venerdì 23 luglio 2010

ARTESIO (PRC-FdS): INTERROGAZIONE URGENTE SU ECOLIBARNA

La Capogruppo della Federazione della Sinistra Eleonora Artesio ha presentato un’interrogazione urgente sulla “revoca stato di emergenza sito inquinato Ecolibarna”. All’interrogazione risponderà in Consiglio Regionale, durante la “question time” di mercoledì 28 alle ore 14,30, l’Assessore all’Ambiente Ravello. Di seguito il testo:

Premesso che:
- Il Direttore di dipartimento della Protezione Civile Guido Bertolaso ha comunicato al prefetto di Alessandria Paolo Francesco Castaldo, nella sua veste di commissario straordinario alla bonifica del sito inquinato Ecolibarna sito a Serravalle Scrivia, che non vi sono più i presupposti per il mantenimento del regime derogatorio (comunemente chiamato stato di emergenza) in scadenza il 31 luglio

- Tale regime ha consentito di affidare ad un commissario la messa in sicurezza, dal 2004 ad oggi, della discarica dove Ecolibarna ha stoccato materiale altamente tossico. Il commissario ha provveduto ad eseguire i lavori più urgenti per una messa in sicurezza accettabile, ma che tali lavori non sono ancora terminati

Considerato che:
- L’ipotesi della revoca o cessazione dello stato di emergenza non permetterebbe di proseguire nelle attività di risanamento e messa in sicurezza dell’area

Interroga l’Assessore competente:
- per sapere quali azioni la Regione Piemonte possa intraprendere presso il Governo nazionale per mantenere il regime derogatorio, come richiesto tra l’altro dal Sindaco Molinari e dal Comitato spontaneo dei cittadini che risiedono nell’area

martedì 20 luglio 2010

Acqua: raccolta record di firme

L'acqua è un bene comune e non può essere affidato al libero mercato. Sulla base di questa convinzione il comitato per l'acqua pubblica ha raccolto oltre un milione e quattrocentomila firme a favore dei referendum abrogativi delle norme che consentono la cosiddetta 'privatizzazione dell'acqua', ultima delle quali è quella sui servizi pubblici locali compresa nel decreto Ronchi. I promotori del referendum, un vasto cartello di associazioni e realtà della società civile, stamattina hanno depositato le forme raccolte presso la Corte di Cassazione, che dovrà procedere alla loro convalidazione e svolto una manifestazione a piazza Navona per annunciare il risultato.

Nessun referendum ha raggiunto questo livello di adesione, "è un record", recita il volantino distribuito in piazza, anche se ovviamente il riferimento al referendum sul divorzio, che raccolse un milione 370mila firme, è improponibile perché quelle furono le firme autenticate dalla Cassazione e di norma tra la raccolta e la certificazione qualche decina o centinaia di migliaio di firme viene cassato per irregolarità varie. La parte
del leone nella raccolta di firme l'ha fatta la Lombardia, con 236.278 moduli compilati. Al secondo posto il Lazio, con 146.450 sottoscrittori. Fanalino di coda la val d'Aosta, con 835 firme. In piazza stamattina a festeggiare il risultato c'erano fra gli altri Stefano Leoni, presidente del Wwf, padre Alex Zanotelli, Marco Bersani di Attac, Corrado Oddi della Funzione pubblica Cgil, alcuni esponenti dei partiti della sinistra che hanno appoggiato (ma non promosso, precisano gli organizzatori) la raccolta di firme: Prc, Verdi, Sel. Il prossimo appuntamento del
'popolo dell'acqua' è fissato per il prossimo 18 e 19 settembre, con una assemblea nazionale dei movimenti per l'acqua che si terrà probabilmente a Firenze. La prossima sfida per il comitato promotore, ovviamente, è la vittoria nel referendum, dopo il fallimento del quorum in tutte le ultime consultazioni di questo genere: bisogna "portare almeno 25 milioni di italiani - si dice nel volantino dell'iniziativa - a votare tre sì la prossima primavera", un risultato "che oggi, alla luce del 'risveglio democratico' a cui si è assistito nei mesi della raccolta firme, sembra assolutamente raggiungibile".

Tratto da: "www.liberazione.it"

lunedì 19 luglio 2010

Le valutazioni di risparmio del prof. Vandone.

In questi ultimi tempi abbiamo sentito parlare frequentemente, a tutti i livelli, da quello Romano, a quello Torinese, a quello Alessandrino, di risparmi dovuti sulla spesa pubblica, sulla scuola,sui servizi, sulla cultura e della sempre più sospesa spada di Damocle sulla testa della sanità pubblica.
Tutte queste forzose ed “inevitabili” restrizioni (dovute, in parte, alla crisi planetaria generata dalle speculazioni criminali del mondo finanziario ed anche, in ambito nostrano, dalla scellerata programmazione economica del nostro governo) vanno a rendere ancor meno sopportabile la situazione per la maggioranza degli Italiani, ma non certo a chi questa situazione l'ha generata.
A livello Alessandrino il programma economico che il professor Vandone intende portare avanti comporta i dovuti tagli e sacrifici.
Vendere il patrimonio comunale, quello in essere e poi, in seguito, sicuramente quello che arriverà dal demanio.
La crisi economica degli enti locali ha certamente creato un buon circuito di affari per alcuni.
La vendita, o la svendita in molti casi, dei “gioielli di famiglia” di comuni, province ed enti, è senza dubbio un piatto appetitoso per chi sembra che crisi non conosca, visto che la disponibilità di denaro, ed immediata, per alcuni sembra non sia un problema.
La ciliegina sulla torta arriva dal governo con il demanio “federale”.
Cedere agli enti locali beni immobili, aree di terreni con valore culturale e paesaggistico, nel momento in cui l'attività principale di questi è fare cassa con le vendite, significa fare un regalo agli speculatori.
Chi plaude, come la Lega Nord, a questo come ad una conquista del federalismo non valuta, od è in malafede, che questa non è una conquista del localismo, ma una vittoria del liberismo ed una sollecitazione per i “comitati d'affari”.
I Comuni sono in ginocchio proprio per la mancanza di trasferimenti di risorse economiche da Roma, il trovare risorse in loco, dopo la consistente cancellazione di una parte dell'ICI, significa andare pancia a terra con le contravvenzioni e semafori “intelligenti” (taroccati o regolari), vendere il patrimonio immobiliare, cessione delle società partecipate, in toto od in percentuale, mettere in opera alchimie strane per creare situazioni di estrapolazione di dipendenti comunali verso altre incognite realtà.
Il federalismo è un argomento elettorale di comodo per qualcuno ed un reale alibi a fini speculativi per qualcun altro.
Si vuole fare attenzione alle spese e sanare il bilancio anche con le vendite a questo punto dovute(?), ma come mai, in un ottica di risparmio, non appare al signor Vandone alquanto strano che possa essere affidata al signor M.B. una consulenza al fine di verificare l'andamento dei prezzi di mercato, in riferimento particolare al settore agroalimentare.
Il risultato di questa indagine c'è stato? Ai cittadini è arrivato? Forse dalle pagine del notiziario informativo che dovrebbe arrivare ai capi famiglia, ma che regolarmente non esce più?
Allora a che fine dare una consulenza i cui eventuali risultati non risultano in concreto di nessuna utilità al pubblico?
Il cittadino merita però di essere informato che questa consulenza è costata 60000 euro.
Rivolgersi alla Camera di Commercio, o ad una associazione di consumatori, per provare a chiedere se per caso erano già in possesso di tali dati?
Altra cosa strana è come possa apparire non anomalo al signor Vandone che un presidente di consiglio comunale possa fornire richieste di rimborso per assenze dal lavoro da un'azienda di proporzioni non certo di una multinazionale, ma con remunerazioni pari ad un dirigente di una di queste?
Certo basta che la documentazione venga regolarmente fornita ed gli eventuali dubbi vengono cancellati.
Saluti a pugno chiuso.

Massimo Orero: Segretario circolo di Alessandria PRC (FdS)

sabato 10 luglio 2010

PIEMONTE NUCLEARE? L’OPPOSIZIONE PUO’ RIPARTIRE DA UNA PAZIENTE UNIONE DI RAZIONALITA’ CRITICA, DEMOCRAZIA, TESSITURA DI ALLEANZE SOCIALI E POLITICHE

“Sul nucleare il Piemonte c’è”. “Sono per l’utilizzo consapevole delle risorse naturali”. Queste due icastiche frasi, nette da ogni residuo di dubbio, sono state pronunciate dall’Assessore regionale all’Ambiente Ravello alla recente presentazione dello stato dell’ambiente sulla base del rapporto dell’ARPA.

Purtroppo non credo che la consapevolezza sia mancata o manchi tra le fila di chi ha promosso e resiste nel promuovere le energie a base fossile. E’, semmai, una consapevolezza dimentica del futuro, “sviluppista” nel suo animo profondo e nemica di un’idea critica capace di porre il bene comune dell’energia su un terreno di riconversione razionale e democratica. Ravello, dunque, riafferma, forse involontariamente, una cultura da “ballo sul Titanic”, confermata dall’innamoramento senza condizioni per l’atomo. Del resto, ancor prima che la Consulta della Corte Costituzionale decidesse di dar torto alle Regioni ricorrenti (vedremo le motivazioni della sentenza), fu direttamente il presidente Cota ad annunciare il ritiro del ricorso piemontese mettendo subito in chiaro, per quella via due cose. Il centro destra non si sente messo in un angolo da una legge nazionale che usurpa i titoli di intervento da parte delle regioni in materia energetica. Il centro destra, dopo le viscide contorsioni di suoi esponenti in campagna elettorale, è supino rispetto al rilancio nucleare voluto dalla coppia Berlusconi – Scajola e supportato da lobbies economico energetiche sia in Italia che in Francia (che non vede l’ora di vendere a noi tecnologie invendibili altrove!).

In campo fortunatamente rimangono ancora i ricorsi alla Consulta di alcune regioni su un decreto legislativo del febbraio scorso, che parla di semplice attivazione della Conferenza unificata Stato-Regioni, ma evita di rendere la singola regione titolare della co-decisione con lo Stato. Per restare in Piemonte vanno invece segnalati, con diversa decorrenza dei singoli iter giuridici, i ricorsi contro la trasformazione degli attuali siti nucleari (Saluggia, Trino, Bosco Marengo) in depositi di se stessi. Tali ricorsi vedono la confluenza attiva di associazioni, singoli cittadini ed ex consiglieri regionali, che non hanno inteso abbassare la guardia già negli scorsi anni e che ora vedono pericolosamente, grazie alla legge nazionale, ristretti gli spazi di azione. A proposito di norme nazionali, chi si ricorda ancora che il deposito centralizzato doveva già essere realizzato per fine 2008? Solo Ravello pare essere ottimista e non vede l’ora di mettere il Piemonte in pista con un suo nuovo impianto. Peccato che quel deposito sia per certi versi una vera e propria chimera o, per altri, rischi di essere nei fatti già presente proprio sul nostro territorio, mentre si fa finta di non capire che Saluggia, per fare un esempio, già oggi contiene gran parte delle scorie presenti in Italia.

In questa situazione, davvero difficile, a noi spetta il compito, dentro la costruzione di coalizioni sociali e politiche le più ampie, di rilanciare puntualmente una discussione democratica e partecipata di natura critica e documentata.

Occorre ricordare che le centrali nucleari rappresentano la soluzione più pericolosa ai problemi creati dai combustibili fossili, sia in termini di sostanze tossiche che vengono create per ogni chilowattora di energia elettrica prodotta, sia ancor più in termini di sostanze tossiche che vengono create per ogni kg di CO2 evitata. Esse sono scarsamente efficaci nell’azione di rallentamento dei cambiamenti climatici, sono poco tempestive a causa dei lunghi tempi di realizzazione e delle notevoli emissioni prodotte nella costruzione, nello smantellamento ed anche nell’approvvigionamento dell’uranio, specie se si dovrà utilizzare minerale povero. Durante il funzionamento producono al loro interno rifiuti altamente radioattivi che in caso di incidenti possono essere proiettati all’esterno e che, in ogni caso, rimangono pericolosi per migliaia di anni.

In ogni caso emettono, durante il loro normale funzionamento, rifiuti radioattivi liquidi e gassosi che sottopongono i cittadini ad esposizioni ufficialmente definite "basse", ma non per questo meno pericolose in termini collettivi. Possono, insieme ai depositi nucleari e agli impianti di riprocessamento, essere un tragico bersaglio per atti terroristici devastanti, mentre comportano la produzione di plutonio e uranio impoverito, che possono avere impiego nel settore militare.

Dal punto di vista economico non hanno un costo competitivo, specie se il minerale da cui si ricaverà l’uranio sarà sempre più povero, se si dovranno costruire gli impianti di riprocessamento e di autofertilizzazione e se si considera anche il costo dello smantellamento e della custodia millenaria delle scorie radioattive. Subordinano la sicurezza di approvvigionamento elettrico alle disponibilità di uranio e, anche in caso di riprocessamento e/o di autofertilizzazione, a tecnologie complesse di difficile controllo democratico e di difficile mantenimento in situazioni di difficoltà sociali o belliche, Infatti costringono ad una militarizzazione del territorio, per prevenire i terribili effetti di eventuali atti terroristici. Infine occorre sottolineare con forza il fatto che richiedono investimenti ingentissimi, che vengono così sottratti alle fonti energetiche rinnovabili e pulite, quali l’efficienza e il solare, mentre sottraggono ai cittadini la possibilità di essere essi stessi produttori di energia, relegandoli ad essere solo consumatori passivi di energia prodotta centralmente.

Basta restare a queste ultime considerazioni per capire come una vera riconversione energetica ha bisogno assoluto, oltre che di razionalità critica, anche di un plus di democrazia e condivisione. Sono concetti che sfuggono ai vari Ravello e Cota, ma che non possono sfuggire a noi nel momento in cui, tra l’altro, stiamo dando il nostro contributo per far vincere il referendum sull’acqua bene comune. La gestione comunitaria e “decentrata” del bene energetico è sicuramente invisa a chi, come i padrini del nucleare, pensa a questo come fonte di potere e di valore semplicemente economico. Una battaglia su questo terreno, dunque, si deve spingere a ridisegnare l’idea di energia come utile in primo luogo alla vita, sapendo che, così almeno la penso io, anche le energie rinnovabili possono essere tragicamente risucchiate nella tanto pubblicizzata green economy. In una strategia, cioè, basata spesso su una idea di crescita lineare in cui i veri impatti sociali e ambientali sono nascosti (pensiamo alle centrali per produrre bioetanolo da cereali), mentre il controllo sociale rimane saldamente in mano a pochissimi.

Alberto Deambrogio, PRC-SE-FDS

mercoledì 7 luglio 2010

SCANDALOSA AGGRESSIONE DI POLIZIA CONTRO AQUILANI

"Prima hanno usato le loro sofferenze e poi li hanno messi a tacere con il manganello. E' davvero scandalosa l'aggressione violenta messa in atto dalle forze dell'ordine, che hanno caricato e malmenato i cittadini aquilani terremotati che manifestavano contro la manovra Finanziaria". Questo il giudizio del segretario nazionale del Prc, Paolo Ferrero, riguardo agli scontri di cui questa mattina sono stati vittima i cittadini de L'Aquila arrivati nella capitale per protestare sulla manovra finanziaria del governo. "Il presidente del consiglio ha fatto un sacco di chiacchiere e di promesse mendaci e poi è sparito come un venditore di chimere - dichiara Ferrero - Berlusconi ha utilizzato cinicamente per mesi la ribalta del terremoto per farsi pubblicità, dispensando efficienza di carta pesta e soluzioni illusorie a tutti i problemi. Adesso che i nodi vengono al pettine, che i soldi sono finiti ma i problemi sono rimasti irrisolti, che le popolazioni continuano a vivere nell'indigenza ma il governo non sa come fare, Berlusconi non si fa più vedere, mentre le forze dell'ordine caricano i manifestanti per cancellare dalla vista il problema".

Tratto da: "http://home.rifondazione.it/"

giovedì 24 giugno 2010

Metodo FIAT

Vale sempre la pena ricordare un commento fatto dall’avv. Agnelli, nel 1992, a proposito della scelta di Silvio Berlusconi di cimentarsi nel confronto elettorale di quel periodo: se perde, perde lui, se vince, vinciamo tutti, ovviamente riferito al gruppo dirigente di Confindustria dell’epoca.
L’influenza del gruppo Fiat sulle scelte politiche e d economiche del nostro paese è cosa nota, ma anche quando si parla di accordi Fiat non si discute mai di un solo stabilimento, sono scelte che fanno scuola, ed è per questa ragione che l’accordo che si vuole far accettare i lavoratori di Pomigliano potrebbe ispirare nuove forme di contrattazione sempre di più senza regole. Infatti, con le richieste avanzate dalla Fiat, si dovrebbe cedere ad un vero e proprio ricatto o accettare condizioni di lavoro durissime, oppure delocalizzazione della produzione e conseguente disoccupazione. Prendere per la gola una fabbrica agonizzante e, anche grazie alla complicità di una parte dei sindacati ed ad un’opposizione inesistente, cercare di modificare alcuni diritti sanciti dalla Costituzione, come il diritto allo sciopero o i permessi elettorali, ed alcuni diritti previsti dello Statuto dei lavoratori, come il diritto alla malattia, significa soltanto cercare di riportare il mondo del lavoro al secolo scorso. Se dovesse passare il “ modello Pomigliano” ne risentirà tutto il mondo del lavoro, nessuna categoria esclusa. Per questo esultano i vertici di Confindustria, Tremonti, Sacconi e tutti quelli che vogliono un Paese dove non si pongono domande, dove l’informazione è spesso “drogata”, dove soggetti la FIOM vengono bollati come “comunisti” e magari gli operai di Pomigliano come “fannulloni”. Da molti mesi la Fiat pubblicizzati la “Fabbrica Italia” come tanto di spot di un papà con un bimbo in braccio accompagnato con le solite frasi retoriche sull’avvenire. Un avvenire in cui, se passano gli accordi di Pomigliano, questo bambino non avrà nessun diritto sul suo posto di lavoro, né quelli sanciti dalla Costituzione, né quelli sanciti dallo Statuto dei lavoratori. Si decide il futuro delle nuove generazioni anche di quelli che pesano che loro riusciranno sempre a cavarsela, fino a prova contraria.

Il Circolo del PRC di Pontecurone: “Lucio Libertini”

giovedì 3 giugno 2010

Al Compagno Enzio Gemma

Mai più di oggi servirebbe una presenza forte tra i compagni come quella del Compagno Enzio.
In questa seconda repubblica, che sempre di più si vuole fare allontanare da quella precedente ,mancano figure di spessore politico come il Compagno Enzio.
Gli uomini e le donne che hanno contribuito a ricostruire questo paese,dopo aver combattuto la guerra di Liberazione,rappresentano ancor oggi per molti di noi gli esempi
di come migliaia di persone abbiano sacrificato un pezzo della loro vita al fine di conseguire libertà e dignità.
Negli anni a seguire la fine della guerra fino ad oggi,Enzio non ha mai buttato alle ortiche la bandiera rossa per cui ha combattuto,fisicamente prima, e politicamente in seguito.
Da te caro Compagno vogliamo cogliere la tua coerenza e fedeltà per la causa a cui ti sei dedicato per tutta la vita.
Con te sempre!

I Compagni e le Compagne del circolo del Partito della Rifondazione Comunista di Alessandria

Sindaci e saltimbanchi

In uno dei recenti Consigli comunali ad Alessandria è successo qualcosa di strano ed inquietante, che vi vorrei brevemente raccontare. Le circostanze impongono la massima precisione. Giovedì 20 maggio si parla di bilancio. La discussione è animata, il clima teso. Ci sono molti punti controversi, e i tre revisori dei conti (i quali - ricordiamolo - sono stati eletti da tutti i consiglieri) sono chiamati ad esprimere un parere sui documenti presentati dalla giunta. Dall'opposizione abbiamo avanzato diverse perplessità, non solo per i contenuti 'politici' della manovra, ma anche per alcune cifre in senso stretto che ci sono sembrate poco chiare.
Non tutti i consiglieri hanno competenze tecniche adeguate. Io per primo, con la mia formazione filosofica e la mia inclinazione a studiare (e a insegnare) la politica nella sua dimensione più specificamente teorica, fatico molto a dovermi confrontare con i numeri. Ma qualcosa sono ormai in grado di capire, e decido di conseguenza che è tempo di esprimere con forza le suddette perplessità, in primo luogo di ordine politico - solo dismissioni e nessuna strategia di valorizzazione (ma questo è un giudizio di valore, e come tale certamente discutibile) -, e in secondo luogo chiedendo ragione di alcune operazioni contabili di dubbia legittimità. Non sono il solo a pensarla così. Molti consiglieri della minoranza hanno le stesse posizioni, e forse anche qualcuno della maggioranza, che però preferisce non esporsi... Ora, la miglior conferma (sinceramente inaspettata) dei nostri dubbi arriva proprio dai Revisori. Uno fra loro esprime addirittura parere negativo, e gli altri due un parere positivo ma con riserva, ossia condizionato a modifiche sostanziali rilevanti.
Un fatto evidentemente nuovo. La politica si scatena. L'assessore, il ragioniere capo e infine il sindaco difendono con animosità il proprio operato - invero, però, eludendo i rilievi più puntuali. Si criticano apertamente i Revisori e lo sterile "disfattismo" della minoranza. Infine, a tarda notte, si vota. Bilancio approvato. Dieci i voti contrari (le opposizioni unite), astensione dell'Udc - ma chissà dove si colloca il partito di Casini? In Provincia presiede un Consiglio di centrosinistra, in Comune si astiene su un bilancio - molto contestato - presentato dal centrodestra...
A questo punto il Sindaco si alza e pronuncia un discorso vibrante contro quei "saltimbanchi" che si permettono di esprimere valutazioni politiche, senza avere il titolo per farlo. Chiaro, almeno così appare a tutte/i i presenti, il riferimento ai revisori. Molto criticato dal primo cittadino anche il taglio strettamente tecnico che ha assunto la discussione sul bilancio. Cosa importano i numeri, quando in ballo c'è l'interesse della comunità tutta? E chi sono questi revisori per mettere in discussione l'azione dei membri della giunta, che ci "mettono la faccia" e hanno soprattutto l'investitura dei cittadini? Tali, se ben interpreto, i ragionamenti proposti da Fabbio, che ascolto con crescente sgomento.
Non so quanti dei presenti abbiano colto il senso del discorso pronunciato dal sindaco. Io chiedo subito la parola, rilevando anzitutto che quelle che Fabbio chiama "strutture burocratiche" in realtà sono organi di garanzia, e che i revisori dei conti non sono i servitori degli assessori, ma garanti e tutori indipendenti dell'interesse collettivo. Il loro operato è utile alla politica per ponderare meglio le proprie scelte. E lo stesso ragionamento si applica a tutti quegli istituti di garanzia che sono alla base del funzionamento di ogni democrazia rappresentativa compiuta.
Oggi invece sta passando un'altra concezione della democrazia. Riduttiva, molto riduttiva. La maggioranza vince e detta (o interpreta) le regole a suo uso e consumo. Punto. Questo non è un regime democratico, che invece - come dovrebbe sapere già uno studente al primo anno di Scienze politiche - si fonda anzitutto sul rispetto delle minoranze e sulla condivisione delle regole fondamentali. Altrimenti salta tutto. Si rompe l'argine contro possibili derive plebiscitarie e contro un Potere sempre più autoreferenziale.
In Italia, purtroppo, ne sappiamo qualcosa. Si esigono governi forti; si ottengono solo Parlamenti deboli, asserviti, impotenti. Tentazioni cesaristiche si diffondono dal centro alle periferie. Il potere dà sempre alla testa. Si inneggia - almeno per un po’ - all'uomo forte, legittimato per giunta dall'investitura diretta del popolo! Ecco allora che ci possiamo trovare sindaci compositori, poeti o cantanti (sic!); sindaci sportivi che si interessano e discettano di calcio, che amano e organizzano tornei tennisti ed esibizioni equestri; sindaci che adorano la piazza, i balli, le feste, e via dicendo... Pazienza se nel frattempo i conti in rosso impongono drastici tagli e vendite di beni comuni acquisiti in decenni di battaglie per dare più spazio al pubblico. Lo stesso concetto di "bene comune" oggi non è più di immediata comprensione, bensì sfumato, ambiguo, e sicuramente di minor fascino rispetto alla mostra dei fiori (o dei gatti, o dei fuoristrada, o di chissà cos'altro ancora) nel monumento simbolo della nostra città.
Non so se esista un antidoto efficace a questa deriva. Io insisto sulla partecipazione diretta dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. Ho letto con estremo favore la proposta rilanciata in una lettera di Delmo Maestri e Alfio Brina di sostituire le costose e spesso inutili "circoscrizioni" con i vecchi Consigli di quartiere (è stato del resto il primo emendamento al programma di mandato dell'attuale giunta che proposi in Consiglio comunale tre anni fa); Consigli basati sulla partecipazione volontaria, senza gettone e senza logiche di partito precostituite. Un modo, piccolo, per iniziare forse a invertire la rotta. Raccogliamo le idee e portiamole avanti. Altrimenti nulla ci salverà da chansonnier improvvisati e gare equestri nelle piazze cittadine.

Giorgio Barberis, Consigliere comunale PRC-SE

venerdì 28 maggio 2010

IL problema del commercio nel centro è finalmente emerso.

Per anni, riguardo alla situazione del commercio nella zona del centro, si era sentito parlare di viabilità,posteggi,scelte sbagliate delle amministrazioni comunali, ecc..ecc...
Al pubblico non era mai emerso nulla di inerente gli affitti dei locali commerciali, o i costi delle gestioni, nello specifico caso dei bar.
La cronaca cittadina delle ultime settimane ci porta all'evidenza la situazione ormai drammatica del commercio specialmente nella zona centrale, C.so Roma, vie limitrofe e Piazzetta della lega.
Senza dubbio non reca conforto ne felicità a nessuno ,sentirci dire che il 18 Settembre 2008,il capogruppo consiliare di Rifondazione Comunista al Comune di Alessandria, nel proporre una mozione che impegnava il Sindaco e la giunta a promuovere un'indagine conoscitiva sul profilo del commercio nella zona centro (cosa poi avvenuta), rimarcava il fatto che un fattore che meritava un adeguato approfondimento era proprio quello inerente all'entità degli affitti commerciali
Migliaia di euro al mese di affitto per poche decine di metri quadrati non possono portare che tristi conseguenze.
Quanti si sono lanciati nel commercio dopo aver lasciato o perso, un lavoro come dipendente, ed aver impegnato la liquidazione in una speranza nuova ?
Questo sviluppo drammatico della situazione nel settore commercio porta come conseguenza tragica l'infoltirsi della schiera dei disoccupati,e per giunta senza tutela sociale.
Un'amministrazione comunale,oltre a cercare soluzioni ottimali per la circolazione veicolare,le isole pedonali,la promozione di fiere e raduni,notti bianche,e quanto altro possa venire in mente,non potrebbe certo esercitare potere diretto presso le proprietà immobiliari ed i titolari di licenze che offrono le gestioni di attività.
Una proposta però si potrebbe avanzare all'amministrazione cittadina.
Sarebbe senza dubbio una buona e dovuta iniziativa che proprio la nostra città si facesse promotrice, tramite l'ANCI, di un progetto nazionale che andasse a gettare le basi per una legge sulle locazioni commerciali.,mirata a stabilire un tetto di quota reale proporzionato alla manifesta situazione attuale.
Che senso ha pretendere un esoso affitto il quale verrà incassato solo per qualche tempo,dato che verrà a generarsi un trasferimento, una chiusura ,od un fallimento?
Forse si vuole fare soltanto la politica dell'usa e getta a scapito degli imprenditori commerciali e di conseguenza dei loro dipendenti?
Non è ancora troppo tardi,anche se per molti lo è sicuramente.

Massimo Orero segretario cittadino PRC
Vincenzo Versace segretario cittadino PdCI

venerdì 30 aprile 2010

La lotta paga , l'attendismo no!

Dal giornale di domenica 25 Aprile ho appreso con piacere che l'amministrazione comunale di Alessandria ha sospeso la vendita ai privati dell'AMIU, certamente la partita non deve considerarsi chiusa, però questo è sicuramente un buon risultato.
La lotta intrapresa dai lavoratori dell'azienda è stata senza dubbio determinante per questo sviluppo della situazione,la dichiarazione di un altro sciopero di due giorni ha dimostrato che la decisione dei lavoratori nell'affrontare il governo cittadino ha portato a qualcosa di concreto.
Giunti a questo punto le forze politiche di opposizione non possono fare altro che riconoscersi ed integrarsi nella lotta a fianco dei lavoratori delle società municipalizzate,ed impegnarsi a coinvolgere la popolazione nella difesa dei servizi e dei beni pubblici .
Martedì 20 aprile alla circoscrizione Nord ha avuto luogo un incontro tra alcune delle forze politiche di opposizione in consiglio comunale ad Alessandria, lavoratori delle società municipalizzate, del comune e cittadini, dove si sono gettate le basi per un confronto tra le forze che non ci stanno a vedere vendere a pezzi la città.
Attendere immobili che le cose vadano avanti al peggio,confortandosi con il solo mugugno,
non è certo costruttivo, ne dignitoso.
Un primo appuntamento di unità di intenti può essere la raccolta firme per i quesiti referendari per mantenere il diritto dei cittadini di essere padroni delle risorse idriche,non a caso anche a livello locale si è proceduto a quotare in borsa l'AMAG , altra municipalizzata in privatizzazione tramite mercato finanziario.
In questa impostazione il consiglio comunale verrà esautorato dal controllo diretto a favore della dirigenza AMAG.
Non deve finire così!

Massimo Orero segretario cittadino del Partito della Rifondazione Comunista

lunedì 12 aprile 2010

UN POTERE ARROGANTE

Quando un individuo raggiunge una posizione di “potere” spesso si sente autorizzato a non confrontarsi con nessuno, dato che quello da lui stabilito potrebbe essere aggiunto sulle bibliche tavole della legge .
Nulla può essere posto in discussione!
I fortunati a cui viene concessa udienza possono soltanto ascoltare e cercare di comprendere con remissività ciò che li viene spiegato, anzi solennemente dichiarato.
Così è capitato Venerdì 09 Aprile 2010, quando alcuni dipendenti ASPAL, accompagnati dai rappresentanti sindacali di categoria, si sono recati al cospetto dell'assessore Vandone e dell'assessore Pavanello, al fine di avere notizie più precise e dirette del destino della loro azienda municipalizzata.
Il signor Vandone a quel punto ha manifestato la sua intenzione di non voler incontrare i rappresentanti sindacali. Probabilmente l'assessore ritiene che i lavoratori dovrebbero restare soli senza nessuno che con più competenza potrebbe aiutarli a comprendere i suoi piani ed eventualmente avanzare delle istanze.
Dare vita ad una gazzarra dentro Palazzo Rosso per negare il diritto dei lavoratori a farsi tutelare è segno di un'arroganza inaudita.
Il palazzo Comunale è la casa di tutti i cittadini, nessuno può avere la presunzione, entro quelle mura, di esercitare il proprio potere delegato (dai cittadini direttamente o dal Sindaco quale rappresentante dei cittadini) con sfrontatezza ed in abuso.
Speriamo che presto si possa avere l'occasione di poter ricambiare le cortesie ricevute da chi ci amministra.
Solidarietà ai lavoratori ed ai loro rappresentanti.

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA
I circoli di Alessandria del Partito della Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti Italiani

EMERGENCY – FERRERO: “IGNOBILE GOVERNO TENGA ELMETTO ANZICHE’ AGIRE PER PACIFISTI”

“E’ ignobile che il governo italiano e il ministro degli esteri Franco Frattini continuino a tenersi l’elmetto in testa anziché adoperarsi per il rilascio immediato di chi opera per la pace e la difesa della vita umana”. Così il portavoce nazionale della Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero, commenta gli sviluppi successivi all’arresto di tre medici italiani di Emergency in Afghanistan.
“Ci associamo alle parole di Gino Strada, nei confronti del quale e del cui operato esprimiamo tutta la nostra solidarietà – continua Ferrero – E’ indecente il comportamento del governo italiano, che antepone l’obbedienza e gli impegni di carattere militare alla protezione nei confronti di cittadini italiani, di un’associazione umanitaria come Emergency e dei suoi operatori, che si prodigano per alleviare le sofferenze di popolazioni martoriate da una guerra assurda, sfidando quotidianamente l’incrociarsi di violenze, rancori, ostilità, interessi”.

Paolo Ferrero: Segretario Nazionale PRC


venerdì 2 aprile 2010

Sulla RU486 l’onorevole Cota ignora il contenuto della legge 194

Non si può certo dire che Roberto Cota abbia fatto molto per nascondere il proprio vero volto, nelle prime 48 ore del suo mandato di presidente.

I suoi primi due interventi riguardano due temi (la revoca del patrocinio al Gay Pride e il blocco della somministrazione della RU 486), sui quali ha immediatamente adottato un comportamento per nulla istituzionale e profondamente autoritario. L’uscita sul “tenere la RU 486 nei magazzini” non solo contrasta con le norme che prevedono l’accesso ai farmaci registrati dall’AIFA, ma lascia intendere una presunzione istituzionale secondo la quale il Piemonte a guida leghista potrebbe permettersi l’intimidazione ai medici e l’offesa alla determinazione delle persone.

Le modalità per le quali le donne arrivano a decidere un’interruzione di gravidanza attengono alle loro storie e alle loro responsabilità, ben più complesse che le esortazioni immaginate con una diffusa presenza dei comitati per la vita negli atri degli ospedali: l’onorevole Cota ancorché avvocato ignora il contenuto della legge 194 e il ruolo dei consultori.

I primi pensieri del nuovo presidente del Piemonte sono stati esclusivamente mirati ad occupare le pagine nazionali della cronaca, con prese di posizione puramente ideologiche, volte ad accreditarsi presso gli ambienti ecclesiastici e a caratterizzarsi sui valori predicati piuttosto che sulla concreta condizione di vita delle persone.

Che il Cota Presidente ragioni con le stesse logiche del Cota comiziante non può che essere un elemento di forte preoccupazione per la nostra regione.

Eleonora Artesio, Federazione della Sinistra
Monica Cerutti, Sinistra Ecologia Libertà

“Un progetto per Alessandria”

La città di Alessandria, in questa fase storica di seconda repubblica, ha subito e sta subendo, tutto il peggio del liberismo e del riformismo. La giunta Fabbio a differenza di altre amministrazioni, anche di centro destra, sta applicando in maniera sollecita il decreto Calderoli, ciò ha portato a trasformare i servizi in disservizi, efficienti aziende pubbliche fatte divenire società a “forte” partecipazione privata.
Questa ultima fase, è ancora in atto e non da segnali di rallentamento.
Le ultime vicende di AMIU ed ASPAL, l'incombente quotazione in borsa dell'AMAG dovrebbero portarci tutti a scrivere decine e decine di comunicati e proteste varie, giorno per giorno a seconda di quello che l'assessore Vandone decide di mettere in vendita.
Giunti a questo punto noi riteniamo che sia sterile proseguire a produrre documenti caso per caso,il problema deve essere affrontato nella sua globalità,ed il problema in questione è l'amministrazione comunale di Alessandria.
Valutando che l'attività delle opposizioni in consiglio comunale non può portare, a ragion dei numeri, a nessun risultato concreto, l'unica strada percorribile è quella che deve portare tutti quelli che ritengono che sia ora di interrompere lo scempio a confrontarsi con chiarezza su un progetto per Alessandria.
Questo deve essere fatto al più presto, per impedire che restino solo macerie, dalle quali, visti i tempi, sarebbe difficile operare una ricostruzione.
Su queste basi invitiamo le forze politiche,la cittadinanza,ed i lavoratori ad aprire un confronto, in data 20 Aprile presso la circoscrizione Nord (Viale Teresa Michel, 17) alle ore 21.00 Noi ci permettiamo e ci sentiamo in obbligo, di dare l'input a questo processo.
Facciamo notare la scelta della data in tempi non sospetti in periodo post elettorale, non siamo a caccia di consensi da acquisire col populismo, ma cerchiamo di seguire una logica del fare dettata dal nostro bistrattato ideologismo.
Arrivederci al 20 Aprile.

Massimo Orero (Segretario cittadino del PRC)
Giorgio Barberis (Capogruppo PRC in consiglio comunale)
Ciro Fiorentino (Delegato CGIL Amiu)