi
di come migliaia di persone abbiano sacrificato un pezzo della loro vita al fine di conseguire libertà e dignità.
Negli anni a seguire la fine della guerra fino ad oggi,Enzio non ha mai buttato alle ortiche la bandiera rossa per cui ha combattuto,fisicamente prima, e politicamente in seguito.
Da te caro Compagno vogliamo cogliere la tua coerenza e fedeltà per la causa a cui ti sei dedicato per tutta la vita.
Con te sempre!

I Compagni e le Compagne del circolo del Partito della Rifondazione Comunista di Alessandria

Sindaci e saltimbanchi

In uno dei recenti Consigli comunali ad Alessandria è successo qualcosa di strano ed inquietante, che vi vorrei brevemente raccontare. Le circostanze impongono la massima precisione. Giovedì 20 maggio si parla di bilancio. La discussione è animata, il clima teso. Ci sono molti punti controversi, e i tre revisori dei conti (i quali - ricordiamolo - sono stati eletti da tutti i consiglieri) sono chiamati ad esprimere un parere sui documenti presentati dalla giunta. Dall'opposizione abbiamo avanzato diverse perplessità, non solo per i contenuti 'politici' della manovra, ma anche per alcune cifre in senso stretto che ci sono sembrate poco chiare.
Non tutti i consiglieri hanno competenze tecniche adeguate. Io per primo, con la mia formazione filosofica e la mia inclinazione a studiare (e a insegnare) la politica nella sua dimensione più specificamente teorica, fatico molto a dovermi confrontare con i numeri. Ma qualcosa sono ormai in grado di capire, e decido di conseguenza che è tempo di esprimere con forza le suddette perplessità, in primo luogo di ordine politico - solo dismissioni e nessuna strategia di valorizzazione (ma questo è un giudizio di valore, e come tale certamente discutibile) -, e in secondo luogo chiedendo ragione di alcune operazioni contabili di dubbia legittimità. Non sono il solo a pensarla così. Molti consiglieri della minoranza hanno le stesse posizioni, e forse anche qualcuno della maggioranza, che però preferisce non esporsi... Ora, la miglior conferma (sinceramente inaspettata) dei nostri dubbi arriva proprio dai Revisori. Uno fra loro esprime addirittura parere negativo, e gli altri due un parere positivo ma con riserva, ossia condizionato a modifiche sostanziali rilevanti.
Un fatto evidentemente nuovo. La politica si scatena. L'assessore, il ragioniere capo e infine il sindaco difendono con animosità il proprio operato - invero, però, eludendo i rilievi più puntuali. Si criticano apertamente i Revisori e lo sterile "disfattismo" della minoranza. Infine, a tarda notte, si vota. Bilancio approvato. Dieci i voti contrari (le opposizioni unite), astensione dell'Udc - ma chissà dove si colloca il partito di Casini? In Provincia presiede un Consiglio di centrosinistra, in Comune si astiene su un bilancio - molto contestato - presentato dal centrodestra...
A questo punto il Sindaco si alza e pronuncia un discorso vibrante contro quei "saltimbanchi" che si permettono di esprimere valutazioni politiche, senza avere il titolo per farlo. Chiaro, almeno così appare a tutte/i i presenti, il riferimento ai revisori. Molto criticato dal primo cittadino anche il taglio strettamente tecnico che ha assunto la discussione sul bilancio. Cosa importano i numeri, quando in ballo c'è l'interesse della comunità tutta? E chi sono questi revisori per mettere in discussione l'azione dei membri della giunta, che ci "mettono la faccia" e hanno soprattutto l'investitura dei cittadini? Tali, se ben interpreto, i ragionamenti proposti da Fabbio, che ascolto con crescente sgomento.
Non so quanti dei presenti abbiano colto il senso del discorso pronunciato dal sindaco. Io chiedo subito la parola, rilevando anzitutto che quelle che Fabbio chiama "strutture burocratiche" in realtà sono organi di garanzia, e che i revisori dei conti non sono i servitori degli assessori, ma garanti e tutori indipendenti dell'interesse collettivo. Il loro operato è utile alla politica per ponderare meglio le proprie scelte. E lo stesso ragionamento si applica a tutti quegli istituti di garanzia che sono alla base del funzionamento di ogni democrazia rappresentativa compiuta.
Oggi invece sta passando un'altra concezione della democrazia. Riduttiva, molto riduttiva. La maggioranza vince e detta (o interpreta) le regole a suo uso e consumo. Punto. Questo non è un regime democratico, che invece - come dovrebbe sapere già uno studente al primo anno di Scienze politiche - si fonda anzitutto sul rispetto delle minoranze e sulla condivisione delle regole fondamentali. Altrimenti salta tutto. Si rompe l'argine contro possibili derive plebiscitarie e contro un Potere sempre più autoreferenziale.
In Italia, purtroppo, ne sappiamo qualcosa. Si esigono governi forti; si ottengono solo Parlamenti deboli, asserviti, impotenti. Tentazioni cesaristiche si diffondono dal centro alle periferie. Il potere dà sempre alla testa. Si inneggia - almeno per un po’ - all'uomo forte, legittimato per giunta dall'investitura diretta del popolo! Ecco allora che ci possiamo trovare sindaci compositori, poeti o cantanti (sic!); sindaci sportivi che si interessano e discettano di calcio, che amano e organizzano tornei tennisti ed esibizioni equestri; sindaci che adorano la piazza, i balli, le feste, e via dicendo... Pazienza se nel frattempo i conti in rosso impongono drastici tagli e vendite di beni comuni acquisiti in decenni di battaglie per dare più spazio al pubblico. Lo stesso concetto di "bene comune" oggi non è più di immediata comprensione, bensì sfumato, ambiguo, e sicuramente di minor fascino rispetto alla mostra dei fiori (o dei gatti, o dei fuoristrada, o di chissà cos'altro ancora) nel monumento simbolo della nostra città.
Non so se esista un antidoto efficace a questa deriva. Io insisto sulla partecipazione diretta dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. Ho letto con estremo favore la proposta rilanciata in una lettera di Delmo Maestri e Alfio Brina di sostituire le costose e spesso inutili "circoscrizioni" con i vecchi Consigli di quartiere (è stato del resto il primo emendamento al programma di mandato dell'attuale giunta che proposi in Consiglio comunale tre anni fa); Consigli basati sulla partecipazione volontaria, senza gettone e senza logiche di partito precostituite. Un modo, piccolo, per iniziare forse a invertire la rotta. Raccogliamo le idee e portiamole avanti. Altrimenti nulla ci salverà da chansonnier improvvisati e gare equestri nelle piazze cittadine.

Giorgio Barberis, Consigliere comunale PRC-SE